Come comunicato nella mail del 16 settembre u.s., il giorno 3 ottobre p.v, alle ore 18 terremo l’assemblea di Avvocatura LGBT, presso la sede dove si svolgerà il nostro convegno. L’assemblea dovrebbe concludersi prima della cena, prevista per le ore 20.30.
Si riporta l’ordine del giorno
ORDINE DEL GIORNO
_______
ORE 18.00 – ELEZIONE DELLE CARICHE SOCIALI
A seguire: discussione sulle modifiche allo Statuto; discussione sulla creazione e strutturazione delle attività del Comitato scientifico.
Varie ed eventuali.

Saveria Ricci
Francesco Bilotta
Antonio Rotelli

In data odierna, si è riunito il Consiglio esecutivo dell’Associazione Avvocatura per i diritti LGBT (di seguito per brevità Avvocatura LGBT), alla presenza di alcuni colleghi presenti.
Si dà preliminarmente atto dell’avvenuta elezione del primo Consiglio esecutivo da parte dell’Assemblea dei soci tenutasi in Alberese, presso l’agriturismo “Le frasche”, il 4 ottobre u.s.
Sono presenti tutti i componenti l’esecutivo:
Dott. Giuseppe E. Polizzi
Avv. Michele Potè
Avv.ta Saveria Ricci
Avv. Antonio Rotelli
Avv. Roberto Vergelli

L’Avv. Antonio Rotelli assume il ruolo di verbalizzante con il consenso degli altri intervenuti.

Preliminarmente si procede all’elezione delle cariche associative previste in Statuto.
Con voto unanime risultano eletti:
Avv.ta Saveria Ricci, Presidenta;
Avv. Michele Potè, Vice Presidente;
Avv. Roberto Vergelli, Segretario.
I componenti del Consiglio discutono sui seguenti punti all’ordine del giorno:
1.    Strutturazione e organizzazione dell’associazione;
2.    Programmazione delle attività;
Sui punti posti in discussione, dopo ampio e approfondito scambio di opinioni, si è giunti alle seguenti decisioni:
a) Soci.
Attualmente l’associazione conta 24 iscritti. Tra gli obiettivi principali da raggiungere vi è quello di portare il numero dei soci almeno a 50.
b)  Interlocuzione con organismi e associazioni dell’avvocatura e del settore giudiziario in senso lato.
Viene dato mandato all’Avv. Vergelli di intervenire presso la Cassa forense per ottenere l’estensione dei benefit dell’assicurazione sanitaria ai partner degli iscritti alla cassa, indipendentemente dal loro genere;
c) Gestione Rete Lenford.
L’associazione Avvocatura per i diritti LGBT coordina e gestisce, da statuto, la Rete Lenford. I rapporti con la Rete e l suo sviluppo sono affidati all’avv. Michele Potè;
d) Rapporti con i soci.
Si intende lavorare organizzando l’associazione attraverso sia il radicamento territoriale che l’individuazione di aree tematiche di studio ed intervento sulla base degli interessi dei soci. L’organizzazione è affidata all’avv.ta Saveria Ricci, la quale propone di suddividere l’Italia per aree e di individuare tra i soci un referente per ciascuna area. Preliminarmente vengono individuate le seguenti aree e coordinatori:
- Piemonte: Avv. M. Potè;
- Lombardia: Avv.ta M.G. Sangalli;
- E. Romagna: Avv. G. Genova.
e) Momenti formativi per i soci.
Si dà atto della riuscita del primo incontro formativo per i soci tenutosi in questi giorni ad Albarese. L’avv.ta Ricci prende su di sé l’incarico di coordinare l’organizzazione dei prossimi incontri;
f) Convegno annuale.
Come già precedentemente stabilito, il convegno annuale del 2009 si terrà l’ultimo fine settimana di marzo e sarà dedicato al tema dell’omogenitorialità. L’avv.ta Ricci ne coordinerà l’organizzazione;
g) Tesoriere.
L’avv. Rotelli viene incaricato di occuparsi della tenuta dei conti dell’associazioni e della redazione del bilancio;
h) Redazione del bilancio preventivo 2009.
Viene redatto il bilancio preventivo 2009 che si allega al presente verbale e che verrà sottoposto all’approvazione della prossima Assemblea dei soci;
i) Fund raising;
Si prende atto che l’attuale bilancio dell’associazione è negativo. Oltre a indicare soluzioni temporanee per tornare in attivo (anticipazione delle quote associative per l’anno 2009 da parte dei soci; pagamento in anticipo della quota del convegno di fine marzo, etc.), si dispone che il dott. Polizzi si occupi di svolgere stabilmente attività di fund raising per l’associazione;
l) Segreteria amministrativa.
Viene deciso di inserire a bilancio una posta per il pagamento di un addetto alla segreteria dell’associazione, coordinato direttamente dalla Presidente. La spesa prevista per un anno è di 3.600,00 euro;
m) Addetto stampa.
Viene decisa anche la nomina di un addetto stampa al quale verrà riconosciuto un contributo di 500,00 euro;
n) Coadiuvatrice della Presidenta.
Viene stabilito che l’avv.ta  Francesca Bellocco supporti la Presidente nell’esercizio delle sue funzioni.
o) Coordinamento sito di Avvocatura LGBT.
Il nuovo sito dell’associazione dovrebbe essere presto on line. Posto che tutti i soci che lo vorranno potranno impegnarsi come redattori, viene stabilito che il dott. Giuseppe E. Polizzi curi il coordinamento e sovrintenda alla redazione del sito, coadiuvato dall’avv. G. Genova.

