Condannati per aver violentato un connazionale. Per due curdi iracheni è stato però disposto il "divieto di espulsione verso l’Iraq o Stati in cui possano essere oggetto di persecuzione per motivi legati alla sessualità". E’ la prima sentenza di questo genere.
Hanno violentato un loro connazionale e per questo sono stati puniti con cinque anni e due mesi di carcere. Per due curdi iracheni residenti a Milano, però, è stato disposto – per la prima volta in una sentenza – il "divieto di espulsione verso l’Iraq o qualsiasi altro Stato in cui, in ragione dei reati per cui sono stati condannati, possano essere oggetto di persecuzione per motivi legati alla sessualità". Così il giudice Guido Salvini ha voluto proteggere due imputati che dopo aver espiato la pena in Italia, rischiano un’ulteriore condanna nei Paesi in cui l’omosessualità è punita anche con la morte.
In Iraq i gay vanno incontro a dure condanne e la pena capitale nei loro confronti, sebbene sia stata abolita, potrebbe essere reintrodotta. La notte del primo febbraio i due curdi avevano segregato, picchiato e stuprato un ragazzo che aveva pagato 7mila 500 euro alla loro organizzazione per arrivare in Svezia. Il clandestino era stato tenuto nascosto per diverso tempo in viale Bligny 42, il fortino della droga sgomberato a ottobre. Poi era finito in via Santa Rita da Cascia: mentre i due suoi
carcerieri dormivano, era riuscito a fuggire lanciandosi dal balcone e a denunciare l’episodio.
Fonte: www.milano.repubblica.it
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