Proponiamo un articolo pubblicato il primo novembre 2008 sull'edizione cartacea del Corriere Fiorentino. L'edizione on line del giornale è disponibile qui.

 

 

L'idea che da un po' di tempo va dicendo in giro il provveditore Giuffrida sarebbe un modo per sfruttare meglio le potenzialità del carcere di Empoli. Una struttura di oltre mille metri quadrati, su due piani, con 26 celle spaziose, una biblioteca, un'ampia sala ricreativa, un gabinetto dentistico, l'infermeria, un campo di calcetto, un ettaro di terra con ulivi, una serra e pure un'azienda agricola. Un carcere che da anni si è praticamente svuotato, tanto che la Regione prima dell'estate istituì un tavolo di emergenza e lanciò pure un appello agli altri istituti penitenziari d'Italia: cercasi detenute. È passato ormai qualche mese. La situazione non è migliorata. Il 22 ottobre scorso, nel corso di un incontro con i sindacati, la responsabile toscana delle carceri avrebbe presentato un primo piano di riorganizzazione. Piano che però dovrà essere confrontato con la Regione (è previsto un incontro il 6 novembre), che delle intenzioni della Giuffrida di fare di Empoli un carcere per soli trans, non ne è ancora venuta a conoscenza in maniera ufficiale. I sindacati, invece, hanno già le idee chiare. È stata la Uil con un comunicato, a svelare la bozza di lavoro del provveditore e gli ultimi aggiornamenti sullo stato del carcere femminile di Empoli, le Pozzale. «Fino a pochi giorni fa c'erano due detenute, ora ne dovrebbe essere rimasta solo una, perché l'altra penso sia stata scarcerata — racconta Grieco, della Uil — Il provveditore ci ha presentato la rivisitazione di alcuni istituti penitenziari della Toscana e per Empoli ha pensato di far traslocare da Sollicciano i transessuali con la garanzia della permanenza in sede del personale e anzi con l'aumento di personale maschile». Il basso numero di detenute (di cui in teoria in futuro dovrebbe farsene carico il territorio) alla casa di custodia attenuata — riservata a donne con problemi di dipendenza da stupefacenti e alcool — dipende anche dai criteri di ammissione alla struttura molto rigidi (tra cui l'età: le donne non devono avere più di 40 anni e una condanna ormai definitiva). E per questo negli uffici della Regione da tempo si sta lavorando ad un altro progetto per Empoli. Dopo la normativa nazionale che prevede il superamento degli Opg, ci saranno comunque alcuni internati, oggi a Montelupo, che non potranno essere presi in carico dai servizi territoriali. Per questo qualcuno ha pensato a Pozzale dove potrebbero trovare ospitalità una quindicina di ex internati con le guardie a fare da sorveglianza esterna e solo la parte sanitaria all'interno.

Alessio Gaggioli

Negli Stati Uniti d'America il 4 novembre gli elettori saranno chiamati al voto per eleggere il Presidente, ma in ciascuno Stato gli elettori saranno anche chiamati a votare questioni diverse che riguardano il singolo Stato.

In California si voterà un referendum, chiamato Preposition 8, che vorrebbe introdurre nella Costituzione la definizione di matrimonio come unione esclusivamente tra un uomo e una donna. 

Ciò comporterebbe un divieto di celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso, che nel 2008 la Corte suprema dello Stato aveva dichiarato ammissibili e legali.

L'articolo che si traduce riporta le riflessioni di alcuni giuristi sulla sorte dei matrimoni gay e lesbci che sono stati celebrati fino ad oggi.

L'articolo è comparso il 1 novembre 2008 sul San Francisco Chronicle.

 

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Che accade ai matrimoni già celebrati tra persone dello stesso sesso, se passa la Proposizione 8?

 

Bob Egelko, Chronicle Staff Writer

Saturday, November 1, 2008

 

Fonte. Leggi l'articolo in lingua originale

 

Votando la Proposizione 8, i californiani decideranno se alle 12:01 di mercoledì esisterà ancora il diritto di sposarsi per i partner dello stesso sesso. Quel che è meno chiaro è l'impatto che ciò potrebbe avere sulle circa 16.000 coppie gay e lesbiche che si sono sposate dal mese di giugno.

 

Un importante pezzo di carta

Già Partner registrati da cinque anni, essi si sono considerati sposati da molto tempo prima che ciò venisse permesso dallo Stato, dice il sig. Wetherbee, 31 anni. Anche se passa la Proposizione 8, dice, "Io conserverò il mio pezzo di carta incorniciato sul muro".

Se gli elettori della California approvassero la Prop. 8, il peso giuridico di tale pezzo di carta, e di migliaia di altri, dovrà essere stabilito dai Tribunali.

