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La lista emergente delle opzioni quasi-matrimoniali

5 Settembre 2008

 

Il punto di vista dell’Autore, Professore nell’Università di Yale è di estremo interesse per il nostro Paese, perchè fa riflettere sull’alternativa tra l’introduzione di istituti giuridici ad hoc per la regolamentazione della vita di coppia delle persone omosessuali e l’allargamento alle stesse delle tutele discendenti dal matrimonio.
L’opinione dell’Autore è che i conservatori, attenti a preservare il matrimonio come istituto fondamentale per la società, dovrebbero vedere con favore la sua estensione alle coppie dello stesso sesso, in quanto istituti alternativi al matrimonio rischiano di metterne irreversibilmente in discussione la centralità.

 

 

Perché i conservatori dovrebbero sostenere il matrimonio tra persone dello stesso sesso

Lo scorso fine settimana è entrata in vigore una nuova legge nel Vermont (n.d.t. la legge è entrata in vigore nel luglio del 2000). Tale legge permette alle coppie dello stesso sesso di costituire una civil union grazie alla quale possono godere di tutti i benefici statali e i doveri discendenti dal matrimonio, senza utilizzarne il nome. La legge inoltre consente ad alcune persone non sposate, sia dello stesso sesso sia di sesso diverso, di divenire reciprocamente beneficiary, facendosi carico in tal modo di prendere decisioni reciproche e assumersi delle responsabilità.

Con la creazione di tali alternative quasi-matrimoniali a mala pena distinguibili dal matrimonio, la legge del Vermont fa una concessione ai conservatori in campo morale e religioso che cercano di preservare la "santità" del matrimonio quale istituzione che rappresenta l’organizzazione delle società occidentali. Paradossalmente, comunque, leggi sperimentali come quella del Vermont indeboliranno l’istituzione matrimoniale, molto più di quanto potrebbe fare la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Leggi siffatte non solo riducono il numero totale delle coppie sposate continuando ad escludere le coppie dello stesso sesso, ma incoraggiano nello stesso tempo molte coppie di persone di sesso diverso a scegliere unioni simili, ma al di fuori del matrimonio. A lungo andare, esse minacciano di far diventare obsoleto il matrimonio.

 

 

Le alternative quasi matrimoniali in altri Paesi: alcune linee di tendenza.

Il Vermont non è il primo Stato a creare una alternativa quasi-matrimoniale come compromesso nell’attesa di risolvere la battaglia per il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nel 1997 in Olanda è stato creato un nuovo istituto: la registrered partnership. Ogni coppia olandese, sia dello stesso sesso sia di sesso diverso, possono costituire una registrered partnership, e ciò fa sorgere nella loro sfera giuridica quasi gli stessi diritti e gli stessi doveri che nascono dal matrimonio. Allo stesso modo nel 1999 la Francia ha creato il Pacte civil de solidarité (PaCS), un istituto the permette sia alle coppie di sesso diverso sia alle coppie dello stesso sesso di impegnarsi solennemente a sostenersi reciprocamente evitando le formalità del matrimonio ovvero, cosa più importante, le difficoltà del divorzio in caso di separazione.

In Spagna hanno seguito tale schema: le coppie gay e lesbiche reclamano il diritto di sposarsi, ma si scontrano con l’opposizione dei conservatori. Ciò stimola lo Stato a creare nuovi regimi per le coppie dello stesso sesso.

A volte la sequenza è invertita, poiché le coppie conviventi dello stesso sesso traggono benefici da norme che all’origine avrebbero dovuto beneficiare le coppie conviventi di sesso diverso.

Per esempio, il Canada inizialmente applicava la sua ampia normativa in materia di convivenza solo alle coppie eterosessuali. Ma a seguito di pronunce della Corte Suprema del paese, il parlamento canadese ha corretto la legge sulle convivenze includendo le coppie dello stesso sesso. La stessa cosa era già avvenuta in Ungheria come conseguenza di una decisione giudiziale.

Quale che sia la sequenza cronologica, il risultato è che un maggior numero di coppie si avvolgono delle alternative al matrimonio.

La tendenza, quindi, è che gli stati offrono a tutte le coppie una lista di opzioni, alcune delle quali simili al matrimonio, tra le quali esse possono scegliere l’alternativa che meglio risponde alle loro esigenze. Generalmente, la lista consente ai partner di scegliere a fronte di un minor grado di obblighi reciproci, un regime di regolazione del rapporto che offra meno benefici in cambio di una più agevole cessazione del vincolo.

 

 

L’attuale lista delle opzioni quasi-matrimoniali in America.