Il presente verbale viene letto, approvato dai componenti del Consiglio.
Avv.ta Saveria Ricci, Presidenta
Avv. Michele Potè, Vice Presidente
Avv. Roberto Vergelli, Segretario
Dott. Giuseppe E. Polizzi
Avv. Antonio Rotelli

Di seguito il programma del primo corso di autoformazione per gli aderenti ad Avvocatura LGBT che si è svolto a Marina di Alberese il 3-5 ottobre 2008 .

 

 

 

 

 

 

 

PROGRAMMA


Venerdì 3 OTTOBRE 2008


14.00 Introduzione

14.30 – Coordina Antonio Rotelli

Mario Di Carlo
Le esperienze delle associazioni dell’avvocatura impegnata nella tutela dei diritti LGBT all’estero

Mariagrazia Sangalli
L'esperienza di consulenza ed assistenza per  “FAMIGLIE ARCOBALENO"

Paolo Patane’
L'esperienza di consulenza ed assistenza per  “ARCIGAY”

16.30 – Pausa caffe’

16.45 – Dibattito

18.00 Assemblea Rete Lenford

20,30 - Cena

 



***



Sabato 4 ottobre 2008

 


9.30 – Maria Acierno

Le fonti internazionali, comunitarie ed interne

10,30 – Matteo Bonini Baraldi
Alexander Schuster
La giurisprudenza comunitaria

11.30 – Pausa Caffè

11.45– Cesarina Manassero

La giurisprudenza costituzionale

Dibattito

13.00 Pausa colazione


14.30 – Francesco Bilotta
La giurisprudenza civile

15.30 – Tiziana Vettor
La giurisprudenza lavoristica

16.00 – Donatella Brancadoro
Michele Potè
La giurisprudenza penale

17.00 – Dibattito

20.30 Cena-Festa

 


***




domenica 5 ottobre 2008

 


9.30 – Workshop

13.00 – Conclusioni

 

 

 

Sede e data delle giornate di studio:

ALBERESE, 3-5 OTTOBRE 2008

Agriturismo “le Frasche”
Strada del Molinaccio n.2
Alberese (GR)

PRIMA ASSEMBLEA
Firenze, 31 maggio – 1 giugno 2008
Via dei Della Robbia, 23


ORDINE DEL GIORNO


_______


31 MAGGIO 2008
ORE 14.30 – SALUTI E PRESENTAZIONE DEI PARTECIPANTI
ORE 15.00 – PRESENTAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE – AVV. SAVERIA RICCI
ORE 15.30 – PRESENTAZIONE DELLO STATUTO – AVV. ANTONIO ROTELLI
DISCUSSIONE
PAUSA CAFFE’
ORE 17.00 – ILLUSTRAZIONE DEI PROSSIMI PROGRAMMI DI AZIONE – AVV. FRANCESCO BILOTTA
DISCUSSIONE