Circa 16.000 coppie dello stesso sesso si sono sposati dalla metà di giugno, secondo l’Istituto WILLIAMS per il diritto dell’orientamento sessuale e delle politiche pubbliche, presso la facoltà di diritto della UCLA (Università della California). Quasi un terzo dei matrimoni si sono svolti nel corso degli ultimi due mesi.

A San Francisco, l'ufficio dei matrimoni dice che 971 coppie dello stesso sesso hanno fatto richiesta di ottenere la licenza matrimoniale nelle due settimane prima delle elezioni. Questo numero è circa il doppio della media che si è avuta sin dalle ultime due settimane di giugno, quando 1.071 coppie ne fecero richiesta.

L'iniziativa che potrebbe annullare questi matrimoni è la proposta di un emendamento costituzionale che dichiara che "solo il matrimonio tra un uomo e una donna è valido o riconosciuto in California."

La Prop. 8 non afferma esplicitamente che avrà applicazione retroattiva, annullando i matrimoni tra persone dello stesso sesso già celebrati. Ma la sua formulazione - dicendo che solo matrimoni tra persone di sesso opposto possono essere riconosciuti in California - indica che si è inteso negare il riconoscimento a tutti i matrimoni tra le persone dello stesso sesso, compresi quelli che erano validi legalmente prima delle elezioni.

Tale interpretazione trova sostegno nelle argomentazioni del Sì al referendum n. 8, che ritengono che la misura permetterebbe allo Stato di riconoscere solo matrimoni maschio-femmina, "indipendentemente dal quando o dove sono stati celebrati."

Tuttavia, molti osservatori giuridici hanno previsto che pur passando la Prop. 8, i matrimoni sarebbero confermati dai giudici della stessa Corte che li ha autorizzati. Questo punto di vista è condiviso dall’avvocato generale dello Stato, Jerry Brown, il cui ufficio rappresenterebbe lo Stato in qualsiasi azione legale che riguarda la proposizione referendaria.

"Mi sembra che la Corte, nell’esaminare la questione sotto il profilo dell’equità, molto probabilmente concluderebbe che il mantenimento dei matrimoni effettuati in tale intervallo (prima delle elezioni) sarebbe un equo risultato", ha detto Brown nel mese di agosto.

Jane Schacter, docente di diritto dell’università di Stanford, ha detto che la questione non è chiara, ma pensa che la Corte sarebbe riluttante a revocare il diritto di sposarsi dopo che il matrimonio è stato fatto. Il motivo principale, ha detto, è che spesso le coppie di neo sposi fanno affidamento sul loro stato civile di coppia sposata per intraprendere azioni che altrimenti avrebbero rinviato - come adottare o avere figli, contrarre un mutuo, acquistare una casa.

"Vogliamo dire alle coppie che, quando si sposano, possono contare sul fatto di essere sposati", ha detto Jane Schacter.

Il professor Jesse Choper della facoltà di legge dell’Univesità di Berkeley dice che la Corte potrebbe anche concludere che annullare retroattivamente un matrimonio violerebbe il principio del rispetto dei diritti accordati dalla legge al cittadino (right to due process of law) o violerebbe il divieto costituzionale di interferire sui contratti (constitutional ban on interference with contracts).

Anche il principale avvocato della campagna per il Sì alla Proposizione 8 ha rifiutato di prevedere che la Corte annullerebbe i matrimoni già contratti.

"Non credo che la legge sia chiara su questo", ha affermato l’avvocato Andrew Pugno di Sacramento. Egli sostiene che la posizione di Brown (avvocato generale dello Stato) e l’evidente simpatia della Corte suprema verso il matrimonio tra persone dello stesso sesso potrebbero influenzare il destino di questi matrimoni.




La Corte accusata di aver creato confusione

Il portavoce della campagna Chip White si è rifiutato di dire se gli sponsor della Proposizione 8 chiederebbero ai tribunali di far decadere i matrimoni. Tuttavia, dice che qualsiasi confusione circa lo status dei matrimoni celebrati è responsabilità della Corte suprema dello Stato per il rifiuto di rinviare l'effetto della sua decisione fino a dopo le elezioni, e "i tribunali dovranno ora fare i conti con questa situazione."

Un professore di diritto che sostiene con forza i matrimoni dello stesso sesso ritiene, invece, che la Prop. 8 inficerebbe tutti questi matrimoni celebrati in California.

