Tutti i cittadini sono uguali, chi può dirlo meglio dei giuristi? Ma gay e lesbiche, per i ritardi della politica italiana, non hanno ancora diritto al riconoscimento delle proprie unioni.  Esiste però la "via giudiziaria".

 

Riusciranno gli avvocati con ricorsi che potrebbero arrivare fino alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo a colmare il grave deficit di Giustizia? C'è chi sostiene di sì.

 

E' la Rete Lenford che ha preso il nome da un avvocato giamaicano, figura di spicco contro l'omofobia e assassinato perché gay. Ha un anno di vita, è promossa dall'Avvocatura Lgbt (in tutto 100 avvocati in Rete) e a questo riguardo sta lavorando  con l'associazione radicale "Certi diritti". E' nata grazie all'iniziativa di Saveria Ricci, Antonio Rotelli, Francesco Bilotta, considera il testo fresco di stampa "Le unioni tra persone dello stesso sesso" (ed. Mimesis)  l'orizzonte culturale da cui prendere le mosse. Bilotta, il curatore, ci conduce al punto di partenza: "In Italia non esiste alcuna norma che vieti alle persone dello stesso sesso di sposarsi. Ci sono invece tantissime persone che avvertono una esigenza profonda di regolamentare la propria unione. Riconoscere questa realtà comporta un cambiamento culturale e antropologico. Ma c'è il freno del "chissà dove andremo a finire"".  

 

Visto che non ci sono divieti, qualcuno potrebbe provare a sposarsi? E se lo fa cosa succede? Addentriamoci nella via. "Una libertà fondamentale può essere limitata solo da una norma espressa, poiché non c'è, sedici coppie hanno già chiesto al comune di residenza la pubblicazione degli atti di matrimonio". Hanno compiuto il primo passo. Il secondo spetta all'ufficiale di Stato civile, che deve accertare se ci sono impedimenti al matrimonio. Le coppie si sono rivolte ai comuni di Roma, Pavia, Perugia, Firenze, Venezia, Cuneo, Trento, Torino, Bergamo, Brescia. Le reazioni sono state le più diverse: "Alcuni sono stati strasimpatici: "mi dispiace non possiamo, ma ci farebbe tanto piacere" "dai, ce la farete!". Altri rigidissimi: "Lei queste cose non le deve neanche pensare!"." Racconta Bilotta. 

 

Ma il "no" va messo per iscritto. Il pezzo di carta, vero semaforo rosso, gioca un ruolo fondamentale: "Il diniego viene impugnato dinanzi al tribunale ordinario, se confermato si va in appello e poi, eventualmente, in Cassazione". Dopo questa serie di no, ci si può rivolgere alla corte Europea, e non è detto che prima non si passi per la Corte costituzionale. Ma nelle aspettative della Rete Lenford la via giudiziaria al riconoscimento delle unioni ha una biforcazione. La prima uscita: "Potremmo trovare il giudice solerte che interpreta in maniera evolutiva la legge vigente. Di fatto una sentenza simile c'è già stata ma poi il giudice ha aggiunto che tuttavia, non spettava al potere giudiziario, cioè ai tribunali, intervenire, ma a quello legislativo. Nel caso del giudice coraggioso ci potrebbe essere il via libera alle pubblicazioni, quindi al matrimonio, nell'attesa comunque di una possibile opposizione del pubblico ministero". La seconda uscita ci porta all'estero: "Dopo il giudizio in Cassazione, ci rivolgiamo alla Corte Europea facendo appello alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, per cui è centrale - come nella Carta di Nizza - il principio di non discriminazione. L'articolo nove della Carta di Nizza recita: Ognuno ha il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia". Attenzione: la Carta non lega la  famiglia alle nozze. Stabilisce due diritti distinti, quello di contrarre matrimonio e l'altro di costituire una famiglia. "Se in Europa si discute del come farli valere, con le nozze o con istituto equipollente -, conclude Bilotta -, da noi ancora c'è che chi dice che le coppie gay non hanno alcun diritto". I loro diritti invece ci sono, ben radicati nella nostra Costituzione. 

(Delia Vaccarello, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

 

 

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L'italiano Renato Sabbadini è stato eletto co-segreterio generale di ILGA World, associazione mondiale LGBT, nel corso dell'assemblea che si è tenuta a VIenna lo scorso 6 novembre.

 

Sabbadini, 42 anni, è bergamasco, laureato in lingue, è stato consigliere comunale a Bergamo dal 1995 al 2004. Vive a Bruxelles dove svolge lavoro di assistente parlamentare al Parlamento Europeo. Ha fatto parte della segreteria nazionale Arcigay dal 2002 al 2007 con l'incarico di responsabile Esteri e attualmente fa parte del Consiglio nazionale.

