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CORTE DI CASSAZIONE CONTRO PILLON: QUANDO SI MANIPOLA LA REALTÀ IL DIRITTO DI CRITICA POLITICA NON PUÒ SCRIMINARE DICHIARAZIONI DIFFAMATORIE

La Corte di Cassazione ha depositato la sentenza n. 25759 con la quale ha disposto un nuovo processo contro il senatore Simone Pillon davanti alla Corte d’appello di Firenze.

La Suprema Corte ha infatti annullato – “con rinvio” a diversa Corte – la sentenza con la quale il 12 febbraio 2021 la Corte d’Appello di Perugia, riformando la sentenza di primo grado e reputando correttamente esercitato il diritto di “critica politica”, aveva assolto Pillon dal reato di diffamazione aggravata e continuata ai danni dell’associazione Omphalos, contestatogli per aver dichiarato che, in occasione di una assemblea studentesca presso il liceo Alessi di Perugia, Omphalos avrebbe promosso una “inculturazione della teoria del gender” e avrebbe distribuito materiali informativi di “natura pornografica” con “portata istigatrice all’omosessualità”, nell’ambito di una più generale attività volta a realizzare adescamento e proselitismo omosessuale anche tramite riti di iniziazione.

La Corte di cassazione, nel motivare la propria decisione contraria a quella della Corte perugina, offre una serie davvero preziosa di spunti e riflessioni giuridiche, ognuna delle quali meriterebbe un’autonoma e approfondita analisi.

Segnaliamo qui un brano importante della sentenza, conforme all’orientamento consolidato della Corte europea dei diritti dell’uomo: il limite immanente all’esercizio del “diritto di critica politica” è la sussistenza di “nucleo fattuale (veritiero e rigorosamente controllabile) sufficiente per poter trarre un giudizio di valore negativo; se il nucleo fattuale è insufficiente, il giudizio è gratuito e pertanto ingiustificato e diffamatorio”.

La Corte ha quindi precisato che il diritto di critica non può mai trascendere in attacchi personali finalizzati ad aggredire la sfera morale altrui e non può mai veicolare odiose discriminazioni fondate su caratteristiche personali dei soggetti coinvolti, dovendo, peraltro, sempre sussistere un rapporto di leale confronto tra l’opinione critica e il fatto che la genera e dovendo sempre essere accertata la rilevanza sociale dell’argomento e la correttezza di espressione.

Pertanto, non può “attrarsi nello spettro del legittimo esercizio della critica politica l’invettiva rivolta ad individui o aggregazioni determinate, selezionate esclusivamente per l’orientamento sessuale, e non già quale contraddittore politico, e che, al di fuori dei un leale confronto dialettico, vengano presentate alla pubblica opinione attraverso la mistificazione di dati fattuali”.

Applicando questi principi, la Corte di cassazione ha ritenuto inapplicabile il diritto di critica politica al costrutto narrativo delle esternazioni del senatore Pillon, il quale ha rievocato l’assemblea studentesca del Liceo Alessi “quale mero pretesto per l’esternazione di una intenzionale e pervicace invettiva ad personam, fondata sulla manipolazione del reale ed espressiva di un esplicito disprezzo di genere”.

Continueremo naturalmente a seguire la vicenda processuale grazie al prezioso lavoro della nostra socia Saschia Soli e del collega Marco Florit che hanno lavorato, in squadra anche con @Antonio Rotelli, per tutelare il prezioso lavoro quotidiano di Omphalos.

Ci rivediamo in Corte d’appello … questa volta all’ombra del campanile di Giotto.

Il testo della pronuncia può essere consultato qui.

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