"Vi è un inquietante grado di compiacenza che molte persone (gay e lesbiche) sembrano avere sulla sicurezza dei loro matrimoni", ha affermato Kenji Yoshino, che insegna diritto costituzionale presso la New York University. Anche se sarebbe ingiusto annullare il matrimonio di coppie che hanno aspettato per anni la possibilità di sposarsi, ha detto, "solo perché qualcosa sembra profondamente ingiusto non significa che è incostituzionale".

Yoshino dice che i tribunali federali hanno stabilito che il divieto costituzionale contro l'interferenza del governo nei contratti non si applica al matrimonio. Ha anche affermato che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito nel 1994 che in un caso che non riguarda il diritto penale, uno Stato non ha bisogno di grandi giustificazioni per abrogare retroattivamente diritti individuali che sono stati in vigore per un periodo relativamente breve.

E anche se la Corte suprema della California potrebbe essere incline a mantenere in essere i matrimoni, ha detto Yoshino, qualsiasi decisione sarebbe probabilmente basata sulla Costituzione americana, sulla quale la Corte suprema degli Stati Uniti ha l'ultima parola.


Pronti ad ogni risultato

Al municipio, il sig. Wetherbee, compilando la sua domanda di licenza matrimoniale, dice che si augura che gli elettori lascino intatto il suo matrimonio. Ma almeno per quanto riguarda il suo rapporto col sig. Melena, afferma, non importa se davvero la Prop. 8 passa e riscrive la legge con effetto retroattivo.

In fondo al corridoio, Karen Peper e Sue Gerrity, che sono arrivati in volo da Farmington Hills, Michigan, per ottenere la benedizione legale della California per i loro 17 anni di relazione, dicono che sono preparati per qualsiasi verdetto che verrà dagli elettori e dai tribunali.

In Michigan, che non riconosce né le partnership registrate, né il matrimonio per coppie dello stesso sesso, "la gente mi chiede se mi sono sposato", dice Peper, uno psicologo di 52 anni. "Io dico sì, indipendentemente dalla Prop. 8".

 

(traduzione di Antonio ROTELLI) 

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Il testo della Proposizione 8:

PROPOSITION 8

This initiative measure is submitted to the people in accordance with the
provisions of Article II, Section 8, of the California Constitution.
This initiative measure expressly amends the California Constitution by
adding a section thereto; therefore, new provisions proposed to be added are
printed in italic type to indicate that they are new.
SECTION 1. Title
This measure shall be known and may be cited as the “California Marriage
Protection Act.”
SECTION 2. Section 7.5 is added to Article I of the California Constitution,
to read:
SEC. 7.5. Only marriage between a man and a woman is valid or recognized
in California
.

 

ApprofondimentI: 

1) Guida ufficiale per gli elettori della California;

2) La Proposition 8 e il matrimonio in California;

Il Garante per la privacy ha adottato un importante provvedimento che riguarda il dibattuto tema dell'OUTING delle persone famose; provvedimento che si distingue anche per il carattere della sua assoluta novità.

 

Si ritiene utile premettere che con il termine inglese OUTING si intende il rivelamento che uno fa ad altri dell'omosessualità di una persona terza, mentre con l'espressione COMING OUT ci si riferisce al rivelamento che uno fa della propria omosessualità ad altri.

 

Nel caso di specie, una persona famosa aveva richiesto al Garante di ordinare ad un noto sito di informazione omosessuale di disporre il blocco e la cancellazione dei dati personali che lo riguardavano, relativi ad una sua presunta relazione omosessuale rivelata dalla persona che si autodichiarava suo fidanzato.

 

Il Garante ha affermato che le informazioni in questione, essendo state pubblicate dal sito per finalità giornalistiche nei limiti del diritto di cronaca, non necessitavano della preventiva autorizzazione del soggetto interessato.

Inoltre, trattandosi di persona famosa, non si è violato il rispetto della sua sfera privata, dal momento che costui ha costantemente commentato la propria immagine pubblica mediante richiami alla propria vita privata e di relazione, apparendo come esempio di virilità e sensualità. Proprio questi richiami alla propria vita privata permettono di ritenere sussistente l'interesse pubblico all'informazione, specie da parte del pubblico omosessuale, e di ritener lecitamente pubblicate le notizie sul sito, avendo esse rilievo sul ruolo e sulla vita pubblica dell'interessato, così come dallo stesso costruita. 

