Ha di recente preso pubblicamente avvio anche nel nostro Paese il dibattito sulla posizione giuridica delle coppie di fatto e, specificamente, delle coppie formate da persone dello stesso sesso. Il disegno di legge governativo sui Di.Co., scaturito dalla pressante campagna condotta dalle associazioni lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, e transgender) sulla proposta di legge relativa al Patto civile di solidarietà (Pacs), è poi sfociato nella proposta relativa al Contratto d’unione sociale (Cus). Prima di allora il Parlamento aveva effettivamente dato avvio a un’indagine conoscitiva sul fenomeno delle convivenze, senza tuttavia giungere ad alcuna soluzione concreta.
Subito smorzato, il dibattito sui Cus è poi stato sostituito da quello sull’omofobia e l’istigazione alla discriminazione, recentemente al centro di una sfortunata vicenda legata a un’imprecisa citazione del Trattato comunitario nell’ambito del c.d. «pacchetto sicurezza».
L’interessante caso discusso e approfondito nelle pagine seguenti riguarda proprio tutti gli aspetti ora richiamati, ancorché in diversa misura e con diversa intensità. Da un lato coinvolge certamente il diritto del lavoro e della discriminazione, trattandosi di controversia concernente un vantaggio salariale previsto dal contratto di lavoro; inoltre chiama in causa, in maniera diretta ed evidente, il ruolo del diritto internazionale privato e di quello comunitario, dal momento che il lavoratore era stato distaccato all’estero e lì eseguiva la propria prestazione. Infine coinvolge, anche se in maniera solo indiretta e mediata, il diritto di famiglia, visto attraverso la particolare ottica del conflitto di leggi.
(CONTINUA)
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