ORE 19.00 – TERMINE PER LA PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATURE PER LE CARICHE SOCIALI

1 GIUGNO 2008
ORE 10.00 – ILLUSTRAZIONE DEL BILANCIO DI PREVISIONE PER IL 2008 – AVV. SAVERIA RICCI
ORE 11.00 – ELEZIONE DELLE CARICHE SOCIALI
ORE 12.00 – ORGANIZZAZIONE DEI GRUPPI DI LAVORO – AVV. FRANCESCO BILOTTA

Il presente articolo è stato pubblicato ed è tratto dal sito  Musibrasil

 

 

Il ministero della Salute brasiliano, con un provvedimento entrato in vigore il 18 agosto 2008, ha disposto che il sistema sanitario nazionale (Sus) si faccia carico dei costi sostenuti dalle persone transessuali nei procedimenti per la rettificazione del sesso. In questo modo il ministero esplicitamente intende garantire il diritto alla salute delle persone transessuali, nonché eliminare i casi di violazione dei diritti umani e di discriminazione fondati sull'identità di genere subite in ambito sanitario, in applicazione dei principi riconosciuti dalla "Carta dei diritti degli utenti della sanità pubblica", approvata nel 2006.
Il provvedimento si distingue perché non limita il sostegno economico pubblico all'intervento chirurgico in sé, ma lo estende all'intero percorso medico-psicologico e sanitario di rettificazione del sesso. Questa visione olistica delle problematiche connesse alla transessualità è fondamentale, perché l'intervento chirurgico rappresenta in qualche modo solo il possibile epilogo di un lungo processo di transizione durante il quale la persona transessuale deve fare ricorso a diversi specialisti (psicologo, endocrinologo, etc), a costose cure ormonali e ad altri interventi chirurgici di adeguamento dei caratteri sessuali secondari (seno, etc.) alla nuova identità femminile o maschile.
Anche in Italia, per esempio, grazie alla legge numero 64 del 1982, lo stato riconosce alle persone transessuali il diritto alla rettificazione del sesso, ma il servizio sanitario nazionale si fa carico solo dei costi relativi all'intervento chirurgico, lasciando a carico delle persone transessuali i costi gravosi relativi alle cure e agli interventi ritenuti, a torto, non necessari o di natura solamente estetica, come per esempio la ricostruzione del seno nelle persone che transitano da maschio a femmina.
Ancora più interessante è che il provvedimento del ministero brasiliano stabilisce l'istituzione di percorsi di formazione permanente e specifica rivolti agli operatori sanitari che entrano in contatto con le persone transessuali, nonché azioni finalizzate alla sensibilizzazione e al rispetto delle differenze, rivolte a tutti gli operatori sanitari e a tutti i cittadini che usufruiscono dei servizi del sistema sanitario nazionale. Il ministero ha anche disposto che si valutino l'efficacia, l'effettività, i costi e i benefici, la qualità dell'intero procedimento di transizione per poter intervenire sugli aspetti e le fasi che non raggiungono i migliori standard.
Fin qui l'importante contenuto del provvedimento del ministero della Salute del Brasile. Va tuttavia sottolineato che non si tratta di un provvedimento legislativo, bensì di una fonte subordinata, che al momento rappresenta soltanto un primo passo non inserito in un disegno complessivo di tutela della salute, dei diritti e della dignità delle persone transessuali. Occorre ricordare, infatti, che in Brasile manca una legge che permetta la rettificazione del sesso.
Il primo tentativo di approvazione di una legge in questo senso si ebbe nel 1979, nello stesso anno in cui veniva approvata la legge tedesca sul transessualismo, che avrebbe poi aperto la strada all'approvazione di quella italiana del 1982. La proposta di legge del 1979 fu approvata dal Congresso nazionale, ma su di essa fu messo il veto dal presidente della Repubblica João Figueiredo, su forte pressione di ambienti religiosi, e non venne più riapprovata. Da allora diversi altri progetti di legge sono stati presentati, ma nessuno è mai giunto all'approvazione.
La mancanza di una legge statale, come si dirà appresso, ha costituito una grave violazione dei diritti delle persone transessuali, in un intreccio continuo di questioni giuridiche e mediche. Il Consiglio federale di Medicina (Cfm), massimo organismo di riferimento in campo medico-scientifico, aveva sempre condannato la pratica del cambiamento di sesso, ritenendola mutilante e lesiva dell'integrità fisica della persona. A questa condanna si è affiancata negli anni quella dei tribunali che hanno variamente giustificato il divieto e la condanna dell'intervento di rettificazione di sesso, ora come contrario alla morale o al bene pubblico, ora come violazione dell'art. 129 del codice penale che punisce le lesioni all'integrità fisica.
Soltanto con la risoluzione numero 1482 del 1997, il Cfm ha incominciato a fare delle aperture prevedendo la possibilità che alcuni ospedali pubblici, in genere universitari, potessero realizzare gratuitamente interventi chirurgici di rassegnazione del sesso a fini di ricerca sperimentale, previa autorizzazione e nel rispetto dei criteri stabiliti dallo stesso Cfm. Basti pensare che il chirurgo che per primo annunciò di aver proceduto in Brasile ad un intervento di rettificazione del sesso nel 1971, il dottore Roberto Farina, ha dovuto subire due lunghi processi, uno penale e uno disciplinare, che soltanto di recente si sono conclusi con la sua assoluzione in appello (era stato condannato in primo grado), mentre la prima autorizzazione a rettificare il proprio sesso, con un intervento chirurgico a carico dello Stato, si è avuta soltanto nel 1998.
Con la risoluzione numero 1652 del 2002, lo stesso Cfm ha rivisto e modificato il proprio indirizzo. In particolare ha previsto che la rettificazione di sesso da uomo a donna è libera, potendo essere realizzata in strutture sia pubbliche che private, indipendentemente da finalità di ricerca scientifica, mentre la rettificazione da donna a uomo può ancora essere realizzata solo in ospedali universitari o comunque pubblici solo per scopi di ricerca scientifica.