 

A Sabbadini la Presidenta di Rete Lenford ha inviato il seguente messaggio di auguri:

 

Al Co-Segreterio di Ilga World
Renato Sabbadini




Firenze, 9 novembre 2008




Caro Renato,
con sincera gioia abbiamo appreso della tua elezione al prestigioso
incarico di Segretario di Ilga World.
A nome dell'Associazione Avvocatura per i diritti LGBT/ Rete Lenford ti
facciamo i nostri più sinceri auguri di buon lavoro.
Faremo del nostro meglio per aiutarti e stare al tuo fianco nelle
battaglie che ci vedono insieme impegnati.



Un caro saluto,



Saveria Ricci
Presidente di Avvocatura per i diritti LGBT/ Rete Lenford
www.retelenford.it

L'AGEDO in collaborazione con la Provincia di Milano- settore Cultura presenta l'anteprima del film-documentario di Claudio CIPELLETTI.

 

 

SPAZIO OBERDAN, lunedì 17 novembre 2008, ore 21

viale Vittorio Veneto, MM Porta Venezia.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

 

 

 

Presentazione

Agedo/Associazione genitori e amici di omosessuali, in collaborazione con Provincia di Milano/Settore Cultura, presenta l'anteprima milanese del documentario Due volte genitori, prodotto da Agedo con la Commissione Europea nell'ambito del progetto internazionale Daphne II "Family Matters - Sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche".

Alla proiezione segue l'incontro con il regista e alcuni dei genitori presenti nel film. Intervengono: il Prof. Gustavo Pietropolli Charmet, presidente Istituto Minotauro; Daniela Benelli, Assessore alla Cultura, culture e integrazione della Provincia di Milano, e Paola Dall'Orto, fondatrice Agedo

"Mio figlio è come io lo penso?" Prima o poi ogni genitore, a causa di piccoli o grandi motivi, si è trovato di fronte a questo interrogativo. Due volte genitori entra direttamente nel cuore delle famiglie nel momento critico della rivelazione dell'omosessualità di un figlio o di una figlia.

Attraverso un delicato lavoro di ascolto, il film indaga questo percorso tra le aspettative disilluse dai figli e l'accettazione, al di là dell'omosessualità in quanto tale,  della propria rinascita come genitori. Dopo lo smarrimento, il senso di perdita e di colpa, poco alla volta si apre un nuovo percorso che porta queste famiglie a compiere un viaggio imprevisto, dai figli ai genitori, dai genitori ai nonni e poi di nuovo ai figli. Mentre si richiude il cerchio tra le generazioni vince l'amore, ma non basta. Bisogna mettersi in gioco. E questi genitori hanno saputo farlo fino in fondo, regalandoci un'esperienza intensa e limpida, che diventa preziosa per tutti.

Due volte genitori è un lavoro toccante, risultato di un lungo percorso di ricerca a contatto con le famiglie e di due anni di lavorazione. Il film è stato diretto da Claudio Cipelletti, già autore del documentario Nessuno Uguale prodotto dalla Provincia di Milano/Settore Cultura.

Se Nessuno Uguale  fu un piccolo cult nelle scuole per parlare del coming out di lesbiche e gay adolescenti, Due volte genitori ne costituisce il proseguimento naturale, ma anche l'approfondimento più che mai attuale per l'intensità e la delicatezza con cui entra nel dibattito sulla famiglia.

Si ringrazia inoltre il "23° Festival Mix di cinema gaylesbico e queer culture" (Milano 4-10 giuno 2009).

 

 

 

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Tre associazioni americane impegnate nella difesa e promozione dei diritti civili delle persone LGBT,  hanno depositato presso la Corte Suprema della California tre ricorsi.

 

Lambda Legal, The American Civil Liberties Union ed il National Center for Lesbian Rights chiedono che venga bloccata l'attuazione della Proposition 8. 

 

La Proposition 8, il cui nome integrale e' Eliminazione del Diritto al Matrimonio delle Coppie dello Stesso Sesso, chiedeva alla popolazione della California di votare un emendamento Costituzionale affinché' il matrimonio sia limitato solo all'unione tra uomo e donna. Questo dopo che la Corte Suprema della California in ‘In re Marriage Cases' (2008) aveva stabilito che le iniziative legislative in California atte a limitare il matrimonio, quale unione solo tra persone di sesso diverso, violano I diritti costituzionale delle coppie dello stesso sesso e non possono essere interpretate in modo da precludere le coppie dello stesso sesso dal matrimonio.

 

Le tre organizzazioni, che rappresentano in giudizio sei coppie con partners dello stesso sesso, sostengono che la Proposition 8 nel revocare il diritto a contrarre matrimonio, si riveli in realtà una vera e propria ‘revisione costituzionale' e non soltanto un ‘emendamento' alla Costituzione della California.

