Pubblichiamo il testo del breve intervento tenuto il 15 luglio 2013 da Lord Alli alla Camera dei Lord, in occasione dell'approvazione in terza lettura del disegno di legge in materia di matrimonio tra persone dello stesso sesso e, a seguire, la traduzione di un articolo del 2 giugno 2013, pubblicato dal quotidiano Independent, che tratteggia un profilo della storia e dell'impegno di Waheed Alli, lord di Norbury.
Miei Lords,
ringrazio il Ministro e il mio nobile amico Lord Royall di Blaisdon per avere reso questo emendamento possibile. Sono lieto che il Governo voglia riesaminare questo problema e che, se potrà, cambierà la legge[1].
Questa è anche la mia ultima occasione di parlare sul Disegno di Legge. Io voglio ringraziare, non solo i Front Bench [2] su entrambi i lati della Camera, ma la Camera.
L’avere preso parte a questo progetto di legge, in questa Sede, mi ha realmente reso umile. Questa settimana segnerà il quindicesimo anniversario del mio ingresso nella Camera delle Signorie vostre. Come gay, lungo questi quindici anni voi avete cambiato la mia vita . Mi avete dato dignità, dove talvolta v’era la paura , mi avete dato speranza dove spesso vi era oscurità, mi avete dato eguaglianza, dove talvolta v’era il pregiudizio. Coloro che vogliono riformare radicalmente questo luogo [3], che vengano con i loro piani. Lasciate che io dica loro: siate testimoni di questo giorno, siate testimoni di questa legge, giudicateci in base alla creazione delle libertà che proteggiamo ed estendiamo.
Questo luogo è speciale e sono orgoglioso di farne parte. La mia vita e le vite di molti altri saranno, oggi [4], migliori di quanto lo fossero ieri, e io ringrazio la Camera dei Lords per questo.
Lord Alli of Norbury, Camera dei Lord, 16 luglio 2013
NOTE:
[1] Lord Alli si riferisce a un emendamento, da lui sostento, circa i benefici pensionistici. Essi, nel testo originale del disegno di legge, potevano prendere a base i contributi versati a partire dal 2005, anno di entrata in vigore della Legge sulle unioni civili in Inghilterra e nel Galles. Per estendere il computo dei benefici anche ai contributi versati in precedenza, il Governo ha accettato la trasformazione dell’emendamento di Lord Alli in una norma che lo delega, al fine di calcolare l’incidenza finanziaria della suddetta estensione, a prendere in considerazione svariati parametri, come ad esempio la differenza di età tra partner dello stesso sesso, emanando norme che modifichino quelle esistenti.
[2] Il Front Bench è il primo banco , sia sul lato della Maggioranza, sia sul lato dell’Opposizione. Vi prendono posto i Ministri, i Capigruppo parlamentari (Whips) e i leader politici.
[3] Lord Alli si riferisce a tre progetti di legge pendenti: il numero 67 della sessione 2013 -14, che si propone di ridurre a 650 i Lords, privando del diritto di voto i più anziani per nomina, lo HL Bill 023, stessa sessione, che in modo equilibrato prevede la decadenza per dimissioni, ingiustificata assenza per una sessione o grave delitto, e la graduale soppressione del numero degli Hereditary Peers, non più sostituibili, nonché altro Progetto non ancora pubblicato ma forse più radicale del precedente.
[4] Ritengo che l’Oratore preveda che la camera dei Comuni approvi definitivamente la legge il giorno 16 luglio.
—–
Lord Alli: «Mi chiamarono peccatore e sporco nel corso di un dibattito alla Camera dei Lord».
Il 13 aprile 1999 la Camera dei Lord ha ascoltato un discorso molto diverso da qualsiasi altro che aveva sentito pronunciare in precedenza. Alle 22:29, dopo più di sei ore di dibattito, il più giovane membro della Camera alta della Gran Bretagna si alzò e dichiarò: «Io sono apertamente gay. Ho 34. Ero gay quando avevo 24 anni, quando avevo 21 anni, quando avevo 18 anni, e anche quando avevo 16 anni. Non sono mai stato confuso circa la mia sessualità. Sono [sempre e solo] stato confuso dal modo in cui sono trattato in quanto sono una persona gay».
