MILANO – Per mesi un ragazzo di tredici anni è stato deriso e perseguitato dai compagni che lo ritenevano gay. La vittima ha tentato due volte il suicidio, prima con i farmaci e poi tagliandosi le vene. L’ultimo caso di "omobullismo" arriva dalla provincia di Pavia ed è stato denunciato dalle associazioni per i diritti degli omosessuali, che hanno raccolto lo sfogo della madre. «Da quanto ho potuto sapere – racconta l’avvocato Francesco Bilotta, dell’avvocatura per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali – ci sarebbe stata anche una certa sottovalutazione della gravità del caso da parte dei professori».
Ora il ragazzo è stato trasferito in un’altra scuola, nel capoluogo, e si è diplomato. «Da noi si è inserito perfettamente e spero che possa proseguire gli studi», spiega il preside. Ma la sua storia, secondo l’Arcigay – che ha pubblicato un report sulla violenza omofobica dal 2006 a oggi – è l’ultimo di una serie di episodi di umiliazioni nelle scuole nei confronti di ragazzini ritenuti omosessuali. Gli insulti dilagano anche su You tube, dove circola, per esempio, un video nel quale viene intervistato – con il volto riconoscibile – un bambino di sette anni, etichettato come «frocio» e «recchione». In questi giorni, spiega Marco Coppola, responsabile scuola di Arcigay, sta partendo il primo progetto di «prevenzione del bullismo a sfondo omofobico, finanziato dal ministero del Welfare».