 

 

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  IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI




NELLA riunione odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vicepresidente, dei dott. Mauro Paissan e del dott. Giuseppe Fortunato, componenti e del dott. Giovanni Buttarelli, segretario generale;



VISTO il ricorso pervenuto al Garante in via d’urgenza il 6 agosto 2008 presentato nei confronti di Gay.it S.p.A., in qualità di editore del sito Internet “www.gay.it’, con il quale XXXXX (rappresentato e difeso dall’avv. Marcello Bergonzi Perrone), noto personaggio del mondo dello spettacolo e della cronaca rosa, in relazione alla recente pubblicazione sul sito edito dalla resistente di un’intervista nella quale un giovane artista ha asserito di aver intrattenuto con lui “una relazione sentimentale durata circa cinque anni” (testimoniata da alcune fotografie ritraenti i due “in diverse località e, ancor peggio, in luoghi di privata dimora”), ha chiesto il blocco e la cancellazione delle informazioni che lo riguardano e si è opposto a una loro eventuale, ulteriore pubblicazione; rilevato che, a parere del ricorrente, la pubblicazione delle informazioni in questione, a maggior ragione su un sito web “chiaramente dedicato a un pubblico omosessuale”, sarebbe lesiva della propria sfera privata e dell’immagine pubblica che lo stesso “ritiene di offrire e diffondere di se stesso” e in violazione della disciplina in materia di protezione dei dati personali, “non essendovi alcun rilievo, né attinenza alla vita pubblica e/o lavorativa del ricorrente, né alcun interesse pubblico o sociale” che possa giustificare la diffusione di informazioni relative alla propria vita sessuale; rilevato che il ricorrente ha chiesto, altresì, di porre a carico della resistente le spese sostenute per il procedimento;



VISTA la nota dell’8 agosto 2008 con la quale questa Autorità, ai sensi dell’art. 149, comma 1, del Codice, ha invitato il titolare del trattamento a fornire riscontro alle richieste dell’interessato;



VISTE la nota del 19 agosto e le memorie del 25 e 27 agosto 2008 con le quali Gay.it S.p.A. (rappresentata e difesa dall’avv. Michele Di Gregorio), nel comunicare di aver cancellato dal sito Internet le fotografie del ricorrente e del suo presunto compagno (che le avrebbe offerte all’editore “ai fini della loro pubblicazione ed a garanzia della veridicità delle proprie affermazioni”), ha sostenuto di aver trattato le informazioni relative al ricorrente nel rispetto dei limiti posti al diritto di cronaca, tenuto conto dell’interesse pubblico alla conoscenza della notizia (ciò, “sia in relazione alla generalità del pubblico, sia — con implicazioni culturali e sociologiche di assai maggior rilievo— in relazione al pubblico omosessuale” cui il sito è principalmente indirizzato): se “appare, di per sé, una notizia di interesse pubblico (per il pubblico di riferimento)” quella “per cui un attore —continuamente agli onori della cronaca, per vere o presunte relazioni sentimentali e sessuali con giovani donne— coltiverebbe un’altra e non nota relazione sentimentale”, tale interesse diviene, ad avviso della resistente, ancor più rilevante (soprattutto per il pubblico di riferimento del sito web) se, come nel caso di specie, ad esserne protagonista è un personaggio noto che ha deliberatamente costruito di sé l’immagine di “macho ed eterosessuale” e se la relazione di cui si tratta ha natura omosessuale; rilevato che la resistente ha sostenuto altresì che, prima della pubblicazione della contestata intervista sul sito www.gay.it, l’informazione relativa alla “relazione pluriennale” del ricorrente con l’artista era stata già resa nota da quest’ultimo con una lettera pubblicata il 24 luglio 2008 su un altro sito Internet ed era stata ripresa “da decine di testate giornalistiche (a dimostrazione dell’oggettivo interesse ed originalità della notizia)”; rilevato inoltre che la resistente ha precisato che “l’oggetto esclusivo dell’intervista, invero, altro non è che un’informazione sulla “vita di relazione” del Sig. XXXXX (…); nessuna notizia è fornita né sulla reciproche abitudini sessuali dei due protagonisti della relazione, tantomeno su abitudini sessuali del ricorrente”;



VISTE le memorie del 25 e del 27 agosto 2008 con le quali il ricorrente, rivendicando il diritto a scegliere liberamente e autonomamente se far conoscere a terzi aspetti della propria “vita intima e privatissima”, ha insistito nelle proprie richieste ribadendo di non ritenere lecito che vengano diffuse informazioni relative a quest’ultima senza il proprio consenso;



RILEVATO che risultano sufficientemente motivate dal ricorrente, e non contestate dalla controparte, le ragioni di urgenza, avvalorate anche dalla tempestività del ricorso proposto all’Autorità le quali hanno legittimato l’interessato, ai sensi dell’art. 146, comma 1, del Codice, ad esercitare direttamente con ricorso al Garante i diritti di cui all’alt. 7 del medesimo Codice, prescindendo dall’inoltro dell’interpello preventivo; rilevato pertanto che non opera, nel caso di specie, la sospensione del decorso dei termini di cui all’alt. 149, comma 8, del Codice;