A chi scrive sfuggono le ragioni che giustificano questa disparità di trattamento, ma va rilevato che lo stesso provvedimento del ministero della Salute, che riconosce la gratuità dell'intero procedimento di rettificazione del sesso, dispone che siano rispettate le condizioni stabilite dal Consiglio federale di Medicina nella risoluzione n. 1652/2002: quindi i benefici sarebbero limitati alle persone che transitano da maschio a femmina e non il contrario, cosa che appare fortemente discriminatoria. Tra le altre condizioni vi è anche quella che stabilisce in 21 anni l'età minima per accedere all'intervento di rettificazione.

L'altro grande problema che ancora permane, a causa della mancanza di una legge sul transessualismo, riguarda l'impossibilità di modificare il proprio nome e i documenti personali a seguito dell'intervento. A oggi, infatti, esiste un divieto quasi assoluto per i registri dello stato civile di modificare il nome di un cittadino, tranne in quei casi nei quali il nome risultasse ridicolo. Tale divieto permane anche a seguito di avvenuta rettificazione di sesso, autorizzata o meno dal Cfm.

In questo contesto lo Stato pone a carico del sistema sanitario nazionale i costi della transizione, ma non riconosce alle persone transessuali la possibilità di ottenere un nuovo nome adeguato al sesso acquisito e nuovi documenti. È evidente come permanga una profonda violazione dei diritti e della dignità delle persone transessuali, le quali in ambito sociale continueranno a subire discriminazioni e umiliazioni e non vedranno riconosciuto il nuovo status acquisito.

I tribunali intervenuti su questa questione si sono espressi in maniera diversa. Alcuni cercando una possibile soluzione alternativa hanno anche previsto l'inserimento nei registri dello stato civile la dizione «transessuale» come se si trattasse di un terzo sesso, oltre maschio e femmina. La maggior parte dei tribunali ha ritenuto che il sesso giuridico è altro rispetto al sesso psicosociale e comunque differente da quello biologico che è fissato una volta per tutte al momento della nascita e riportato nei registri dello stato civile.

Non sono mancate poche sparute sentenze, peraltro molto recenti, che invece hanno riconosciuto il diritto della persona transessuale alla rettificazione del sesso, autorizzandola a modificare il nome nell'atto di nascita e i documenti personali. Così, per esempio, ha deciso nel giugno 2007 la Defensoria pública regional di Ribeirão Preto (300 chilometri a nord di San Paolo); allo stesso modo, nello stesso anno, hanno deciso il tribunale di Pernambuco (Tjpe) e quello di Porto Alegre.

