In un articolo pubblicato il 5 ottobre 2008, il New York Times dà notizia del riconoscimento, da parte del governo statunitense, dello status di rifugiato ad una persona perseguitata a causa dell’orientamento sessuale.
La notizia ha avuto risalto sulla stampa in quanto i casi di riconoscimento dello status di rifugiato per persecuzioni motivate dall’orientamento sessuale sarebbero rari negli Stati Uniti.
La persona in questione è un artista senegalese, Pape Mbaye, di 24 anni, che a febbraio del 2008 era finito sui giornali del Senegal per aver partecipato ad un party durante il quale si sarebbe celebrato un matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Pape Mbaye non ha mai nascosto la propria omosessualità anche se dal 1965 una legge contro la sodomia punisce "impropri o innaturali atti tra persone dello stesso sesso". Infatti nonostante la legge, in Senegal l’omosessualità è alquanto tollerata se ad esserlo sono musicisti o artisti. Però a seguito della pubblicazione della notizia del parti al quale Pape Mbaye aveva partecipato è iniziata per lui un’odissea che prima lo ha portato in carcere in Senagal insieme ad altri amici; poi grazie all’itnervento di diplomatici danesi e olandesi era stato rilasciato ed era stato costretto a rifugiarsi in Gambia dove era arrivato in maggio, pochi giorni prima che il presidente dello stato Yahya Jammeh emanasse un bando contro gli omosessuali che in pochi giorni dovevano lasciare tutti il paese. Tornato in Senagal era stato oggetto di nuove minacce e violenze, così era scappato di nuovo, questa vola in Ghana dove era stato comunque raggiunto da connazionali che continuavano a minacciarlo.
A questo punto, grazie all’avvocato Christopher Nugent, dello studio Holland & Knight, di Washington a fine luglio riusciva ad ottenere lo status di rifugiato negli Stati Uniti.
Le autorità statunitensi che si occupano di immigrazioni non rilasciano informazioni sui casi di asilo e di status di rifugiato riconosciuto a persone perseguitate a causa dell’orientamento sessuale, nè questi casi vengono registrati a fini statistici, ma gli esperti del settore affermano che il numero di asili concessi è più alto di quello del riconoscimento dello status di rifugiato (l’asilo viene concesso a persone che si trovano già negli Stati Uniti, mentre a quelli che si trovano all’estero possono chiedere lo status di rifugiati.
Alla fine della vicenda, il sig.Pape Mbaye ora vive a New York.
L’articolo per intero può essere letto sul New York Times.
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