In più, la Proposition 8 sarebbe invalida - dichiara Jennifer Pizer di Lambda Legal - in quanto il processo di iniziativa popolare sfociato nel referendum, e' stato impropriamente usato per limitare i diritti di un solo gruppo della popolazione. E questo a discapito ed in violazione del principio di uguaglianza. In tal modo, la Proposition limiterebbe il ruolo delle corti, costituzionalmente garantito, di protezione del diritto all'uguaglianza delle minoranze. Un cambiamento in questo senso di revisione costituzionale, non può poggiarsi su referendum popolare ma necessita di una vera e propria riforma in sede legislativa. Le revisioni costituzionali devono essere approvate dai 2/3 di entrambe le Camere della legislature prima che si passi al voto popolare.

Bisogna ricordare, che lo stesso gruppo querelanti ed organizzazioni aveva presentato la stessa petizione prima delle elezioni ma la Corte Suprema non ha accolto ricorso senza valutazione nel merito.

I matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati da Giugno sino al giorno delle elezioni sono 18.000 e c'e da ritenere che rimarrano validi in quanto Proposition 8 non prevede la retroattività nell'applicazione delle sue norme.

 

 

Allegati

strauss_ca_20081105_writ-petition[1].pdf

Dopo il referendum californiano sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, passato con una maggioranza ristrettissima, le associazioni per la tutela dei diritti delle coppie omosessuali americane non si sono date per vinte e hanno annunciato l'inizio di una nuova battaglia nei tribunali.

E' di poco fa la notizia che l'American Civil Liberties Union, Lambda Legal e il National Center for Lesbian Rights, le contee di San Francisco, Los Angeles e Santa Clara ed il legale della prima coppia gay legalmente sposata nello stato si spenderanno per l'affermazione del principio di l'uguaglianza per tutti sancito dalla Costituzione californiana, contro un'iniziativa che priva di un diritto fondamentale un solo gruppo di cittadini. 

"E' una lezione di democrazia e di grande impegno civile - sostiene l'avvocata Saveria Ricci, presidente di Avvocatura per i diritti LGBT/Rete Lenford - che ci auguriamo come cittadini e come avvocati che serva da sprone per tutte le coppie omosessuali che nel nostro Paese chiedono a gran voce di potersi sposare".

Anche in Italia è in corso un'iniziativa di affermazione civile per il riconoscimento giudiziario del diritto al matrimonio di cui è promotrice la Rete Lenford e l'associazione radicale Certi diritti, che ha ricevuto il sostegno di molte associazioni omosessuali italiane.

Francesco Bilotta, curatore del volume "Le unioni tra persone dello stesso sesso" di recente edito da Mimesis edizioni afferma: "Il diritto non può rimanere indifferente di fronte alle migliaia di famiglie formate da persone dello stesso sesso che oggi vivono nel nostro Paese. Continuare in questo modo significa privare tali cittadini del diritto a realizzarsi pienamente come persone, in aperto contrasto con la Costituzione italiana che come quella Californiana afferma l'uguaglianza di tutti davanti alla legge".  

Luca MALICI è un ricercatore italiano presso dell'Università di Birmingham (UK), che sta svolgendo una ricerca quali-quantitativa di 3 anni che guarda alla rappresentazione, circolazione e, soprattutto, ricezione di realtà queer (o meglio in Italia, LGBTQI) nella televisione generalista Italiana (Rai, Mediaset, La7/MTV Italia) degli ultimi 20 anni.


A livello internazionale esiste pochissima ricerca, soprattutto per quanto riguarda la ricezione o, come dicono qui, "audience studies".
In Italia, questo tipo di studio sembra assumere particolare rilevanza se si guarda a come queste identità vengono ancora percepite dalla società eteronormativa e cattolica, insieme alla generale indifferenza istituzionale (politica e legislativa).
I risultati del sondaggio rappresenteranno il punto di vista delle diverse comunità queer/LGBTQI. Dai dati che si otterranno nascerà una video-compilation e una ricerca etnografica con un campione di famiglie italiane, cui sarà richiesto il "loro" punto di vista su tali rappresentazioni in film/programmi, e sulle stesse identità in questione.

Il Dott. Malici ha recentemente creato un sondaggio online, parte fondamentale del progetto, dove si chiede il punto di vista della comunità LGBTQI Italiana. E' necessario dare la massima visibilità al sondaggio:

http://www.polldaddy.com/s/43EA271E34C66969/


Il sondaggio è anonimo e richiede solo pochi minuti.

 

Completando questo Survey darai un contributo significativo a questo studio. La tua opinione è molto importante!

Proponiamo un articolo pubblicato il primo novembre 2008 sull'edizione cartacea del Corriere Fiorentino. L'edizione on line del giornale è disponibile qui.