In conclusione, la situazione in Brasile è costituita ancora oggi, a seguito dell'importante intervento del ministero della Salute, di luci ed ombre. Il cammino verso il pieno riconoscimento dei diritti e della dignità delle persone transessuali sembra non essere giunto a conclusione e appare ben lontano dalla realtà giuridica di altri paesi, ancora pochi per vero, che riconoscono il diritto al cambiamento del nome e dei documenti senza la necessità o prima di procedere all'intervento chirurgico, come per esempio avviene in Spagna.

Il riconoscimento dei diritti delle persone transessuali costituisce uno degli indici del grado di civiltà raggiunto da un paese e che non si misura unicamente dal corpo delle leggi di cui dispone. In questo senso l'Italia, che pur dispone di una legge sulla riattribuzione del sesso, dimostra scarsa sensibilità e grandi pregiudizi nei confronti delle persone transessuali, se si escludono pochissime lungimiranti esperienze portate avanti da amministrazioni locali, ad esempio la Toscana, dove le persone transessuali vengono assistite anche nel percorso di inserimento nel mondo del lavoro, spessissimo ostile nei loro confronti a causa dello stigma sociale.

Con il referendum popolare del 28 settembre 2008, i cittadini ecuadoregni hanno approvato la nuova Costituzione del Paese, con  il 64% dei sì, mentre i no si sono fermati al 28% (le schede nulle sono state il 7 %  e quelle bianche solo lo 0,7%).
La nuova Costituzione è stata elaborata dai 130 componenti dell’Assemblea costituente a partire dal novembre 2007 ed è stata approvata in via definitiva il 23 luglio 2008.
La Costituzione approvata è la ventesima della storia costituzionale dell’Ecuador e succede a quella del 1998. La nuova Costituzione si compone di 444 articoli, divisi in 33 titoli, mentre la precedente conteneva ‘solo’ 284 articoli.
Con riferimento alle disposizioni che riguardano più direttamente le persone LGBT, la nuova Costituzione:
1) riconosce il diritto di uguaglianza e il divieto di discriminazione;
2) definisce il matrimonio come unione di un uomo ed una donna, ma riconosce gli stessi diritti e doveri delle coppie sposate alle coppie di fatto stabili, senza distinzione tra coppie dello stesso o differente sesso. L’adozione, però, è permessa anche alle coppie di fatto, ma solo se di sesso diverso.
L’Equador è una repubblica, con una popolazione di quasi 14 milioni di abitanti, con capitale Quito. Gli aventi diritto al voto sono circa 9,7 milioni.
L’Assemblea costituente ha un proprio sito ufficiale attraverso il quale è possibile scaricare tutti i documenti e il lavori preparatori: http://asambleaconstituyente.gov.ec/
A seguire gli articoli che riguardano il diritto di eguaglianza, la famiglia e le coppie di fatto:

 

Art. 11, comma 2

«Tutte le persone sono uguali e godranno degli stessi diritti, doveri e opportunità.
Nessuno potrà essere discriminato a causa della propria etnia, del luogo di nascita, dell’età, del sesso, dell’identità di genere, dell’identità culturale, dello stato civile, della lingua, della religione, dell’ideologia, dell’appartenenza politica, del passato giudiziario, della condizione socio-economica, della condizione di migrante, dell’orientamento sessuale, dello stato di salute, dell’infezione da HIV, dell’handicap, delle differenze fisiche; né a causa di nessun altra distinzione, personale o collettiva, temporanea o permanente, che abbia come oggetto o risultato quello di ridurre o annullare il riconoscimento, il godimento o l’esercizio dei diritti. La legge sanzionerà tutte le forme di discriminazione.
Lo Stato adotterà azioni positive che promuovano l’uguaglianza reale in favore dei titolari di diritti che si troveranno in situazione di disuguaglianza.»

 

Art. 67


«Si riconosce la famiglia nei suoi diversi tipi. Lo Stato la proteggerà come nucleo fondamentale della società e garantirà condizioni che favoriscano integralmente il perseguimento dei suoi fini. Le famiglie si costituiranno per vincolo giuridico o di fatto e si baseranno sulla uguaglianza di diritti e opportunità dei suoi membri.
Il matrimonio è la unione tra un uomo e una donna e si fonderà sul libero consenso delle persone contraenti e in eguaglianza di diritti, obbligazioni e capacità legali».