RITENUTO di dover dichiarare, ai sensi dell’art. 149, comma 2, del Codice, non luogo a provvedere sul ricorso in ordine alla richiesta di cancellazione dei dati avanzata dal ricorrente per la parte relativa alle fotografie (concernenti momenti di vita privata del ricorrente e del suo presunto compagno) poste a corredo della notizia della supposta relazione sentimentale, avendo la resistente aderito a tale richiesta, nel corso del procedimento, eliminandole dal proprio sito web;



RILEVATO che il trattamento di dati personali relativi al ricorrente contenuti nell’intervista e negli spazi web del sito della resistente dedicati alla vicenda oggetto del ricorso risulta effettuato per finalità giornalistiche ai sensi degli artt. 136 e ss. del Codice e che i dati in questione potevano essere pertanto trattati senza il consenso dell’interessato, nel rispetto dei limiti posti al legittimo esercizio del diritto di critica e di cronaca (veridicità dei fatti, rilevanza sociale della notizia, forma civile dell’esposizione, “essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico”: art. 137, comma 3, del Codice; artt. 5 e 6 del codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica);



RITENUTO che le informazioni personali relative alla presunta relazione sentimentale (comunque già note per essere state pubblicate qualche giorno prima da un’altra testata giornalistica e riprese da numerose pubblicazioni anche telematiche) risultano essere state diffuse dalla resistente senza travalicare i citati limiti del diritto di cronaca, essendo state riportate —nel contesto di un articolo che richiama una problematica più generale e di interesse pubblico (in particolare per il pubblico omosessuale), quale quella del cd. “outing”— le sole informazioni essenziali in ragione dell’originalità del fatto e della qualificazione dei protagonisti;



RILEVATO, in particolare, in ordine a tale ultimo aspetto, che ai sensi dell’art. 6, comma 2, del Codice, la sfera privata delle persone note deve essere rispettata “se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica”; rilevato che, alla luce della documentazione acquisita in atti, il ricorrente risulta aver commentato la propria immagine pubblica mediante costanti richiami alla propria vita privata e di relazione (vedi, ad esempio, le numerose interviste rilasciate a diversi settimanali di “cronaca rosa” —e riportate tuttora sul sito web del ricorrente— con le quali lo stesso ha reso noti, nel corso degli anni, flirt e relazioni sentimentali, nonché aspetti e particolari relativi alla propria sfera personale e, in alcuni casi, anche a quella sessuale), apparendo come esempio di virilità e sensualità (tanto da dedicare uno spazio del proprio sito alla rappresentazione di sé quale “fidanzato ideale”); rilevato che, alla luce di ciò, deve ritenersi che la pubblicazione delle informazioni in questione relative alla sfera privata del ricorrente e, in particolare, alla sua vita di relazione, possa essere giustificata proprio in considerazione del rilievo che tali aspetti hanno sul suo ruolo e sulla vita pubblica così come dallo stesso “costruita”;



RITENUTO, quindi, di dover dichiarare infondata l’opposizione al trattamento manifestata dal ricorrente con riferimento ai dati che lo riguardano contenuti nell’intervista pubblicata sul sito edito dalla resistente e le correlate richieste di blocco e cancellazione;



RILEVATO che resta impregiudicata la possibilità per il ricorrente di tutelare nelle sedi competenti, se del caso, i propri diritti con riferimento a eventuali profili ritenuti diffamatori o altrimenti lesivi degli stessi;



RITENUTO che sussistono giusti motivi per compensare le spese tra le parti;



VISTI gli artt. 145 e s. del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196);



VISTE le osservazioni dell’Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;



RELATORE il prof. Francesco Pizzetti;

TUTTO CIO’ PREMESSO IL GARANTE


a) dichiara non luogo a provvedere in ordine alla richiesta di cancellazione dei dati avanzata dal ricorrente per la parte relativa alle fotografie concernenti

momenti di vita privata del ricorrente e del suo presunto compagno;

b) dichiara infondato il ricorso per la restante parte;

c) dichiara compensate le spese tra le parti.



Roma, 2 ottobre 2008

 

 

Il 10 febbraio 2008, il quotidiano conservatore spagnolo El Mundo ha pubblicato sul proprio magazine un approfondimento sulle famiglie omoparentali.

Secondo quanto dichiarato dall'Associazione delle famiglie gay e lesbiche con figli (Asociación de Familias de Gays y Lesbianas con Hijos e Hijas)  ci sarebbero 300.000 figli che in Spagna crescono all'interno di famiglie formate da due padri e due madri. Le coppie di donne che hanno figli sarebbero il 27% del totale, mentre quelle maschili solo il 10%.

