{"id":456,"date":"2009-05-24T10:36:25","date_gmt":"2009-05-24T08:36:25","guid":{"rendered":"https:\/\/retelenford.it\/nuovosito\/2009\/05\/24\/501-713-hasta-la-victoria-e-gay-in-parata-la-nuova-cuba-esce-allo-scoperto\/"},"modified":"2019-04-23T19:27:40","modified_gmt":"2019-04-23T17:27:40","slug":"501-713-hasta-la-victoria-e-gay-in-parata-la-nuova-cuba-esce-allo-scoperto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/retelenford.it\/?p=456","title":{"rendered":"\u00abHasta la victoria\u00bb e gay in parata. La nuova Cuba esce allo scoperto&quot;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.corriere.it\/<\/a><\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;AVANA &#8211; Cuba ha festeggiato e continua a festeggiare il cinquantenario della Rivoluzione &#8211; 17 maggio 1959 &#8211; come un compleanno di famiglia senza ridondanze di parate e celebrazioni patriottiche. La retorica \u00e8 confinata nei vecchi slogan tracciati sui muri e ormai sbiaditi come Patria o Muerte e Hasta la Victoria siempre che ricordano la lotta contro il regime di Fulgencio Batista, un passato ridotto in cenere. Un recente sondaggio ha collocato l\u2019isola &#8211; la perla dei Caraibi &#8211; in cima alla graduatoria dei Paesi pi\u00f9 felici del mondo. Non ha sorpreso nessuno che la manifestazione pi\u00f9 vivace e chiassosa del calendario sia stata una sfilata degli omosessuali &#8211; uomini e donne &#8211; che a passo di danza negli sfrenati ritmi latino-americani hanno percorso le vie del centro per sfociare nei giardini del Pabell\u00f3n di Cuba, cuore vibrante della capitale. \u00abEra gi\u00e0 avvenuto l\u2019anno scorso &#8211; ha commentato un anziano signore con un sorrisetto di disgusto &#8211; e a quello l\u00e0 non \u00e8 affatto piaciuto\u00bb. Quello l\u00e0 \u00e8 Fidel Castro, che vent\u2019anni fa i gay li mandava ai lavori forzati. A sottolineare ulteriormente il cambiamento e l\u2019evoluzione del clima sociopolitico del Paese anche il fatto che a madrina della manifestazione fosse stata eletta Mariela Castro Esp\u00edn, figlia del presidente Ra\u00fal, che ha pronunciato un applauditissimo discorso sulla salvaguardia dei diritti umani. La festa sarebbe continuata nei giorni successivi, sotto un cielo impietoso e incandescente. Niente di meglio che trovar rifugio nei musei dell\u2019Avana o di Santa Clara per ripassare la Storia. O nella casa di vecchi campesinos che hanno combattuto accanto a Fidel o ad Ernesto Che Guevara sulla Sierra Maestra. Come Modesto, che abita ad Arrey Blance, un villaggio a un paio d\u2019ore dall\u2019Avana, poche case, la campagna arroventata senza un filo di vento. La nostra guida lo descrive come \u00abun hombre grande de pelo blanco\u00bb, un omone coi capelli bianchi. Ottantadue anni, come Fidel. In nostro onore s\u2019\u00e8 messo una camicia bianca, ariosa come una toga. Fragrante. Dice che \u00abqui a Cuba si vive bene con l\u2019agricoltura\u00bb e \u00abnon sono villaggi da fame come altri Paesi del Centro America\u00bb. Modesto racconta che verso la fine della Rivoluzione cubana ebbe un incontro straordinario. S\u2019era messo col Movimento di liberazione contro la dittatura di Batista, che portava armi rubate all\u2019esercito regolare. \u00abEra il 23 dicembre e raggiunsi sulla montagna un accampamento dei ribelli. Avevo con me fucili e proiettili. Ma, avvicinandomi, ebbi l\u2019impressione di trovarmi davanti a un reparto di donne. Avevano i capelli cos\u00ec lunghi&#8230; Anche il loro comandante aveva i capelli lunghi. S\u00ec, proprio lui, Che Guevara&#8230; mancavano pochi giorni alla battaglia decisiva di Santa Clara. Lo vidi stanco, molto teso. E