 

Art. 68
«L’unione stabile e monogama tra due persone libere dal vincolo matrimoniale che formino una famiglia di fatto (nota: la parola qui utilizzata non è famiglia, ma hogar che significa propriamente ‘focolare domestico’. Una coppia sposata rappresenta una familia, ma quando si vuole indicare il matrimonio o una relazione con riferimento all’affetto e alla comunione di vita si utilizza la parola hogar), nei limiti e alle condizioni e circostanze previste dalla legge, genererà gli stessi diritti e obbligazioni che hanno le famiglie costituite mediante matrimonio.
L’adozione è permessa solo a coppie di sesso diverso».

Allegati

testo finale_Nueva_Constitucion_del_Ecuador.pdf

Taking family matters seriously is a distinct, internationally renowned trait of Italian culture. This often ignites fierce feelings, touching upon a bundle of deep-rooted, yet changing values, such as personal autonomy, masculinity, motherhood, reproduction, etc., which have significant implications on national identity itself.

In recent times, new influences have shown that such a bundle of values might sometimes be founded upon reactionary and discriminatory premises, and/or produce unacceptably hard consequences on those who do not conform to the predominant rule. Due to diffuse and diehard prejudices in many parts of Italy, men and women (whom we today call gays and lesbians) continue to face discrimination based on a personal characteristic such as (homo)sexual orientation.

Discrimination which, for its traits, does not belong to the experience of those, heterosexual people, who are not normally marginalised on grounds of (hetero)sexual orientation. The stereotypes which branded the former with characteristics of unreliability or sickness still contribute to ensuring that same-sex couples remain at a distance from ‘conjugality', the socially recognised place - whether we like it or not - for profound commitment and the most significant existential dynamics of love, care, and moral and material communion.

Despite an ongoing need to do so, in this paper I do not purport to discuss or demonstrate discrimination in family matters, nor to address (at least explicitly) the most openly homophobic discourses. Rather, my concern stems from the intrinsic discriminatory arguments present in the rhetoric of those who claim to favour the promotion of equal treatment and individual rights and liberties. Without any claim to thoroughness, I will briefly survey the debate surrounding constitutional values and principles relevant for the matter at hand, as well as the three main bills on de facto partnerships that have attracted public and institutional attention. The survey will serve a twofold aim: it will inform the reader both as to the content of the various proposals, and as to the cultural and political frame of reference within which the proposals found their origin.

By juxtaposing and comparing the three proposals, which have succeeded one another in a relatively short time, I hope to be able to show the reader the different, yet homogenous, political objectives and theoretical or cultural references which underpin each of them, in addition to their material content. The three bills can be seen as the unique testimony of the profound implications of the ‘pull-and-let-go' exercise typical of Italian society and politics. An exercise which, regrettably, mainly descends from the desire to please the wishes of the moderate (mostly) catholic sectors of the population, as well as the official religious predicaments based on clearly antiquated binary notions of right vs wrong, natural vs innatural, and moral vs immoral.

In my view, whilst the process of law reform and modernization should be welcomed if based on values such as personal autonomy and equality, the censoring temptations which have always contributed to the disappearance of same-sex couples, or to the (self)portrayal as something different and less worthy, must be taken seriously, and even more seriously when they propagate from progressive, left-wing narrations of equality and legal recognition. When the worth of family life of such couples is downgraded to a mere matter of competency for the population registry, or once again ignored through the segregation in hybrid legal schemes, it means that there is a severe gap in the ability to seriously question the reiteration of such concepts of ‘family' and ‘nature' which reinforce social and legal exclusion or marginalization.

Therefore, every attempt at law reform in this sense should be regarded with utmost suspicion. My conclusion is that the current Italian anomaly lies precisely in the fact that, masked by the promotion of the much cherished constitutional value of ‘solidarity', there seems to be only one viable option for progressive political parties and scholars: the reductionist hypothesis. I use this formula to indicate the widespread and predominant incapacity or unwillingness to approach the matter of equality for same-sex couples in any other way that differs from that of diluting the specific problems into broader issues concerning all sorts of cohabiting arrangements based on solidarity or, as they are also called, ‘reciprocal help'.

