Login

Signup

L’INPS riconosce riposi giornalieri alla madre non biologica

28 Giugno 2019

L’INPS ha riconosciuto alla madre non biologica i riposi giornalieri. Si tratta di una decisione, la prima in Italia, che apre alle coppie di genitori dello stesso sesso la possibilità di ottenere permessi analoghi.

Secondo la legge, se la madre del bambino è libera professionista e quindi non può godere dei riposi giornalieri previsti per i lavoratori dipendenti, può farne richiesta il padre. La coppia di mamme rientrava a pieno titolo in questa casistica: la madre non biologica, seguita dagli avvocati di Rete Lenford-Avvocatura per i diritti LGBTI, Valentina Pontillo, Emiliano Ganzaroli e Giovanni Maschetti, è una lavoratrice dipendente, mentre la moglie (la coppia si è sposata nel 2015 a Copenhagen) è una libera professionista.

Le due donne avevano fatto richiesta all’INPS per i permessi, due ore al giorno retribuiti al 100% entro l’anno di vita del bambino. Dopo aver impugnato il rifiuto mediante il procedimento di autotutela, la coppia si è rivolta anche al Tribunale di Milano. La prima udienza si è svolta il 17 giungo: il Presidente del Tribunale Pietro Martello ha sollecitato l’INPS a intervenire e alla fine l’Ente previdenziale ha acconsentito alla richiesta, riconoscendo i riposi giornalieri.

«Il dispositivo dell’INPS è un ulteriore passo in avanti verso la piena legittimazione della genitorialità, che prescinde dal genere e dall’orientamento sessuale dei genitori, e offre ai figli delle coppie same-sex gli stessi diritti dei bambini con una madre e un padre – commentano gli avvocati di Rete Lenford che hanno seguito il caso – Noi chiediamo all’Ente di adeguare le procedure interne affinché anche le coppie dello stesso sesso possano presentare le domande e godere dei benefici legati alla maternità e paternità, nel contesto lavorativo».

Secondo la presidente di Rete Lenford, Miryam Camilleri, «Quella dell’INPS è una decisione importantissima, ma scaturisce da un’azione legale. Una situazione di incertezza che verrebbe superata se in Italia si introducesse il matrimonio egualitario. I figli sarebbero riconosciuti e tutelati automaticamente, e di conseguenza ogni diritto legato alla genitorialità, senza dover sperare nella lungimiranza di un giudice o di un sindaco, interventi che comunque rimarrebbero frammentari».