{"id":396,"date":"2009-01-10T19:13:12","date_gmt":"2009-01-10T18:13:12","guid":{"rendered":"https:\/\/retelenford.it\/nuovosito\/2009\/01\/10\/435-990-la-riparazione-che-danneggia\/"},"modified":"2019-04-23T19:27:46","modified_gmt":"2019-04-23T17:27:46","slug":"435-990-la-riparazione-che-danneggia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/retelenford.it\/?p=396","title":{"rendered":"La \u201criparazione\u201d che danneggia"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\"><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\"><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">Non solo il buon senso, ma anche un notevole corpus di studi culturali e scientifici considerano l\u2019omosessualit\u00e0 (o meglio, <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">le <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\"><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">omosessualit\u00e0) non una patologia, bens\u00ec un\u2019espressione normale<\/span><\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\"> della sessualit\u00e0, dell\u2019affettivit\u00e0 e del desiderio. Dell\u2019attrazione per le persone del proprio sesso, molti studiosi (gli psicoanalisti in particolare, e pi\u00f9 recentemente i biologi e i genetisti) hanno cercato di indagare le \u201ccause\u201d, ma nessuno \u00e8 approdato a una risposta definitiva, o quantomeno convincente. Le leggi del desiderio sono imperscrutabili, tanto che persino un ricercatore instancabile come Freud (1905) era portato a ritenere che \u201canche l&#8217;interesse sessuale esclusivo dell&#8217;uomo per la donna \u00e8 un problema che ha bisogno di essere chiarito e niente affatto una cosa ovvia\u201d. Ma proprio quando la comunit\u00e0 scientifica internazionale mette finalmente in soffitta come anticaglie teoriche gravate dal pregiudizio tutte quelle posizioni che vedevano nell\u2019omosessualit\u00e0 una forma di psicopatologia e dunque invocavano, in modo pi\u00f9 o meno esplicito, una cura, il complesso rapporto tra professionisti della salute mentale e persone omosessuali si arricchisce di un capitolo alquanto scivoloso. Cosa deve fare lo psicologo quando non sono la societ\u00e0 o la medicina o la religione a dire alla persona omosessuale \u201csei sbagliato\u201d, \u201csei malato\u201d o \u201csei moralmente disordinato\u201d, ma \u00e8 il soggetto stesso ad esserne convinto, al punto da chiedere a uno specialista di aiutarlo a \u201ccambiare\u201d? Su questo argomento si gioca una partita clinica, scientifica e deontologica di enorme importanza. Questa partita ha un nome tecnico: \u201comosessualit\u00e0 egodistonica\u201d, cio\u00e8 un disagio marcato e persistente riguardo al proprio orientamento sessuale. Si tratta di una categoria diagnostica depennata circa vent\u2019anni fa dal <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\"><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">(DSM)<\/span><\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\"> in ragione del fatto che l\u2019egodistonia rappresenta una componente frequente del percorso evolutivo delle persone gay e lesbiche che interiorizzano il pregiudizio antiomosessuale, assorbendolo dal contesto sociale e familiare. Oggi, nel DSM, la parola omosessualit\u00e0 non compare pi\u00f9, e rimane un riferimento al disagio nei confronti del proprio orientamento come sintomo del cosiddetto Disturbo Sessuale NAS (Non Altrimenti Specificato), con un sottile, ma importante, spostamento del focus diagnostico dall\u2019omosessualit\u00e0 in s\u00e9 al disagio psicologico che il soggetto (omo o etero che sia) prova quando si sente in conflitto con il proprio orientamento. A parte queste sottigliezze nosografiche, l\u2019esistenza di persone egodistoniche rispetto alla propria omosessualit\u00e0 \u00e8 innegabile. Ed essendo impossibile pensare allo sviluppo della sessualit\u00e0 umana al di fuori di una dimensione sociale, \u00e8 pi\u00f9 che probabile che sia l\u2019ostilit\u00e0 (reale o immaginata) del contesto (o pi\u00f9 semplicemente le norme sociali e culturali che regolano tale contesto) a far s\u00ec che una persona omosessuale possa <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">diventare <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\"><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">egodistonica, al punto da cercare di \u201cconvertirsi\u201d <\/span><\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\"><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">all\u2019eterosessualit\u00e0. Un altro nome per definire questo fenomeno \u00e8 \u201comofobia interiorizzata\u201d: un conflitto tra la propria disposizione sessuale e la propria immagine di s\u00e9, caratterizzato da imbarazzo, vergogna, depressione e talvolta ideazione suicidaria. Un conflitto che, in un modo o nell\u2019altro, cerca una soluzione: alcuni, spesso grazie a un contesto affettivo, o terapeutico, favorevole, elaborano la propria omofobia interiorizzata, accettano la propria identit\u00e0 gay\/lesbica e ritrovano cos\u00ec fiducia e stima in se stessi; altri cercheranno di \u201cguarire\u201d, reputando l\u2019omosessualit\u00e0 una malattia o un grave handicap sociale, e potranno chiedere aiuto a uno psichiatra o a uno psicologo. La prima cosa che lo psicologo deve fare \u00e8 cercare di capire perch\u00e9 la persona, spesso giovane, che si rivolge a lui con questo problema vive \u201cin disaccordo\u201d con se stessa. Per la paura di deludere i genitori? Perch\u00e9 si sente \u201csbagliata\u201d o \u201csenza un posto\u201d? Perch\u00e9 il peso di sentirsi \u201cdifforme\u201d la fa sentire \u201cdeforme\u201d? Perch\u00e9 ha una rappresentazione negativa, sul piano affettivo e cognitivo, di come sar\u00e0 il suo futuro di gay o di lesbica? \u00c8 un ragazzo che pensa che se sei omosessuale sei anche un debole e un perdente? Una ragazza che \u201cvuole avere una vita normale\u201d? Oltre a questo tipo di motivazioni, riconducibili alla convinzione di un\u2019incompatibilit\u00e0 tra la realizzazione di s\u00e9 come persona omosessuale e al tempo stesso come individuo mediamente felice, l\u2019esperienza clinica mostra spesso come certe persistenti dimensioni conflittuali dell\u2019identit\u00e0 sessuale appartengano al quadro pi\u00f9 generale di una personalit\u00e0 particolarmente fragile o disturbata, con rappresentazioni di s\u00e9 confuse o dissociate. Di difficile collocazione sono quelle situazioni in cui l\u2019avversione verso il proprio orientamento sessuale si innesta su una dimensione valoriale di matrice religiosa. In questi casi, infatti, viene prima il precetto o il vissuto? Se prendiamo in considerazione le posizioni della Chiesa, che considera l\u2019inclinazione omosessuale \u201coggettivamente disordinata\u201d e le unioni affettive tra persone omosessuali indegne di riconoscimento sociale, \u00e8 facile capire come una persona omosessuale <span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">e <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">cattolica possa entrare in conflitto poich\u00e9 il modo in cui <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">sente <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">\u00e8 stigmatizzato proprio da quella Chiesa in cui <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">crede<\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">. Una posizione di maggior accoglienza da parte della Chiesa nei confronti delle persone omosessuali e credenti sicuramente attenuerebbe la ferita della loro egodistonia e la croce di quel <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">minority stress <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">(lo stress legato all\u2019appartenere a una minoranza) che segna la vita di molte persone omosessuali. Se poi alla negazione di una cittadinanza morale si aggiunge anche la mancanza di<br \/>\nriconoscimento giuridico (e inevitabilmente simbolico) della propria affettivit\u00e0, \u00e8 assai difficile che una rappresentazione si consolidi nella mente come legittima e valida. Un effetto collaterale positivo dell\u2019approvazione di una legge sul riconoscimento delle unioni civili sarebbe invece un progressivo prosciugamento della palude, psicologica e sociale, in cui prolifera l\u2019omofobia. Non \u00e8 evidente come l\u2019omofobia, compreso il fenomeno in crescita del bullismo omofobico, si alimenti anche del mancato riconoscimento di un pieno diritto di cittadinanza alle persone omosessuali? Non vengono forse legittimati