Può sembrare meno straordinario ora, ma allora Lord Alli di Norbury è stato il primo pari ad aver mai parlato apertamente di essere gay alla Camera dei Lord. In realtà, egli è stato il primo membro di sempre della Camera alta della Gran Bretagna ad ammettere di essere gay.
Nei successivi pochi minuti, spiegò tranquillamente perché la legislazione per la stessa età del consenso non era solo un diritto morale, ma anche un imperativo morale. Descrisse come egli era stato costretto a mantenere le sue relazioni segrete ai suoi datori di lavoro, agli amici e persino alla sua famiglia e era stato etichettato come "malato", "anormale" e "innaturale", semplicemente perché gay. E concluse: «Nel voto di questa sera vorrei che le Signorie Vostre parlassero per me e per milioni come me, non perché approvate o disapprovate, ma perché se non mi proteggete proteggete nessuno».
Leggendo il discorso di Alli ora è straordinario quanto strada ha fatto la Gran Bretagna in un così breve lasso di tempo.
Nei successivi 14 anni il Parlamento ha votato non solo per la pari età del consenso (1999), ma anche a favore del diritto per le coppie gay di adottare (2005), di servire apertamente nelle forze armate (2000), per l'abrogazione della sezione 28 (2003) per le unioni civili (2005) e una serie di altre norme anti-discriminatorie.
Lord Alli, ora 48enne, spiega: «Se mi aveste detto quando sono entrato nella Camera dei Lord 14 anni fa che ci sarebbe stato un presidente nero degli Stati Uniti e che un primo ministro conservatore avrebbe portato avanti una legge per il matrimonio gay io semplicemente non ci avrei creduto», dice. «Le cose sono proprio cambiate così tanto. Se sei nero, se sei una donna, se sei disabile, se sei gay, non c'è tempo nella storia o posto sulla terra dove sarebbe stato meglio trovarsi che gli anni dal 1997 in poi».
Forse è un riflesso di quel cambiamento che Alli oggi è meglio conosciuto come un magnate dei media multi-milionario che sta dietro a spettacoli come The Word, The Big Breakfast, Survivor e lo spettacolo per bambini Octonauts, piuttosto che come un difensore dei diritti gay.
Ha venduto la società di produzione Planet 24, con target i giovani, che ha fondato con Charlie Parsons e Bob Geldof, per circa 15 milioni di sterline nel 2000. E’ stato anche presidente del gruppo dei diritti multimediali Chorion fino al 2011.
Ma è rimasto ancora un pezzo importante del puzzle dell’uguaglianza e Alli è ancora una volta chiamato alla ribalta. Lui sta dando una mano a portare avanti il cruciale dibattito sul matrimonio gay di questa settimana alla Camera dei Lord e ha trascorso le ultime settimane a telefonare, a scrivere mail e a parlare con quasi 400 pari.
Lo incontriamo la settimana prima del voto vicino al suo ufficio dove si trova al centro di un’operazione di lobbying round-the-clock per garantire un "Sì" al voto di domani in seconda lettura del disegno di legge.
Nel segno della collaborazione tra i partiti coinvolti, viene interrotto da una telefonata del capogruppo conservatore alla Camera dei Lord p
er discutere gli ultimi numeri. Siamo, dice, incredibilmente vicino.
«La cosa che è più frustrante è che le persone con le tattiche più sporche sostengono sempre che tutti sono contro di loro», dice.
Egli cita i tentativi da parte di coloro che cercano di far fuori la disegno di legge sul matrimonio tra persone gay facendo ostruzionismo "parlando per ore", forzando un voto senza nemmeno considerare l’iter in commissione, e sollevando ingiustificati timori circa la libertà religiosa per vincere la contesa.
La battaglia – e la forza del sentimento – è tutto un piccolo ricordo del 1999, quando Alli fu coinvolto nel primo pezzo di legislazione per l’uguaglianza delle persone gay. «Sono stato chiamato 'peccatore', 'vergognoso' e 'sporco'», dice. «E me lo hanno detto in un dibattito alla Camera dei Lord – è stato terribile. Ero lì solo da un paio di mesi. Quando il capogruppo è tornato per riferirmi che avevamo perso con una gran differenza di voti, mi sentivo male fisicamente.