 

 

L'idea che da un po' di tempo va dicendo in giro il provveditore Giuffrida sarebbe un modo per sfruttare meglio le potenzialità del carcere di Empoli. Una struttura di oltre mille metri quadrati, su due piani, con 26 celle spaziose, una biblioteca, un'ampia sala ricreativa, un gabinetto dentistico, l'infermeria, un campo di calcetto, un ettaro di terra con ulivi, una serra e pure un'azienda agricola. Un carcere che da anni si è praticamente svuotato, tanto che la Regione prima dell'estate istituì un tavolo di emergenza e lanciò pure un appello agli altri istituti penitenziari d'Italia: cercasi detenute. È passato ormai qualche mese. La situazione non è migliorata. Il 22 ottobre scorso, nel corso di un incontro con i sindacati, la responsabile toscana delle carceri avrebbe presentato un primo piano di riorganizzazione. Piano che però dovrà essere confrontato con la Regione (è previsto un incontro il 6 novembre), che delle intenzioni della Giuffrida di fare di Empoli un carcere per soli trans, non ne è ancora venuta a conoscenza in maniera ufficiale. I sindacati, invece, hanno già le idee chiare. È stata la Uil con un comunicato, a svelare la bozza di lavoro del provveditore e gli ultimi aggiornamenti sullo stato del carcere femminile di Empoli, le Pozzale. «Fino a pochi giorni fa c'erano due detenute, ora ne dovrebbe essere rimasta solo una, perché l'altra penso sia stata scarcerata — racconta Grieco, della Uil — Il provveditore ci ha presentato la rivisitazione di alcuni istituti penitenziari della Toscana e per Empoli ha pensato di far traslocare da Sollicciano i transessuali con la garanzia della permanenza in sede del personale e anzi con l'aumento di personale maschile». Il basso numero di detenute (di cui in teoria in futuro dovrebbe farsene carico il territorio) alla casa di custodia attenuata — riservata a donne con problemi di dipendenza da stupefacenti e alcool — dipende anche dai criteri di ammissione alla struttura molto rigidi (tra cui l'età: le donne non devono avere più di 40 anni e una condanna ormai definitiva). E per questo negli uffici della Regione da tempo si sta lavorando ad un altro progetto per Empoli. Dopo la normativa nazionale che prevede il superamento degli Opg, ci saranno comunque alcuni internati, oggi a Montelupo, che non potranno essere presi in carico dai servizi territoriali. Per questo qualcuno ha pensato a Pozzale dove potrebbero trovare ospitalità una quindicina di ex internati con le guardie a fare da sorveglianza esterna e solo la parte sanitaria all'interno.

Alessio Gaggioli

Negli Stati Uniti d'America il 4 novembre gli elettori saranno chiamati al voto per eleggere il Presidente, ma in ciascuno Stato gli elettori saranno anche chiamati a votare questioni diverse che riguardano il singolo Stato.

In California si voterà un referendum, chiamato Preposition 8, che vorrebbe introdurre nella Costituzione la definizione di matrimonio come unione esclusivamente tra un uomo e una donna. 

Ciò comporterebbe un divieto di celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso, che nel 2008 la Corte suprema dello Stato aveva dichiarato ammissibili e legali.

L'articolo che si traduce riporta le riflessioni di alcuni giuristi sulla sorte dei matrimoni gay e lesbci che sono stati celebrati fino ad oggi.

L'articolo è comparso il 1 novembre 2008 sul San Francisco Chronicle.

 

***

 


Che accade ai matrimoni già celebrati tra persone dello stesso sesso, se passa la Proposizione 8?

 

Bob Egelko, Chronicle Staff Writer

Saturday, November 1, 2008

 

Fonte. Leggi l'articolo in lingua originale

 

Votando la Proposizione 8, i californiani decideranno se alle 12:01 di mercoledì esisterà ancora il diritto di sposarsi per i partner dello stesso sesso. Quel che è meno chiaro è l'impatto che ciò potrebbe avere sulle circa 16.000 coppie gay e lesbiche che si sono sposate dal mese di giugno.

 

Un importante pezzo di carta

Già Partner registrati da cinque anni, essi si sono considerati sposati da molto tempo prima che ciò venisse permesso dallo Stato, dice il sig. Wetherbee, 31 anni. Anche se passa la Proposizione 8, dice, "Io conserverò il mio pezzo di carta incorniciato sul muro".

Se gli elettori della California approvassero la Prop. 8, il peso giuridico di tale pezzo di carta, e di migliaia di altri, dovrà essere stabilito dai Tribunali.

Circa 16.000 coppie dello stesso sesso si sono sposati dalla metà di giugno, secondo l’Istituto WILLIAMS per il diritto dell’orientamento sessuale e delle politiche pubbliche, presso la facoltà di diritto della UCLA (Università della California). Quasi un terzo dei matrimoni si sono svolti nel corso degli ultimi due mesi.

A San Francisco, l'ufficio dei matrimoni dice che 971 coppie dello stesso sesso hanno fatto richiesta di ottenere la licenza matrimoniale nelle due settimane prima delle elezioni. Questo numero è circa il doppio della media che si è avuta sin dalle ultime due settimane di giugno, quando 1.071 coppie ne fecero richiesta.

L'iniziativa che potrebbe annullare questi matrimoni è la proposta di un emendamento costituzionale che dichiara che "solo il matrimonio tra un uomo e una donna è valido o riconosciuto in California."