Di recente una ricercatrice del Dipartimento di Psicologia Evolutiva e dell'educazione dellUniversità di Siviglia, María del Mar González, ha pubblicato il primo studio realizzato in Spagna sulla realtà delle famiglie omoparentali, dal titolo Dinámicas familiares, organización de la vida cotidiana y desarrollo infantil y adolescente en familias homoparentales.

L'articolo de El Mundo dà conto del fatto che le famiglie omoparentali esistevano già prima che nel 2005 la legge permettesse l'adozione da parte delle coppie dello stesso sesso. Spesso le coppie non ricorrono neppure all'adozione, essendo formate per la maggior parte da due donne che decidono di portare avanti direttamente una gravidanza. Si evidenzia, tuttavia, le difficoltà che pone l'adozione internazionale, dal momento che in molti casi la legge del paese di origine dell'adottando, che prevale su quella degli adottanti, proibisce che venga affidato ad una coppia formata da persone dello stesso sesso.

Di particolare interesse risulta l'informazione relativa ad una istituzione di recente costituzione: il Consiglio statale delle famiglie (Consejo Estatal de Familias), che ha identificato ben 63 differenti tipologie di famiglie presenti in Spagna (ricostruite, interraziali, numerose, monoparentali etc.) e per ciascuna di esse vi è un rappresentante nel Consiglio. Per le famiglie omoparentali vi fa parte il presidente della  FELGTB, il quale dichiara di battersi affinchè tutte le famiglie presenti nella società abbiano gli stessi diritti.

Un bambino di 13 anni,che ha due mamme e nessun padre, che si è posto il problema di far sapere ai propri compagni di scuola qual è la propria realtà familiare è venuta una bella idea. A chi gli chiede: "Non hai un padre?", lui risponde senza problema: "No, non ho una Playstation nè un padre. Non è differente avere due madri o due padri, siamo normali come tutti gli altri".

L'articolo, in spagnolo, si può leggere per intero su El Mundo.

 

Allegati

137_es_Desarrollo_infantill-y-adolescente-en_familias_homoparentales.pdf
In un articolo pubblicato il 5 ottobre 2008, il New York Times dà notizia del riconoscimento, da parte del governo statunitense, dello status di rifugiato ad una persona perseguitata a causa dell'orientamento sessuale.
La notizia ha avuto risalto sulla stampa in quanto i casi di riconoscimento dello status di rifugiato per persecuzioni motivate dall'orientamento sessuale sarebbero rari negli Stati Uniti.
La persona in questione è un artista senegalese, Pape Mbaye, di 24 anni, che a febbraio del 2008 era finito sui giornali del Senegal per aver partecipato ad un party durante il quale si sarebbe celebrato un matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Pape Mbaye non ha mai nascosto la propria omosessualità anche se dal 1965 una legge contro la sodomia punisce "impropri o innaturali atti tra persone dello stesso sesso". Infatti nonostante la legge, in Senegal l'omosessualità è alquanto tollerata se ad esserlo sono musicisti o artisti. Però a seguito della pubblicazione della notizia del parti al quale Pape Mbaye aveva partecipato è iniziata per lui un'odissea che prima lo ha portato in carcere in Senagal insieme ad altri amici; poi grazie all'itnervento di diplomatici danesi e olandesi era stato rilasciato ed era stato costretto a rifugiarsi in Gambia dove era arrivato in maggio, pochi giorni prima che il presidente dello stato Yahya Jammeh emanasse un bando contro gli omosessuali che in pochi giorni dovevano lasciare tutti il paese. Tornato in Senagal era stato oggetto di nuove minacce e violenze, così era scappato di nuovo, questa vola in Ghana dove era stato comunque raggiunto da connazionali che continuavano a minacciarlo.
A questo punto, grazie all'avvocato Christopher Nugent, dello studio Holland & Knight, di Washington a fine luglio riusciva ad ottenere lo status di rifugiato negli Stati Uniti.
Le autorità statunitensi che si occupano di immigrazioni non rilasciano informazioni sui casi di asilo e di status di rifugiato riconosciuto a persone perseguitate a causa dell'orientamento sessuale, nè questi casi vengono registrati a fini statistici, ma gli esperti del settore affermano che il numero di asili concessi è più alto di quello del riconoscimento dello status di rifugiato (l'asilo viene concesso a persone che si trovano già negli Stati Uniti, mentre a quelli che si trovano all'estero possono chiedere lo status di rifugiati.
Alla fine della vicenda, il sig.Pape Mbaye ora vive a New York.
L'articolo per intero può essere letto sul New York Times.

