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Appello ai Parlamentari per la nomina dei giudici costituzionali: perché non donne?

Dopo mesi e mesi di tentativi, gli/le Onorevoli e i Senatori e le Senatrici non sono riusciti/e a eleggere ancora una volta i tre giudici costituzionali necessari a integrare la composizione della Consulta. Questa situazione sta paralizzando l’attività del massimo organo di garanzia costituzionale del nostro Paese.

Tra i candidati ci sono finora solo uomini.

Nella storia della Repubblica i giudici costituzionali sono stati 107, di cui 102 uomini e 5 donne. Di queste 5 solo una donna è stata eletta dal Parlamento. Le altre 4 sono state elette dai Presidenti della Repubblica.

Le donne alla Corte sono state il 4,7% sul totale dei giudici. L’unica donna eletta dal Parlamento corrisponde al 3% in sessant’anni. Se il Parlamento eleggesse ancora tre uomini la percentuale scenderebbe al 2,7%.

Ci troviamo nuovamente dinanzi ad un “soffitto di cristallo”, ossia alle barriere politiche, sociali, culturali e psicologiche che si frappongono come un ostacolo insormontabile – e all’apparenza invisibile – al conseguimento della parità dei diritti in tutti i campi, per gruppi sociali storicamente esclusi.

Eminenti giuriste, che potrebbero dare lustro alla Corte, tanto quanto gli uomini indicati come eleggibili in queste ore, non vengono neppure prese in considerazione, nel silenzio dei nostri parlamentari e soprattutto delle nostre parlamentari.

Ancora una volta, il merito e la professionalità delle donne non vengono presi in alcuna considerazione.

Occorre allora mobilitarsi, affinché giunga in maniera chiara il messaggio a chi è chiamato/a a prendere una decisione tanto importante per il funzionamento delle istituzioni democratiche del Paese e per la vita della nostra società: vogliamo che il Parlamento elegga tre giudici donna alla Corte costituzionale.

Ognuno senta la responsabilità di portare questa richiesta all’attenzione di tutte e tutti coloro che hanno a cuore il rispetto del principio di parità tra uomini e donne. È necessario inviare questo messaggio a Parlamentari, Organismi di parità, Associazioni, Giornalisti e chiunque possa incidere sull’opinione pubblica, per un’esperienza reale di democrazia e rispetto dell’uguaglianza.

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