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SEI ANNI DI UNIONI CIVILI

Il 20 maggio del 2016 è stata promulgata la legge n. 76, che ha introdotto le “unioni civili” nel nostro ordinamento giuridico.
Importante ed evidente l’impatto: diritti successori, assistenza sanitaria, previdenza sociale sono solo alcuni degli aspetti in cui è cambiata la quotidianità di tante coppie formate da persone dello stesso sesso.
Negando, però, l’accesso al matrimonio in ragione di una condizione personale qual è l’orientamento sessuale, quella legge ha collocato le coppie formate da persone dello stesso sesso in un nuovo “spazio giuridico” contrassegnato da minorità di tutele rispetto alle coppie unite in matrimonio, incidendo negativamente sulla loro dignità sociale e giuridica.
E oggi, a distanza di sei anni, è ancora importante ribadirlo: non basta riconoscere diritti alle persone LGBTI+ e risolverne problemi pratici quotidiani per eliminare profonde discriminazioni, perché non è solo questo ciò che la nostra Costituzione richiede per una vera realizzazione del principio di eguaglianza sostanziale.
Le coppie same sex sono famiglie, socialmente degne al pari di tutte le altre: eppure, quella legge ha omesso di offrire con chiarezza una qualificazione in termini, appunto, di “famiglia”.
E così, mentre il matrimonio contribuisce a definire l’identità personale di chi decida di acquisire lo status di “coniuge”, ciò resta ancora precluso alle persone omosessuali, costrette – almeno giuridicamente – a identificarsi come “partner” di una “formazione sociale specifica”.
Ancora una volta, non ci si può accontentare della percezione sociale, diffusasi in questi anni, per la quale le coppie same sex, in fondo, “si sposano”.
Giuridicamente le cose sono ben diverse e la nostra battaglia verso il matrimonio egualitario, che è battaglia di tutte e tutti, deve essere mantenuta sempre vigile e attiva.
Del resto, come dimenticare che, proprio sulla base della scelta giuridica compiuta dalla legge n. 76, una amministrazione comunale aveva destinato uno sgabuzzino alla costituzione delle unioni civili, costringendoci a impugnare la delibera davanti al TAR Brescia?
Altro capitolo doloroso e mortificante della legge n. 76: con un compromesso politico fatto miseramente sulla pelle dei soggetti più piccoli e vulnerabili, quella legge ha lasciato senza tutela migliaia di bambine e bambini “arcobaleno”, disconoscendo la loro identità familiare.
Abbiamo, perciò, lavorato sin da subito per superare i gravi limiti di quella legge, anche tramite il ricorso ad azioni davanti ai Tribunali italiani: decine e decine di atti giudiziari, decine e decine di udienze. Tanti i risultati positivi, tanti i successi, ancora troppe le delusioni e le battute d’arresto da parte delle Corti superiori.
Insomma. In questi sei anni Rete Lenford non si è fermata, con un lavoro quotidiano spesso silenzioso, ma costante e mai interrotto.
Abbiamo sollecitato presso i decisori pubblici e privati la corretta applicazione dell’ormai noto comma 20 della L. 76/2016 (la c.d. “clausola di equivalenza” tra matrimonio e unione civile), al fine di limitare al massimo la possibilità di discriminazioni ai danni delle coppie formate da persone dello stesso sesso, dei loro figli e delle loro figlie: pensiamo, tra le tante iniziative che abbiamo condotto con successo, alla circolare INPS n. 36 del 2022, che oggi equipara finalmente coniugi e parti unite civilmente nell’accesso ai permessi e ai congedi straordinari previsti dalla legge.
E abbiamo fatto ricorso alla via giudiziaria quando tale sforzo non ha sortito effetto. Oltre alle centinaia di cause per la tutela delle famiglie arcobaleno, pensiamo alle tante battaglie giudiziarie per i “cognomi comuni” e per le adozioni per persone maggiorenni da parte di coppie unite civilmente o a quelle, ancora in corso, sulle carte di identità, che dal 2019 sono tornate per decreto del Ministero dell’Interno a essere marcate dalla dicitura “madre e padre”, disprezzando la pluralità di situazioni familiari.
Il nostro principale obiettivo, però, rimane il superamento della legge 76/2016, con una complessiva riforma del diritto vigente per le persone e per tutte le famiglie: in questa direzione abbiamo lavorato assiduamente con Famiglie Arcobaleno, Associazione genitori omosessuali e, tra pochi giorni, presenteremo la proposta di legge che abbiamo scritto insieme.
Il 20 maggio 2023 non vorremmo scrivere un post sulla legge 76, ma vorremmo festeggiarne l’abrogazione.
È un auspicio di difficile realizzazione, in tempi così bui di politica e di rappresentanza parlamentare. Ma noi faremo, come sempre da 15 anni, la nostra parte.
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