Dopo due giorni di discussione su recenti casi di "giovani donne con comportamenti apparentementi mascolini e che esibiscono orientamento omosessuale", il The National Fatwa Council della Malaysia ha pronunciato una fatwa contro il vestire e comportarsi in maniera mascolina e il sesso (e le relazioni) lesbische, come riferito dall'agenzia di stampa malese Berita Harian.

Il presidente del Concilio islamico, Abdul Shukor Husin, ha dichiarato che "ci sono ragazze che preferiscono comportarsi da maschi e vestire con abiti maschili [...] Ancora peggio, alcune intrattengono tra loro rapporti sessuali". Le ragazze che ammirano il modo di vestire, di comportarsi e di socializzare maschile, violano la natura umana e negano la loro femminilità.

 

In Malaysia il sesso orale e anale sono illegali, come pure l'omosessualità considerata contro natura, ma i rapporti sessuali tra donne sono ritenuti tecnicamente permessi dai giuristi perchè il codice penale non li vieta.
Il National Fatwa Council non ha giurisdizione civile, ma vigendo il parallelo sistema della Sharia ha giurisdizione sui cittadini di religione mussulmana. L'Islam è la religione ufficiale dello stato e più della metà dei 27 milioni di malesi è di religione mussulmana, anche se parrebbe praticarsi un Islam moderato.


L'art. 377 del codice penale proibisce la sodomia eterosessuale e omosessuale con pene fino a 20 anni di prigione, multe e fustigazioni.


L'art. 377A più specificamente punisce gli atti genericamente considerati "indecenti" tra uomini, con pene che arrivano a due anni di prigione.


Anche il cross-dressing è considerato un crimine violandola non precisamente definita legge contro la pubblica immoralità. Nel 1998 nello stato del Kedah furono condannati 45 travestiti da un tribunale islamico perchè avevano partecipato ad una sfilata di drag.
Anche la posizione dei transessuali è ambigua. Per i non musulmani l'intervento di riassegnazione del sesso è legale, ma dopo una sentenza del 2004 non è possibile vedersi riconosciuto legalmente il cambio di genere.


La fatwa stabilita dal Concilio il 23 ottobre 2008 sembra essere preludio all'introduzione di un divieto legale del lesbismo nel paese.
In generale il modo di vestire delle donne rappresenta una forte preoccupazione per le autorità religiose, che in luglio erano intervenute in una provincia dando delle linee guida che vietano l'uso del rossetto e dei tacchi alti.


Va ricordato che l'ex primo ministro e leader dell'opposizione Anwar Ibrahim è stato processato e condannato ben due volte per il reato di sodomia, anche se si ritiene che l'omofobia sia stata utilizzata a scopi politici per neutralizzarlo.

Il Williams Institute on Sexual Orientation Law and Public Policy, della facoltà di legge dell'UCLA (Università della California), insieme con l'Associazione Internazionale Gay e Lesbica di Diritto (ilglaw), organizzano la conferenza “The Global Arc of Justice: Sexual Orientation Law Around the World” che si terrà a Los Angeles and West Hollywood, California, U.S.A., dal 11 al 14 marzo 2009. La conferenza che vedrà raccolti insieme giudici, professori di diritto e studiosi provenienti da tutto il mondo,  è aperta a quanti vogliano presentare studi e documenti sui diritti delle minoranze sessuali nel mondo.
I lavori devono essere inviati entro il 15 novembre p.v. alla commissione selezionatrice accompagnati da un abstract e saranno valutati in base alla loro originalità, qualità, importanza e finalità perseguite.


Il Williams Institute produce istituzionalmente pubblicazioni di grande rigore scientifico e ricerche indipendenti su diritto e orientamento sessuale che distribuisce a istituzioni, giudici, politici, media e al pubblico più vasto.


L'Associazione Internazionale Gay e Lesbica di Diritto si propone di riunire persone di tutto il mondo che si impegnano per l'affermazione della parità di diritti di lesbiche, gay, transessuali e bisessuali. Oltre ad organizzare triennalmente una conferenza mondiale di diritto, assegnano con la stessa periodicità un premio intitolato alla memoria di Karl Heinrich Ulrichs ad una persona che si sia distinta nell'affermazione del riconoscimento dei diritti delle persone lgbt.

Qui sotto è possibile scaricare il testo in lingua inglese e in formato pdf che contiene le informazioni necessarie per partecipare alla conferenza. 