La Prop. 8 non afferma esplicitamente che avrà applicazione retroattiva, annullando i matrimoni tra persone dello stesso sesso già celebrati. Ma la sua formulazione - dicendo che solo matrimoni tra persone di sesso opposto possono essere riconosciuti in California - indica che si è inteso negare il riconoscimento a tutti i matrimoni tra le persone dello stesso sesso, compresi quelli che erano validi legalmente prima delle elezioni.

Tale interpretazione trova sostegno nelle argomentazioni del Sì al referendum n. 8, che ritengono che la misura permetterebbe allo Stato di riconoscere solo matrimoni maschio-femmina, "indipendentemente dal quando o dove sono stati celebrati."

Tuttavia, molti osservatori giuridici hanno previsto che pur passando la Prop. 8, i matrimoni sarebbero confermati dai giudici della stessa Corte che li ha autorizzati. Questo punto di vista è condiviso dall’avvocato generale dello Stato, Jerry Brown, il cui ufficio rappresenterebbe lo Stato in qualsiasi azione legale che riguarda la proposizione referendaria.

"Mi sembra che la Corte, nell’esaminare la questione sotto il profilo dell’equità, molto probabilmente concluderebbe che il mantenimento dei matrimoni effettuati in tale intervallo (prima delle elezioni) sarebbe un equo risultato", ha detto Brown nel mese di agosto.

Jane Schacter, docente di diritto dell’università di Stanford, ha detto che la questione non è chiara, ma pensa che la Corte sarebbe riluttante a revocare il diritto di sposarsi dopo che il matrimonio è stato fatto. Il motivo principale, ha detto, è che spesso le coppie di neo sposi fanno affidamento sul loro stato civile di coppia sposata per intraprendere azioni che altrimenti avrebbero rinviato - come adottare o avere figli, contrarre un mutuo, acquistare una casa.

"Vogliamo dire alle coppie che, quando si sposano, possono contare sul fatto di essere sposati", ha detto Jane Schacter.

Il professor Jesse Choper della facoltà di legge dell’Univesità di Berkeley dice che la Corte potrebbe anche concludere che annullare retroattivamente un matrimonio violerebbe il principio del rispetto dei diritti accordati dalla legge al cittadino (right to due process of law) o violerebbe il divieto costituzionale di interferire sui contratti (constitutional ban on interference with contracts).

Anche il principale avvocato della campagna per il Sì alla Proposizione 8 ha rifiutato di prevedere che la Corte annullerebbe i matrimoni già contratti.

"Non credo che la legge sia chiara su questo", ha affermato l’avvocato Andrew Pugno di Sacramento. Egli sostiene che la posizione di Brown (avvocato generale dello Stato) e l’evidente simpatia della Corte suprema verso il matrimonio tra persone dello stesso sesso potrebbero influenzare il destino di questi matrimoni.




La Corte accusata di aver creato confusione

Il portavoce della campagna Chip White si è rifiutato di dire se gli sponsor della Proposizione 8 chiederebbero ai tribunali di far decadere i matrimoni. Tuttavia, dice che qualsiasi confusione circa lo status dei matrimoni celebrati è responsabilità della Corte suprema dello Stato per il rifiuto di rinviare l'effetto della sua decisione fino a dopo le elezioni, e "i tribunali dovranno ora fare i conti con questa situazione."

Un professore di diritto che sostiene con forza i matrimoni dello stesso sesso ritiene, invece, che la Prop. 8 inficerebbe tutti questi matrimoni celebrati in California.

"Vi è un inquietante grado di compiacenza che molte persone (gay e lesbiche) sembrano avere sulla sicurezza dei loro matrimoni", ha affermato Kenji Yoshino, che insegna diritto costituzionale presso la New York University. Anche se sarebbe ingiusto annullare il matrimonio di coppie che hanno aspettato per anni la possibilità di sposarsi, ha detto, "solo perché qualcosa sembra profondamente ingiusto non significa che è incostituzionale".

Yoshino dice che i tribunali federali hanno stabilito che il divieto costituzionale contro l'interferenza del governo nei contratti non si applica al matrimonio. Ha anche affermato che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito nel 1994 che in un caso che non riguarda il diritto penale, uno Stato non ha bisogno di grandi giustificazioni per abrogare retroattivamente diritti individuali che sono stati in vigore per un periodo relativamente breve.

E anche se la Corte suprema della California potrebbe essere incline a mantenere in essere i matrimoni, ha detto Yoshino, qualsiasi decisione sarebbe probabilmente basata sulla Costituzione americana, sulla quale la Corte suprema degli Stati Uniti ha l'ultima parola.


Pronti ad ogni risultato

Al municipio, il sig. Wetherbee, compilando la sua domanda di licenza matrimoniale, dice che si augura che gli elettori lascino intatto il suo matrimonio. Ma almeno per quanto riguarda il suo rapporto col sig. Melena, afferma, non importa se davvero la Prop. 8 passa e riscrive la legge con effetto retroattivo.