 

In America, noi abbiamo già alcune opzioni  quasi matrimoniali. Innanzi tutto, le coppie possono frequentarsi e comportasi da amici, oppure uno può prendersi cura dell’altro. Tali relazioni non sono regolamentate, ma la legge per lo meno protegge ciascun partner in caso di illeciti civili o penali: per esempio, violenza sessuale, frode di qualsiasi tipo, furto o appropriazione indebita di beni, estorsione.

La convivenza porta ad una maggiore regolamentazione, nell’ambito della quale lo Stato riconosce una sorta di contratto tra i conviventi. Se un partner fa una promessa per indurlo a convivere con lei le corti faranno rispettare coattivamente tale promessa. Se la coppia si accorda nel senso di condividere gli impegni, così che uno si occupi delle questioni domestiche e l’altro si impegni sul lavoro, il tribunale farà in modo che quello impegnato sul lavoro non si arricchisca ingiustamente al momento della rottura del rapporto. (Famoso il caso californiano in materia di diritto agli alimenti, Marvin v. Marvin, che si rifa a tale tipo di regolamentazione; molti Stati e Paesi prevedono tali protezioni legislativamente).

 

 

Altre opzioni per le unioni non fondate sul matrimonio

 

La nuova legge del Vermont suggerisce che la lista delle opzioni in questo paese sta cambiando. Le opzioni che sono già emerse includono le seguenti:

 

  • 1. Reciproca sostituzione nelle decisioni. Due persone, sia che coabitino o meno, possono desiderare di conferire l’uno all’altro la responsabilità di prendere una decisione nel caso in cui uno dei due sia incapace e non possa prenderla da solo a causa, per esempio, di una lesione cerebrale conseguente ad un incidente d’auto o ad una malattia in fase terminale. La nuova legge del Vermont prevede tale possibilità espressamente; in alcuni Stati, le corti stanno facendo la stessa cosa considerandola come un accordo implicito o come una forma di curatela fiduciaria.
  • 2. Coabitazione aggiuntiva ("unitive"rules). Se i conviventi stanno insieme per un lungo periodo o si accordano per iscritto, lo Stato può applicare loro le unitive rules. Tali norme considerano i conviventi come un’unità (ciò che in francese si definisce vie commune) e garantisce loro benefici finanziari o di altro tipo che riflettono tale unità per lo meno in alcuni ambiti. Il nuovo istituto francese del PaCS già ricordato, e le norme canadesi sulla coabitazione allargata, costituiscono due esempi.
  • 3. Registered partenership. Alcuni Stati intendono consentire alle coppie che vogliono impegnarsi in una relazione piuttosto lunga, senza però sposarsi, di registrarsi come conviventi. Alcuni conviventi non hanno necessità di coabitare. Essi ricevono i benefici contenuti nella diversa lista di opzioni prima citata (includendo quelli standard secondo le norme vigenti) e essi accollano anche impegni aggiuntivi l’uno nei confronti dell’altro. Esempi
    di tale tipo di normativa includono la legge del Vermont sulle civil union e varie leggi europee sulle registered partenership.

 

 Le liste delle alternative e il matrimonio

Scegliendo da una lista di alternative siffatta, una coppia può scegliere il livello di riconoscimento statale che meglio risponde ai suoi bisogni. Ma una lista che offre tutte queste scelte può in definitiva essere controproducente. Molte coppie che volessero scegliere il matrimonio non lo farebbero avendo a disposizione altre possibilità, come nel caso del PaCS francese o dell’istituto della mutua assistenza del Vermont. Queste altre opzioni offrono la possibilità di una più facile via d’uscita rispetto al matrimonio e la facilità di porre fine alla relazione ridurrà la durata della relazione stessa. Se non fosse per la costosità e le difficoltà del divorzio, un maggior numero di coppie si disgregherebbero a fronte di minori ed effimere difficoltà.

Come luogo migliore per la realizzazione individuale e per la crescita della prole, ci si dovrebbe preoccupare che queste nuove istituzioni facilitino le coppie nel godere dei molteplici benefici pubblici senza un eccessivo carico per lo stato.

Queste leggi non solo rendono il matrimonio meno speciale, ma diminuiscono la difficoltà di divorziare. Ciò dovrebbe angosciare i conservatori religiosi tanto quanto i sostenitori del matrimonio gay. Allora, se i conservatori vogliono davvero preservare il matrimonio – non solo l’omofobia – è tempo per loro di unire le forze a quelle dei sostenitori del matrimonio gay in una causa comune.

William N. Eskridge, jr., è Professore di Diritto alla Yale Law School.

 

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