«Ho pensato: odio questo posto e non voglio stare qui. Questo è il luogo peggiore di tutti. Perché mai voglio essere qui? Ma poi Margaret Jay, che era leader della Camera dei Lord, si alzò e si avvicinò allo scranno dell'oratore e disse: “Miei Lord, sono stata incaricato dal mio amico Onorevole Presidente del Consiglio di informare il Parlamento che farà uso, solo per la seconda volta in questo secolo, della legge sul Parlamento per garantire il passaggio sicuro di questa proposta tra le legge dello Stato. In quel momento ho pensato: Tony Blair, hai fatto quello che Bill Clinton non ha fatto. (Mi dissi) Non andare via da questo posto. Devi assolutamente andare fino in fondo».
Alli sottolinea che in ogni successivo anno i Lord hanno fatto passare un pezzo di legislazione sulle pari opportunità – e non hanno mai perso un altro voto. Egli spera che sarà così anche martedì.
Egli divide gli oppositori del matrimonio gay in due gruppi distinte. «Ci sono quelli che hanno profondamente mantenuto puti di vista religiosi e poi c'è un secondo gruppo che si oppone ora ma che probabilmente si pentirà in seguito.
«Sono il tipo di persone che hanno votato contro la pari età del consenso del consenso e poi si sono pentite. Sono le persone che hanno votato contro le unioni civili e poi si sono pentite. E io credo che voteranno contro il matrimonio gay e che se ne pentiranno nei prossimi cinque anni.
«Io gli telefono, gli scrivo, gli mando mail e cerco di farli cambiare idea. Cerco di discutere le questioni che li preoccupano. E’ tutto ciò che ci si aspetterebbe che io faccia».
Ma sta anche cercando di convincere i Vescovi – 26 dei quali hanno un seggio alla Camera dei Lord – a non creare un fronte unito contro il matrimonio gay e a riconoscere che non parlano per tutta la Chiesa, quando si oppongono.
A tal fine ha recentemente avuto un incontro con il nuovo Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che ha portato a una lettera pubblica piuttosto notevole del vescovo di Salisbury, che ha sfidato l’ortodossia della Chiesa d'Inghilterra.
«Ho detto che sapevo che c'erano persone nella Chiesa – come il vescovo di Salisbury – che erano a favore del matrimonio gay e gli ho chiesto [che] se fossi andato a incontrarlo e gli avessi chiesto di scrivere una lettera avrebbe avuto la sua benedizione? Ha detto “Assolutamente. E questo vale per ogni vescovo”. ».
Ecco, questo è quello che ha fatto Alli; che ha portato a una lettera del Vescovo di 1.200 parole, ora inviata a tutti i Pari, in cui spiega perché non è d'accordo con l'ortodossia corrente.
Alli pensa che ci sono altri che condividono l'opinione del vescovo di Salisbury, ma per motivi politici trovano più difficile parlare. «Si va a una riunione e ti dicono la loro posizione e i loro occhi quasi rotolare come stessero lasciando la stanza», dice.
«Alcuni di loro non credono fondamentalmente alla propria posizione su questo».
Egli sottolinea inoltre la contraddizione insita nella Chiesa della posizione di Inghilterra – che, mentre essi sono protetti dal dover celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso non vogliono riconoscere ad altri gruppi la libertà di farlo.
«Essi sostengono la libertà religiosa, ma non nei casi in cui non gli piace. Non vogliono il matrimonio gay – il che significa che i Quaccheri non possono averlo o gli Ebrei liberali non possono averlo. Sono in una posizione piuttosto ipocrita».
Al contrario, Alli – pur essendo un sostenitore convinto del laburisti – non condivide nulla di David Cameron, ma ha rispetto per lui per aver portato avanti l’iter legislativo contro una tale opposizione. «Penso che lui ci creda solo. E’ un impegno personale. E’ nel suo DNA».
Ma, anche se vincerà domani, sa che la battaglia per l'uguaglianza deve essere continuata. «Voglio conquistare la base e tenerla», dice. «Non voglio tornare a dove eravamo. Più cambia il partito conservatore più sicuro dormo durante la notte».