In fondo al corridoio, Karen Peper e Sue Gerrity, che sono arrivati in volo da Farmington Hills, Michigan, per ottenere la benedizione legale della California per i loro 17 anni di relazione, dicono che sono preparati per qualsiasi verdetto che verrà dagli elettori e dai tribunali.

In Michigan, che non riconosce né le partnership registrate, né il matrimonio per coppie dello stesso sesso, "la gente mi chiede se mi sono sposato", dice Peper, uno psicologo di 52 anni. "Io dico sì, indipendentemente dalla Prop. 8".

 

(traduzione di Antonio ROTELLI) 

***

 

Il testo della Proposizione 8:

PROPOSITION 8

This initiative measure is submitted to the people in accordance with the
provisions of Article II, Section 8, of the California Constitution.
This initiative measure expressly amends the California Constitution by
adding a section thereto; therefore, new provisions proposed to be added are
printed in italic type to indicate that they are new.
SECTION 1. Title
This measure shall be known and may be cited as the “California Marriage
Protection Act.”
SECTION 2. Section 7.5 is added to Article I of the California Constitution,
to read:
SEC. 7.5. Only marriage between a man and a woman is valid or recognized
in California
.

 

ApprofondimentI: 

1) Guida ufficiale per gli elettori della California;

2) La Proposition 8 e il matrimonio in California;

Il Garante per la privacy ha adottato un importante provvedimento che riguarda il dibattuto tema dell'OUTING delle persone famose; provvedimento che si distingue anche per il carattere della sua assoluta novità.

 

Si ritiene utile premettere che con il termine inglese OUTING si intende il rivelamento che uno fa ad altri dell'omosessualità di una persona terza, mentre con l'espressione COMING OUT ci si riferisce al rivelamento che uno fa della propria omosessualità ad altri.

 

Nel caso di specie, una persona famosa aveva richiesto al Garante di ordinare ad un noto sito di informazione omosessuale di disporre il blocco e la cancellazione dei dati personali che lo riguardavano, relativi ad una sua presunta relazione omosessuale rivelata dalla persona che si autodichiarava suo fidanzato.

 

Il Garante ha affermato che le informazioni in questione, essendo state pubblicate dal sito per finalità giornalistiche nei limiti del diritto di cronaca, non necessitavano della preventiva autorizzazione del soggetto interessato.

Inoltre, trattandosi di persona famosa, non si è violato il rispetto della sua sfera privata, dal momento che costui ha costantemente commentato la propria immagine pubblica mediante richiami alla propria vita privata e di relazione, apparendo come esempio di virilità e sensualità. Proprio questi richiami alla propria vita privata permettono di ritenere sussistente l'interesse pubblico all'informazione, specie da parte del pubblico omosessuale, e di ritener lecitamente pubblicate le notizie sul sito, avendo esse rilievo sul ruolo e sulla vita pubblica dell'interessato, così come dallo stesso costruita. 

 

 

*****

  IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI




NELLA riunione odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vicepresidente, dei dott. Mauro Paissan e del dott. Giuseppe Fortunato, componenti e del dott. Giovanni Buttarelli, segretario generale;



VISTO il ricorso pervenuto al Garante in via d’urgenza il 6 agosto 2008 presentato nei confronti di Gay.it S.p.A., in qualità di editore del sito Internet “www.gay.it’, con il quale XXXXX (rappresentato e difeso dall’avv. Marcello Bergonzi Perrone), noto personaggio del mondo dello spettacolo e della cronaca rosa, in relazione alla recente pubblicazione sul sito edito dalla resistente di un’intervista nella quale un giovane artista ha asserito di aver intrattenuto con lui “una relazione sentimentale durata circa cinque anni” (testimoniata da alcune fotografie ritraenti i due “in diverse località e, ancor peggio, in luoghi di privata dimora”), ha chiesto il blocco e la cancellazione delle informazioni che lo riguardano e si è opposto a una loro eventuale, ulteriore pubblicazione; rilevato che, a parere del ricorrente, la pubblicazione delle informazioni in questione, a maggior ragione su un sito web “chiaramente dedicato a un pubblico omosessuale”, sarebbe lesiva della propria sfera privata e dell’immagine pubblica che lo stesso “ritiene di offrire e diffondere di se stesso” e in violazione della disciplina in materia di protezione dei dati personali, “non essendovi alcun rilievo, né attinenza alla vita pubblica e/o lavorativa del ricorrente, né alcun interesse pubblico o sociale” che possa giustificare la diffusione di informazioni relative alla propria vita sessuale; rilevato che il ricorrente ha chiesto, altresì, di porre a carico della resistente le spese sostenute per il procedimento;



VISTA la nota dell’8 agosto 2008 con la quale questa Autorità, ai sensi dell’art. 149, comma 1, del Codice, ha invitato il titolare del trattamento a fornire riscontro alle richieste dell’interessato;