pensieri come: \u00abSe la Chiesa considera queste persone indegne di formare una famiglia, e se lo Stato ne tollera la convivenza, purch\u00e9 senza celebrazioni e senza diritti e tutele, allora vorr\u00e0 dire che in fondo, davanti a Dio e agli uomini, questi omosessuali non sono proprio cittadini come gli altri\u2026\u00bb? Tornando al nostro psicologo (non importa se credente o non credente, cattolico o valdese, ebreo o buddista), riteniamo che di fronte al disagio, pi\u00f9 o meno sintomatico, del cliente\/paziente, abbia una sola strada da percorrere: \u201cinterrogare\u201d il significato personale e collettivo del disagio, analizzare la domanda esplorando cosa sottende il desiderio di <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">diventare <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">\u201ceterosessuale\u201d: quali paure, quali certezze infrante e aspettative deluse. Saper fare, in definitiva, contemporaneamente due cose: <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">accogliere <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">e <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">ostacolare <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">\u2013 cio\u00e8 quello che, diceva Racamier, ogni oggetto buono deve fare. Accogliere i dubbi, le paure, la sofferenza. Ostacolare la distruttivit\u00e0 e le soluzioni inautentiche, se necessario interrogando (non per questo stigmatizzando) quelle credenze a loro volta \u201cegodistoniche\u201d rispetto al percorso di realizzazione personale e alla capacit\u00e0 di curarsi di s\u00e9. Uno stile di intervento che si chiama \u201cconfrontazione\u201d ed \u00e8 comunemente praticato in psicoterapia. In un documento dell\u2019American Psychiatric Association leggiamo che \u201cl\u2019allinearsi del terapeuta ai pregiudizi sociali contro l\u2019omosessualit\u00e0 pu\u00f2 rinforzare l\u2019odio e il disprezzo di s\u00e9 gi\u00e0 provati dal paziente. Molti pazienti che si sono sottoposti a una terapia riparativa riferiscono di avere sentito dire dai loro terapeuti che gli omosessuali sono persone infelici e sole, e che non potranno mai essere accettate o contente. La possibilit\u00e0 che una persona gay o lesbica possa essere felice e vivere relazioni interpersonali soddisfacenti non viene presentata, n\u00e9 vengono presi in considerazione approcci alternativi per affrontare gli effetti della stigmatizzazione sociale\u201d. Dubbi, e poco documentati sul piano scientifico, sono i successi della \u201cconversione\u201d. Che sia attuata, come i (fortunatamente pochi) seguaci dello psicologo Joseph Nicolosi propongono, con metodi \u201cpsicologici\u201d, oppure, come \u00e8 stato fatto in passato, con la proiezione di immagini-stimolo accompagnate da scosse elettriche o direttamente con l\u2019elettroshock. Anche in questo caso basterebbe rivolgersi, pi\u00f9 che a grandi teorie, a un\u2019onesta conoscenza della clinica: \u201cl\u2019impresa di trasformare un omosessuale in un eterosessuale non offre prospettive di successo molto migliori dell\u2019impresa opposta\u201d (Freud, 1920). Eppure c\u2019\u00e8 chi, ancora oggi, propone questa fantomatica \u201criparazione\u201d. E se non la \u201criparazione\u201d, quantomeno un ascolto particolarmente rivolto alle possibilit\u00e0 di riconversione, indirizzando consapevolmente la terapia verso una repressione <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">tout <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">court <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">dell\u2019omosessualit\u00e0, rinforzando le attivit\u00e0 dissociative del paziente e producendo in definitiva un danno anzich\u00e9 un beneficio. Come testimonia Daniel Gonzales, un \u201csopravvissuto\u201d alle terapie riparative, l\u2019imposizione dell\u2019aut aut fede\/sessualit\u00e0 pu\u00f2 portare a risultati indesiderati: \u201cCrescendo come molti gay in un contesto religioso, innumerevoli volte ho pregato il signore di farmi diventare eterosessuale. E non lo ha mai fatto. Dopo aver provato con la fede e senza risultati positivi ho cominciato con una terapia che fino a quel momento non avevo mai provato. [\u2026] Come si conclude la terapia ex gay? [\u2026] Pi\u00f9 di due anni e mezzo