comunque era un uomo di poche parole, badava ai fatti\u00bb. Ci\u00f2 che sorprende nei racconti dei compagni d\u2019avventura del Che \u00e8 la mancanza dei toni eroici, si privilegiano i piccoli fatti, la banalit\u00e0 della vita quotidiana: \u00abCi nutrivamo di latte in polvere &#8211; rievoca Miguel, che per 22 mesi combatt\u00e9 al fianco del Comandante ed \u00e8 rimasto uno dei suoi testimoni pi\u00f9 attendibili e meticolosi -. Molto spesso non avevamo n\u00e9 riso, n\u00e9 fagioli, n\u00e9 carne perch\u00e9 non c\u2019era denaro per comprare dai contadini, che gi\u00e0 non riuscivano a mettere insieme il pranzo e la cena con quelle nidiate di bambini sempre affamati&#8230; E il Che era giusto, inflessibile. Se c\u2019era un pezzo di pane doveva essere diviso fra tutti. Lui era l\u2019ultimo. E se c\u2019erano dei prigionieri, erano i primi ad avere quel poco cibo di cui disponevamo\u00bb. \u00c8 sempre una forte emozione, tornando a Cuba, ripercorrere brevemente i suoi itinerari, visitare le sue case o anche sostare lungo la via crucis della sua straordinaria avventura: la vedova, Aleida March, \u00e8 un\u2019anziana signora, molto malata, che non ha pi\u00f9 tempo n\u00e9 voglia di riaffondare in lontani ricordi. Soprattutto in quella mattina dell\u20198 ottobre del &#8217;67, quando lo freddarono brutalmente in Bolivia. Ci\u00f2 che si legge nel suo libro \u00abEvocaci\u00f3n\u00bb forse non aggiunge nulla, per gli storici, alla vicenda della Rivoluzione cubana: ma tratta della rievocazione di una lunga e spesso sofferta convivenza con uno dei suoi pi\u00f9 grandi e tragici protagonisti. E non \u00e8 certo superfluo ricordare che tra gli autori preferiti del giovane Ernesto Guevara figuravano Pindaro, Sofocle, Euripide, Demostene, Platone, Aristotele, Plutarco, Racine, Dante, Ariosto, Shakespeare e Goethe. Nutrita da tanta letteratura, la giovane guerrigliera Aleida si lancia nella lotta clandestina nel dicembre del &#8217;56, quando gi\u00e0 sapeva dell\u2019esistenza del giovane Che, la cui leggenda s\u2019era \u00abgi\u00e0 diffusa per tutto il Paese\u00bb, un giovane eroe e anche \u00abmolto attraente\u00bb. Una foto, nel libro, lo mostra col sigaro in bocca e il pi\u00f9 spavaldo dei sorrisi. Stava per cominciare la \u00abverdadera lucha revolucionaria\u00bb e anche Fidel ha il sigaro in bocca. Si sposano. Ernesto fa carriera, diventaministro, gira per il mondo. Da ovunque si trovi manda ad Aleda messaggi dolci e di fuoco, zucchero e miele: da Hiroshima, dal Marocco, la chiama Aleiducha, la riempie di abrazos e besos. Nascono quattro figli. Dall\u2019Egitto, nel &#8217;65, le invia una lettera molto affettuosa e galante dove la chiama Se\u00f1ora e le bacia rispettosamente le mani firmandosi il \u00absuo maritino\u00bb. Ma all\u2019interno le acque non sono tanto calme. Tra Fidel e Guevara nascono dissidi e contrasti soprattutto sulla questione economica: il Che s\u2019era opposto alla riforma agraria del 1961 con cui Castro invitava i contadini a distruggere le piantagioni di canna da zucchero perch\u00e9 \u00abne erano state piantate troppe\u00bb. Una seconda riforma agraria avrebbe posto un limite alla superficie massima delle propriet\u00e0 terriere. Pi\u00f9 che l\u2019Avana \u00e8 Santa Clara la citt\u00e0 maggiormente legata all\u2019esistenza di Ernesto Guevara. Le tappe della sua vita sono scrupolosamente documentate nelle sale di un museo che porta il suo nome. Qui venne combattuta la battaglia finale e determinante della Rivoluzione. Qui sono tumulati i suoi resti e quelli dei 156 compagni che morirono insieme a lui in Bolivia nelle alture di La Higuera. Nelle bacheche del sotterraneo sono