VISTE la nota del 19 agosto e le memorie del 25 e 27 agosto 2008 con le quali Gay.it S.p.A. (rappresentata e difesa dall’avv. Michele Di Gregorio), nel comunicare di aver cancellato dal sito Internet le fotografie del ricorrente e del suo presunto compagno (che le avrebbe offerte all’editore “ai fini della loro pubblicazione ed a garanzia della veridicità delle proprie affermazioni”), ha sostenuto di aver trattato le informazioni relative al ricorrente nel rispetto dei limiti posti al diritto di cronaca, tenuto conto dell’interesse pubblico alla conoscenza della notizia (ciò, “sia in relazione alla generalità del pubblico, sia — con implicazioni culturali e sociologiche di assai maggior rilievo— in relazione al pubblico omosessuale” cui il sito è principalmente indirizzato): se “appare, di per sé, una notizia di interesse pubblico (per il pubblico di riferimento)” quella “per cui un attore —continuamente agli onori della cronaca, per vere o presunte relazioni sentimentali e sessuali con giovani donne— coltiverebbe un’altra e non nota relazione sentimentale”, tale interesse diviene, ad avviso della resistente, ancor più rilevante (soprattutto per il pubblico di riferimento del sito web) se, come nel caso di specie, ad esserne protagonista è un personaggio noto che ha deliberatamente costruito di sé l’immagine di “macho ed eterosessuale” e se la relazione di cui si tratta ha natura omosessuale; rilevato che la resistente ha sostenuto altresì che, prima della pubblicazione della contestata intervista sul sito www.gay.it, l’informazione relativa alla “relazione pluriennale” del ricorrente con l’artista era stata già resa nota da quest’ultimo con una lettera pubblicata il 24 luglio 2008 su un altro sito Internet ed era stata ripresa “da decine di testate giornalistiche (a dimostrazione dell’oggettivo interesse ed originalità della notizia)”; rilevato inoltre che la resistente ha precisato che “l’oggetto esclusivo dell’intervista, invero, altro non è che un’informazione sulla “vita di relazione” del Sig. XXXXX (…); nessuna notizia è fornita né sulla reciproche abitudini sessuali dei due protagonisti della relazione, tantomeno su abitudini sessuali del ricorrente”;



VISTE le memorie del 25 e del 27 agosto 2008 con le quali il ricorrente, rivendicando il diritto a scegliere liberamente e autonomamente se far conoscere a terzi aspetti della propria “vita intima e privatissima”, ha insistito nelle proprie richieste ribadendo di non ritenere lecito che vengano diffuse informazioni relative a quest’ultima senza il proprio consenso;



RILEVATO che risultano sufficientemente motivate dal ricorrente, e non contestate dalla controparte, le ragioni di urgenza, avvalorate anche dalla tempestività del ricorso proposto all’Autorità le quali hanno legittimato l’interessato, ai sensi dell’art. 146, comma 1, del Codice, ad esercitare direttamente con ricorso al Garante i diritti di cui all’alt. 7 del medesimo Codice, prescindendo dall’inoltro dell’interpello preventivo; rilevato pertanto che non opera, nel caso di specie, la sospensione del decorso dei termini di cui all’alt. 149, comma 8, del Codice;



RITENUTO di dover dichiarare, ai sensi dell’art. 149, comma 2, del Codice, non luogo a provvedere sul ricorso in ordine alla richiesta di cancellazione dei dati avanzata dal ricorrente per la parte relativa alle fotografie (concernenti momenti di vita privata del ricorrente e del suo presunto compagno) poste a corredo della notizia della supposta relazione sentimentale, avendo la resistente aderito a tale richiesta, nel corso del procedimento, eliminandole dal proprio sito web;



RILEVATO che il trattamento di dati personali relativi al ricorrente contenuti nell’intervista e negli spazi web del sito della resistente dedicati alla vicenda oggetto del ricorso risulta effettuato per finalità giornalistiche ai sensi degli artt. 136 e ss. del Codice e che i dati in questione potevano essere pertanto trattati senza il consenso dell’interessato, nel rispetto dei limiti posti al legittimo esercizio del diritto di critica e di cronaca (veridicità dei fatti, rilevanza sociale della notizia, forma civile dell’esposizione, “essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico”: art. 137, comma 3, del Codice; artt. 5 e 6 del codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica);



RITENUTO che le informazioni personali relative alla presunta relazione sentimentale (comunque già note per essere state pubblicate qualche giorno prima da un’altra testata giornalistica e riprese da numerose pubblicazioni anche telematiche) risultano essere state diffuse dalla resistente senza travalicare i citati limiti del diritto di cronaca, essendo state riportate —nel contesto di un articolo che richiama una problematica più generale e di interesse pubblico (in particolare per il pubblico omosessuale), quale quella del cd. “outing”— le sole informazioni essenziali in ragione dell’originalità del fatto e della qualificazione dei protagonisti;