(continua)

Allegati

ULR.pdf

The recognition of lesbian, gay, bisexual and transgender (LGBT) families is one of the main focuses of ILGA-Europe's work. We work for the elimination of discrimination in law, policies and practices relating to any form of partnership or parenting (including marriage, partnership, reproductive rights, adoption and parental responsibility): in particular, the elimination of restrictions on the rights and responsibilities of parents based on sexual orientation, gender identity and gender expression. Most importantly, the rights of the child are at the core and guide ILGA-Europe's demands for recognition of diverse families.

This publication is the second of a collection of booklets related to different aspects of LGBT families ranging from social and legal issues to more practical consequences of the non-recognition of LGBT families. It focuses on the implications the Hague Programme has for LGBT families in the areas of freedom and justice.

The areas of justice and freedom are not to be considered in isolation from other obligations and policies in the EU.

Primarily, the Charter of Fundamental Rights recognises the right to family life and the right to non-discrimination on the grounds of gender and sexual orientation. Other policies are developed at EU level which have an impact on the definition of families, such as the Alliance for Families and the increasing consideration given to the question of demographic changes. The EU is also giving more consideration to children's rights and their basic right to a family.

ILGA-Europe would like to thank Dr Matteo Bonini, the author of this report, for his evaluation of the legislation, proposals and policies in the area of justice, freedom and security as they affect LGBT families. This document is particularly important as it offers ILGA-Europe the opportunity to review the Hague Programme midway through its implementation and to suggest some actions to be taken by the EU institutions and Member States. We are grateful for the amount of work, the support and the enthusiasm shown by the author of the report. The author and ILGA-Europe also would like to thank Dr Kees Waaldijk and Prof. Mark Bell for comments on an earlier draft.

Finally, the production of this document is also the result of team work involving proof reading by Peter Norman and Silvan Agius and production and dissemination by Juris Lavrikovs.

This document is an important contribution to ILGA-Europe's work towards the recognition of diverse forms of families and an end to the current discrimination against LGBT families and their children.

 

Christine Loudes

Policy Director

 

 

 

 

Allegati

Report_BoniniBaraldi_final.pdf

Da oltre un decennio numerosi comuni italiani, da nord a sud senza distinzione di latitudine, grandi e piccoli, hanno avviato l'istituzione dei registri delle unioni civili o di fatto, ritenendo che sia nella loro potestà regolamentare l'istituzione di tali registri, sulla base della legge 142/90.

La cronaca recente, sull'onda del dibattito sui Patti civili di solidarietà ha nuovamente posto all'attenzione degli amministratori locali questo tema, su cui non esistono, a quanto ci consta, delle riflessioni organiche.

(...)

I registri delle unioni civili ugualmente non determinano per gli iscritti vincoli giuridici a cui si ricollegano effetti propri, ma ad essi gli enti locali che li istituiscono possono fare riferimento per fini che ritengano degni di tutela.
Un esempio che spesso è stato fatto in riferimento a benefici riconnessi alla convivenza è la legislazione regionale in materia di assegnazione degli alloggi di edilizia pubblica.
Le leggi regionali solitamente distinguevano tra a) nucleo familiare legittimo (coniugi e figli), b) nucleo familiare consanguineo (formato da ascendenti, discendenti e collaterali fino ad un certo grado, nonché affini), nel quale è incluso anche il convivente more uxorio, che possa certificare la durata della convivenza per un certo periodo antecedente determinato dal bando di assegnazione, c) nucleo familiare eventuale (senza che tra i componenti ci siano vincoli di parentela e affinità), che possa certificare l'esistenza e la stabilità della convivenza attraverso la durata richiesta.
La certificazione dell'esistenza e della durata della convivenza deve risultare da certificazione anagrafica o da atto notorio. 

La funzione di certificazione è svolta dai registri anagrafici, ma anche dai registri delle unioni civili. Però al di là di questa precipua funzione, è chiaro che la funzione essenziale dei registri delle unioni civili, come premesso, è quella di dare visibilità alle unioni civili, confermandone la loro dignità e importanza sociale, nell'alveo della costituzione. 

(continua)

 


 

Allegati

Rotelli_I_registri_delle_unioni_civili.doc