esposti i pochi soggetti, le poche cose che vennero trovate sui cadaveri: un portafogli, un pettine, una camicia stracciata, un berretto, una banconota venata da tracce di sangue essiccato. Ci sono anche le scarpe e i vestiti di una giovane rivoluzionaria che si chiamava Labadi Arc, violata prima di morire. C\u2019\u00e8 pure una foto di Fidel, quando venne ferito negli scontri tra polizia e studenti il 12 febbraio del 1948. Accanto, gli scarponi di Ra\u00fal Castro quando scarpinava col fratello sulla Sierra in cerca di gloria e una bambolina di plastica dentro la cui tenera innocenza venivano incapsulati i messaggi segreti destinati ai partigiani in lotta sulla montagna. Sul soffitto, come nella Cappella Sistina, sono affrescate le storie della guerra di Cuba. Tra i messaggi che Aleida March conserva gelosamente nella sua casa ce n\u2019\u00e8 uno particolarmente toccante con francobollo giapponese. Poche parole. \u00abSono a Hiroshima, quella della bomba &#8211; dice -. Nel catafalco che vedi ci sono i nomi di 78 mila persone morte e si presume un totale di 180 mila. Fa bene visitare questo luogo per lottare con energia a favore della pace. Un abbraccio. Che\u00bb. \u00c8 domenica e mi sembra giusto, accomiatandomi da Cuba, fare una passeggiata al santuario di San L\u00e1zaro. \u00c8 meta di pellegrinaggi da tutte le parti. La gente arriva in pullman, in macchina, in treno e in calesse (famiglie intere con la borsa per il picnic) trainate da vecchi ronzini con musi lunghi e dolci. Secondo la tradizione, dai limiti del recinto le persone pi\u00f9 devote e affette da senile disperazione raggiungono la soglia della chiesa strisciando sulle ginocchia, un centimetro dopo l\u2019altro. Un poco imbarazzato seguo uno di questi pellegrini, un uomo sui settanta, ben vestito, i<br \/>\njeans da ragazzo bene, i mocassini. Una fatica boia. Una bella signora di mezza et\u00e0 gli cammina accanto, sul selciato di pietra e lo protegge con un ombrello a fiori dal sole spietato. Lo sforzo \u00e8 grande e l\u2019uomo bofonchia esausto e ogni mezzo metro appoggia la testa canuta sugli stecchi delle braccia, incrociate sull\u2019asfalto. Sta facendo quella penitenza (apprendo) perch\u00e9 la moglie \u00e8 malata grave e lui \u00e8 qui per chiedere la grazia a San Lazzaro: ma altri sforzi dovr\u00e0 fare per avvicinarsi alla grata della cappella, assediata com\u2019\u00e8 da tanti poveracci che hanno nel cuore pene altrettanto grandi. Nella mano sinistra ha un mazzetto di fiori, nella destra una candelina che in qualche modo \u00e8 riuscito ad accendere. E abbarbicandosi infine al cancelletto, riesce a depositare sul pavimento i segni della propria devozione. Poi lo vedo piangere e anche a me viene il magone.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte:\u00a0http:\/\/www.corriere.it\/\u00a0 &nbsp; &nbsp; L&#8217;AVANA &#8211; Cuba ha festeggiato e continua a festeggiare il cinquantenario della Rivoluzione &#8211; [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[70],"tags":[],"class_list":["post-456","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diritti-lgbti-nel-mondo"],"acf":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/456","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=456"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/456\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2959,"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/456\/revisions\/2959"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=456"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=456"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=456"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}