di repressione. [\u2026] Tutto di tasca mia: migliaia di dollari. Ma la cosa pi\u00f9 tragica \u00e8 stata la perdita della fede (cit. in Lingiardi, 2007, pp. 70-71). Non stupisce che vi siano persone spaventate o preoccupate dalla propria omosessualit\u00e0, che non si accettano e sognano una vita eterosessuale; ma colpisce che vi siano medici e psicologi che, a questo disagio, aggiungono la propria preferenza (pi\u00f9 o meno esplicitata) per una \u201csoluzione eterosessuale\u201d. Preferenza non necessariamente omofoba, talvolta semplicemente \u201ceterofila\u201d. Come pi\u00f9 volte ribadito dalle associazioni dei professionisti della salute mentale americani, per esempio l\u2019American Psychiatric Association (APA, 2000): \u201c\u00e8 un principio generale che un terapeuta non dovrebbe determinare n\u00e9 in modo coercitivo n\u00e9 esercitando una sottile influenza l\u2019obiettivo di un trattamento. Le modalit\u00e0 psicoterapeutiche di conversione o \u00abriparazione\u00bb dell\u2019omosessualit\u00e0 sono basate su teorie dello sviluppo la cui validit\u00e0 scientifica \u00e8 discutibile. Inoltre, i resoconti aneddotici di \u00abcura\u00bb sono controbilanciati da dichiarazioni aneddotiche che denunciano un danno psicologico. Negli ultimi quarant\u2019anni, i terapeuti \u00abriparativi\u00bb non hanno prodotto alcuna rigorosa ricerca scientifica che sostanzi le loro dichiarazioni di cura. Fino a che non vi sar\u00e0 accesso a tali ricerche, l\u2019APA raccomanda ai suoi professionisti di astenersi eticamente dal tentativo di modificare l\u2019orientamento sessuale di un individuo, avendo in mente l\u2019adagio medico <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">primum non nocere<\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">\u201d. Le cosiddette \u201cterapie riparative\u201d (termine che implica che qualcosa sia rotto) si fondano su falsi presupposti circa lo sviluppo infantile, strettamente legati allo stigma antiomosessuale. Questi psicologi della riparazione ritengono infatti che la vita di una persona omosessuale sia stata segnata da un trauma o da una genitorialit\u00e0 inadeguata, da cui deriverebbe una carenza di mascolinit\u00e0 nell\u2019uomo gay e di femminilit\u00e0 nella donna lesbica. Ecco un primo abbaglio: la lente eteronormativa confonde i percorsi dell\u2019orientamento sessuale e dell\u2019identit\u00e0 di genere. E cos\u00ec le terapie riparative mirano a \u201crimettere le cose al loro posto\u201d, incentivando stereotipati atteggiamenti maschili nei gay e femminili nelle lesbiche. I fautori delle terapie riparative vantano una percentuale di successo che dichiarano intorno al 30% dei soggetti trattati. Quello che viene omesso \u00e8 la natura di tale successo: una <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font- size: small;\">reale <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">conversione dell\u2019orientamento o una repressione del comportamento omosessuale, ottenuta rinforzando difese disadattive come la negazione e la dissociazione? Una terapia non si pu\u00f2 basare sul rinforzo del senso di colpa o del timore della disapprovazione sociale: piuttosto dovrebbere tendere ad alleviarli. Ma prima di esaminare questo \u201cequivoco\u201d \u00e8 utile accennare all\u2019eredit\u00e0 psicoanalitica su cui si appoggiano le terapie riparative (per una trattazione pi\u00f9 completa si veda: Lingiardi &amp; Luci, 2006; Rigliano, 2006). Tra gli anni \u201960 e \u201980 alcuni psicoanalisti elaborano teorie che pi\u00f9 tardi avrebbero costituito la base (pseudo)scientifica delle attuali terapie riparative. Quella che pemette a Nicolosi (2004) di affermare: \u00abIo non penso che l\u2019omosessualit\u00e0 sia normale. La popolazione omosessuale \u00e8 circa il 2%, 1.5-2%. Perci\u00f2 statisticamente non \u00e8 \u201cnormale\u201d nel senso che non \u00e8 molto diffusa. Oltre a questo, non \u00e8 nemmeno normale in termini di natural design. Quando parliamo di legge naturale&#8230; quando guardiamo alla funzione del corpo umano, l\u2019omosessualit\u00e0 non \u00e8 normale. \u00c8 un sintomo di qualche disordine. La normalit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che adempie a una funzione in conformit\u00e0 al proprio design; questo \u00e8 il concetto di legge naturale, e in questo senso l\u2019omosessualit\u00e0 non pu\u00f2 essere normale, perch\u00e9 l\u2019anatomia di due uomini, i corpi di due uomini, o due donne, non sono compatibili\u00bb. Stephen Mitchell (1981) ci aiuta a comprendere la tecnica fallace dei maestri di Nicolosi (Bieber, Ovesey, Socarides, Hatterer), assertori dell\u2019intrinseca patologia dell\u2019omosessualit\u00e0: l\u2019\u201capproccio direttivo-suggestivo\u201d. Una tecnica che scinde e dissocia i desideri omosessuali invece di analizzarli e integrarli, e che si fonda su due assunti indimostrati: l\u2019omosessualit\u00e0 come patologia e i benefici derivati dalla sua \u201cguarigione\u201d. Con questo approccio il terapeuta sfrutta e gratifica il transfert agendo \u00abil ruolo del genitore direttivo che sa tutto e pu\u00f2 tutto [\u2026] <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">al fine di ottenere <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">una \u201cpseudoeterosessualit\u00e0\u201d [\u2026] che ha pochissimo a che vedere con l\u2019espressione spontanea di impulsi o desideri sgorganti dall\u2019interno del paziente, e che ha invece tutta l\u2019aria di essere un\u2019interiorizzazione, fatta col naso tappato, dei valori e degli obiettivi del terapeuta, dunque un riflesso di ci\u00f2 che Winnicott ha chiamato il falso S\u00e9 che si sviluppa su una base di condiscendenza\u00bb (p. 234). Nei racconti di chi si \u00e8 (o, minorenne, \u00e8 stato) sottoposto a terapie riparative, ricorrono contenuti di fallimento e di perdita. In quelli di chi ha intrapreso terapie che gli hanno consentito di identificare ed elaborare i propri conflitti, integrando gli affetti dissociati, troviamo, insieme a una maggiore consapevolezza di s\u00e9, la capacit\u00e0 di piacersi e di essere pi\u00f9 contenti della propria vita. Nelle parole di Adriano, un paziente di 37 anni: \u00abOra comprendo tante cose del mio passato. Mi accadeva di raccontare a mia moglie che avevo lavoro extra da sbrigare, e andavo alla ricerca di uomini. Era qualcosa di irresistibile, incontrollabile. <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">Non lo volevo, eppure lo facevo. <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">Poi tornavo a casa e dovevo inventarmi una scusa per il mio ritardo, venivo invaso dai sensi di colpa e dall\u2019ansia. Ero sempre vigile per la paura di essere \u201cscoperto\u201d, spesso con i colleghi facevo battute contro i gay e cercavo in tutti i modi di mostrarmi eterosessuale, facendo apprezzamenti sulle donne. Aver capito di essere gay e non avere pi\u00f9 una vita parallela mi ha salvato: <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: small;\">ora mi sento tutto intero<\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\"><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: small;\">\u00bb (cit. in Lingiardi &amp; Nardelli, pp. 15-16). In fin dei conti, bench\u00e9 esistano alcune terapie dette \u201caffermative\u201d, contrapposte a quelle \u201criparative\u201d, non \u00e8 necessario \u201cinventare\u201d un tipo particolare di terapia per le persone omosessuali. \u00c8 sufficiente un \u201cascolto rispettoso\u201d, come avrebbe detto la psicoanalista Luciana Nissim (2001). Con almeno un orecchio, quello del terapeuta, pulito dai pregiudizi.<\/span><\/span> <\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><strong><span style=\"font-family: timesnewromanps-boldmt; font-size: xx-small;\"><span style=\"font-family: timesnewromanps-boldmt; font-size: xx-small;\">BOX<span style=\"font-family: timesnewromanps-boldmt; font-size: x-small;\"><span style=\"font-family: timesnewromanps-boldmt; font-size: x-small;\">: <\/span><\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-boldmt; font-size: xx-small;\"><span style=\"font-family: timesnewromanps-boldmt; font-size: xx-small;\">GLI EFFETTI DELLE TERAPIE RIPARATIVE<\/span><\/span> <\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"><strong><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: x-small;\">Shidlo e Schroeder (2002) hanno condotto una ricerca, pubblicata su <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: x-small;\">Professional Psychology<\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: x-small;\">, su un campione di 202 soggetti allo scopo di valutare il funzionamento e gli effetti delle terapie riparative. Lo studio prende anche in esame le motivazioni che hanno condotto alla scelta di intraprendere una terapia riparativa: temi religiosi (senso di colpa e dannazione) e sociali (ansia anticipatoria per lo stigma antiomosessuale o per il rifiuto del gruppo di appartenenza); il desiderio di far parte di una comunit\u00e0 caratterizzata da un missione comune; il desiderio di salvaguardare il proprio matrimonio; un\u2019imposizione esterna (per es. da parte della famiglia); la ricerca di aiuto per problemi psicologici quali ansia e depressione. Del campione studiato, il 74% si sottopone alla terapia su consiglio dell\u2019operatore a cui si \u00e8 rivolto. Gli autori denominano HBM (<\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: x-small;\">Homosexual Behavior Management<\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: x-small;\">, gestione del comportamento omosessuale) l\u2019armamentario cognitivo appreso nel corso della terapia riparativa per far fronte ai desideri omoerotici e per incrementare comportamenti e desideri tipici dell\u2019eterosessualit\u00e0. Ne fanno parte, peresempio: la tecnica della <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: x-small;\">covert sensitization<\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: x-small;\">, con cui si insegna al paziente di immaginare qualcosa di dissuasivo al fine di contrastare desideri omosessuali indesiderati (per esempio l\u2019idea di contrarre l\u2019HIV); oppure l\u2019uso di <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanps-italicmt; font-size: x-small;\">sexual surrogate <\/span><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: x-small;\"><span style=\"font-family: timesnewromanpsmt; font-size: x-small;\">del sesso opposto (una pratica da espletare per telefono o fisicamente); la lettura della Bibbia e la preghiera. Rispetto alla percezione degli esiti della terapia, la ricerca identifica due gruppi di pazienti: quelli che considerano fallita la terapia (87%) e quelli che la riteng<br \/>\nono riuscita (13%) (Figura 1). Del gruppo di \u201csuccesso\u201d, il 9% riferisce che i benefici sono stati ottenuti grazie all\u2019uso dalle tecniche HBM, optando per il celibato oppure ingaggiando una continua lotta contro i propri desideri omoerotici; il 4% riferisce invece di aver ricevuto un aiuto nel cambiamento verso l\u2019eterosessualit\u00e0, percependosi come eterosessuale e negando di provare disagio con residui impulsi e desideri omoerotici (queste stesse persone ricoprono una posizione di tutoraggio nei gruppi ex-gay). Del gruppo \u201cfallimentare\u201d, il 10% \u00e8\u00a0classificato come caratterizzato da un \u201crecupero resiliente dell\u2019identit\u00e0 gay\u201d (cio\u00e8 soggetti che non\u00a0riportano danni a lungo termine, ma si sentono in certo qual modo \u201cfortificati\u201d dal fatto che, nonostante\u00a0abbiano tentato la conversione, sono rimasti omosessuali). Il restante 77% accusa invece effetti collaterali\u00a0negativi derivati dalla frustrazione di non essere riusciti nella conversione: depressione, ansia,\u00a0dissociazione, abuso di sostanze, comportamenti compulsivi e autolesivi, inclusi ideazione o tentativi\u00a0suicidari.<\/span><\/span> <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Non solo il buon senso, ma anche un notevole corpus di studi culturali e scientifici considerano [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[],"class_list":["post-396","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diritti-lgbti-in-italia"],"acf":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/396","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=396"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/396\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2895,"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/396\/revisions\/2895"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=396"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=396"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/retelenford.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=396"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}