Gli artt. 65 e 66 della legge in materia di diritto internazionale privato, prevedono che i provvedimenti stranieri relativi alla capacità delle persone, nonché all’esistenza di rapporti di famiglia hanno effetto nell’ordinamento italiano e sono quindi riconosciuti senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento, quando producono effetti nell’ordinamento dello stato in cui sono stati pronunciati, non sono contrari all’ordine pubblico e sono stati rispettati i diritti della difesa.
La Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto che il provvedimento è stato pronunciato legittimamente in uno Stato europeo, in base alle leggi di quel paese, e che esso non è contrario all’ordine pubblico internazionale.
Secondo i giudici, inoltre, “il riconoscimento dell’adozione, e quindi il riconoscimento di tutti i diritti e doveri scaturenti da tale rapporto, corrispondono all’interesse superiore del minore al mantenimento della vita familiare costruita con ambedue le figure genitoriali e al mantenimento delle positive relazioni affettive ed educative che con loro si sono consolidate, in forza della protratta convivenza con ambedue e del provvedimento di adozione“.
La trascrizione ordinata dai giudici di Milano introduce per la prima volta nel nostro ordinamento un’adozione legittimante, e dunque “piena”, tra una persona non coniugata e il figlio riconosciuto del partner, anche dello stesso sesso, e non solamente una adozione cd. “in casi particolari” (ex art. 44 L. 184/83).
“Il dibattito di questi giorni in merito ad alcune tecniche di procreazione medicalmente assistita, per come si è sviluppato, è pretestuoso perchè mira a colpire quella parte del ddl Cirinnà che riguarda la genitorialità della coppie omosessuali” afferma l’avv, Maria Grazia Sangalli, Presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford “ma è bene ricordare che quella proposta di legge non introduce la c.d. stepchiladoption come presente negli altri Paesi, ma si limita ad estendere l’adozione c.d. “in casi particolari”, disconoscendo i rapporti parentali tra minori ed i parenti del genitore sociale e sottoponendo il riconoscimento del rapporto di filiazione al vaglio giudiziale”.
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