Per il Tribunale di Milano i figli di due uomini, nati negli Stati Uniti a seguito di gestazione per altri, hanno diritto ad avere due padri anche in Italia. Negare la registrazione in Italia dell’atto di nascita formato all’estero lederebbe, infatti, i diritti fondamentali dei bambini e delle bambine all’identità personale, alla vita familiare e alla non discriminazione, tutelati sia dalla Costituzione italiana, sia dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Il Tribunale di Milano ha espresso questo indirizzo con due provvedimenti, uno reso noto lunedì e uno depositato ieri e ha ordinato al Comune di Milano di trascrivere gli atti di nascita dei figli di due padri.
La pronuncia riprende quanto già deciso dalle Corti di Appello di Firenze e di Bari in due casi seguiti da Rete Lenford dopo il “veto” imposto dalla Corte di cassazione: con la sentenza n. 12193 del 2019, infatti, quest’ultima aveva stabilito che, nei casi di gestazione per altri compiuta all’estero, in Italia potrebbe essere riconosciuto esclusivamente il genitore biologico, mentre il secondo genitore (c.d. intenzionale) potrebbe soltanto adottare il bambino.
Nel marzo scorso, con la sentenza n. 33 questa inadeguatezza era già stata rilevata dalla Corte costituzionale, che aveva lanciato un “forte monito” al legislatore affinché intervenisse quanto prima per garantire piena tutela ai bambini. Come avevamo segnalato subito dopo quella sentenza, i giudici non possono certo negare tutela ai bambini nell’attesa che il nostro Parlamento provveda, ma devono riconoscere la “genitorialità piena” a entrambi i padri (senza, quindi, alcuno spazio per l’adozione).
Così ha fatto il Tribunale di Milano e così confidiamo faccia la Corte di cassazione, che tra poco tornerà a pronunciarsi sulla questione. Nel frattempo auspichiamo che il Comune di Milano proceda con la trascrizione degli atti di nascita autonomamente, senza costringere altri genitori omosessuali a rivolgersi alla magistratura.
«La solidità degli argomenti che sostengono la decisione» – commentano gli avv.ti Giacomo Cardaci, Manuel Girola e Luca Di Gaetano, legali della coppia e soci di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI+ – «rende il decreto un ‘precedente’ illuminante per tutti i giudici a venire. L’udienza in cui si è discusso il caso è stata toccante: la zia dei bambini ha detto che, se fosse stato possibile, avrebbe portato lei avanti la gravidanza in Italia, per consentir loro di nascere». «Non c’è nessuna lesione della dignità della donna nel generare la vita, ma solo un atto di infinita generosità» ha aggiunto Serena Francesca Pratelli, avvocata del collegio difensivo.
«È una decisione davvero importante» – commenta l’avv. Vincenzo Miri, presidente di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI+ – «anche perché, nell’attuale situazione normativa, il Tribunale ha giudicato “evidente” che la tutela dei bambini “non possa essere sospesa a tempo indeterminato”, in attesa di un Parlamento che si è già dimostrato colpevolmente sordo, anzi ostile, alle istanze di tutela delle persone LGBTI+ e dei loro figli. Come associazione facciamo e faremo la nostra parte affinché si ponga presto fine a situazioni di intollerabile carenza di tutele: il Parlamento deve assumersi la responsabilità di assicurare, senza tentennamenti e senza squallide manovre ostruzionistiche, la massima protezione a diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione».
V. decreto Decr. Trib. Mi. 23.9.2021 – anonimizzato