RILEVATO, in particolare, in ordine a tale ultimo aspetto, che ai sensi dell’art. 6, comma 2, del Codice, la sfera privata delle persone note deve essere rispettata “se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica”; rilevato che, alla luce della documentazione acquisita in atti, il ricorrente risulta aver commentato la propria immagine pubblica mediante costanti richiami alla propria vita privata e di relazione (vedi, ad esempio, le numerose interviste rilasciate a diversi settimanali di “cronaca rosa” —e riportate tuttora sul sito web del ricorrente— con le quali lo stesso ha reso noti, nel corso degli anni, flirt e relazioni sentimentali, nonché aspetti e particolari relativi alla propria sfera personale e, in alcuni casi, anche a quella sessuale), apparendo come esempio di virilità e sensualità (tanto da dedicare uno spazio del proprio sito alla rappresentazione di sé quale “fidanzato ideale”); rilevato che, alla luce di ciò, deve ritenersi che la pubblicazione delle informazioni in questione relative alla sfera privata del ricorrente e, in particolare, alla sua vita di relazione, possa essere giustificata proprio in considerazione del rilievo che tali aspetti hanno sul suo ruolo e sulla vita pubblica così come dallo stesso “costruita”;



RITENUTO, quindi, di dover dichiarare infondata l’opposizione al trattamento manifestata dal ricorrente con riferimento ai dati che lo riguardano contenuti nell’intervista pubblicata sul sito edito dalla resistente e le correlate richieste di blocco e cancellazione;



RILEVATO che resta impregiudicata la possibilità per il ricorrente di tutelare nelle sedi competenti, se del caso, i propri diritti con riferimento a eventuali profili ritenuti diffamatori o altrimenti lesivi degli stessi;



RITENUTO che sussistono giusti motivi per compensare le spese tra le parti;



VISTI gli artt. 145 e s. del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196);



VISTE le osservazioni dell’Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;



RELATORE il prof. Francesco Pizzetti;

TUTTO CIO’ PREMESSO IL GARANTE


a) dichiara non luogo a provvedere in ordine alla richiesta di cancellazione dei dati avanzata dal ricorrente per la parte relativa alle fotografie concernenti

momenti di vita privata del ricorrente e del suo presunto compagno;

b) dichiara infondato il ricorso per la restante parte;

c) dichiara compensate le spese tra le parti.



Roma, 2 ottobre 2008

 

 

Il 10 febbraio 2008, il quotidiano conservatore spagnolo El Mundo ha pubblicato sul proprio magazine un approfondimento sulle famiglie omoparentali.

Secondo quanto dichiarato dall'Associazione delle famiglie gay e lesbiche con figli (Asociación de Familias de Gays y Lesbianas con Hijos e Hijas)  ci sarebbero 300.000 figli che in Spagna crescono all'interno di famiglie formate da due padri e due madri. Le coppie di donne che hanno figli sarebbero il 27% del totale, mentre quelle maschili solo il 10%.

Di recente una ricercatrice del Dipartimento di Psicologia Evolutiva e dell'educazione dellUniversità di Siviglia, María del Mar González, ha pubblicato il primo studio realizzato in Spagna sulla realtà delle famiglie omoparentali, dal titolo Dinámicas familiares, organización de la vida cotidiana y desarrollo infantil y adolescente en familias homoparentales.

L'articolo de El Mundo dà conto del fatto che le famiglie omoparentali esistevano già prima che nel 2005 la legge permettesse l'adozione da parte delle coppie dello stesso sesso. Spesso le coppie non ricorrono neppure all'adozione, essendo formate per la maggior parte da due donne che decidono di portare avanti direttamente una gravidanza. Si evidenzia, tuttavia, le difficoltà che pone l'adozione internazionale, dal momento che in molti casi la legge del paese di origine dell'adottando, che prevale su quella degli adottanti, proibisce che venga affidato ad una coppia formata da persone dello stesso sesso.

Di particolare interesse risulta l'informazione relativa ad una istituzione di recente costituzione: il Consiglio statale delle famiglie (Consejo Estatal de Familias), che ha identificato ben 63 differenti tipologie di famiglie presenti in Spagna (ricostruite, interraziali, numerose, monoparentali etc.) e per ciascuna di esse vi è un rappresentante nel Consiglio. Per le famiglie omoparentali vi fa parte il presidente della  FELGTB, il quale dichiara di battersi affinchè tutte le famiglie presenti nella società abbiano gli stessi diritti.

Un bambino di 13 anni,che ha due mamme e nessun padre, che si è posto il problema di far sapere ai propri compagni di scuola qual è la propria realtà familiare è venuta una bella idea. A chi gli chiede: "Non hai un padre?", lui risponde senza problema: "No, non ho una Playstation nè un padre. Non è differente avere due madri o due padri, siamo normali come tutti gli altri".

L'articolo, in spagnolo, si può leggere per intero su El Mundo.

 

Allegati

137_es_Desarrollo_infantill-y-adolescente-en_familias_homoparentales.pdf