 

Allegati

ILGLaw2009CFP.pdf

Mercoledì 12 novembre 2008, alle ore 18.00 presso la libreria Feltrinelli, via Canciani, 15 - Udine, in occasione della pubblicazione del volume promosso da Avvocatura per i diritti LGBT Le unioni tra persone dello stesso sesso si svolgerà un dibattito che verdrà confrontarsi le diverse visioni che i laici e i cattolici hanno della famiglia nel nostro Paese.  L'evento si svolgerà con il programma riportato di seguito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROGRAMMA


Modera e introduce LUCA TADDIO/Editore


Sono previsti gli interventi di


DON PIERLUIGI DI PIAZZA
(FONDATORE E DIRETTORE DEL CENTRO DI ACCOGLIENZA "ERNESTO BALDUCCI" DI ZUGLIANO)


AVV. FRANCO GIUNCHI
(SEGRETARIO REGIONALE DEL PARTITO SOCIALISTA)


AVV. FRANCESCO BILOTTA
(UNIVERSITA' DI UDINE, DOCENTE DI DIRITTO PRIVATO)


CLARA COMELLI
(PRESIDENTE NAZIONALE DELL'ASSOCIAZIONE RADICALE CERTI DIRITTI)

 


Per informazioni
Valter Beltramini
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
tel. 329 0238228

Allegati

comun12novDEFINITIVO.doc

L'articolo è originariamente apparso su L'Unità del 21 ottobre 2008.

 

«Se non si può vivere d'amore, si può morirne», dice un verso di John Donne. E penso a Matthew Shepard, un ragazzo gay di ventun anni, legato a un recinto e ucciso di botte in una notte di ottobre del Wyoming. Era il 12 ottobre 1998, dieci anni fa. La memoria corta dell'umanità non ha impedito di fare di questo ragazzo un simbolo della lotta contro l'omofobia. È anche per lui che la parola omofobia ha smesso di essere un vocabolo sconosciuto nelle nostre case, e molti Stati, non ancora l'Italia, si sono sentiti in dovere di adottare una legislazione idonea per combatterla. Memorabile l'orazione del padre di Shepard, nel corso del processo, di fronte agli assassini del figlio.

Disse il padre: «Matt è divenuto un simbolo, alcuni dicono un martire, il ragazzo-della-porta-accanto contro i crimini motivati dall'odio. Va bene. Matt sarebbe contento di sapere che la sua morte è stata di aiuto per gli altri... La speranza in un mondo migliore, senza discriminazioni nei confronti delle diversità, era la sua molla. Lei, signor McKinney, e il suo amico, signor Henderson, avete assassinato mio figlio. Lei ha aperto gli occhi alla gente, ha permesso al mondo intero di comprendere che il modo in cui vive una persona non può giustificare la discriminazione, l'intolleranza, la persecuzione, la violenza. Io non potrò riavere mio figlio, ma posso fare del mio meglio perché questo non accada a un'altra persona o a un'altra famiglia. Mai più. Mio figlio è diventato un simbolo del rispetto dell'individualità e della diversità».Nella vita politica e personale, questo simbolo si accende, e spesso si spegne, in continuazione. Uno sguardo ai fatti, piccoli e grandi, dell'ultimo mese. In Ecuador, un referendum ha approvato, con oltre il 65% dei voti, la nuova Costituzione, che riconosce i diritti delle coppie di fatto, comprese quelle dello stesso sesso. In India, la Corte Suprema sta discutendo la richiesta avanzata da alcune associazioni di abolire il reato di omosessualità, previsto dall'art. 377 del codice penale: il verdetto sarà noto nei prossimi giorni. Tra poco sapremo anche cosa decideranno i cittadini della California, chiamati a votare, il 4 novembre, non solo per il nuovo presidente degli Stati Uniti, ma anche, con apposito referendum, per abrogare la legge attualmente in vigore che consente i matrimoni gay. McCain vuole sfruttare a suo favore il voto anti-gay dei conservatori, mentre Obama ha dichiarato che quella legge deve rimanere in vigore. Intanto, il Connecticut ha esteso i diritti delle coppie eterosessuali anche a quelle omosessuali.

In Italia riprende il dibattito parlamentare sull'omofobia e sulle unioni civili, che tante pene ha causato alla precedente legislatura. In Commissione Giustizia, la deputata Pd Paola Concia ha presentato la proposta di legge recante «Disposizioni in materia di reati commessi per finalità di discriminazione o di odio fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere». Pochi giorni dopo, i ministri Rotondi e Brunetta hanno depositato la proposta di legge DiDoRe (Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi), ennesimo acronimo che prova a regolamentare le unioni di fatto. Da quello che si può leggere, i DiDoRe rimangono nell'ambito del diritto privato, trascurano questioni fondamentali come la pensione e l'eredità e, richiedendo una convivenza da almeno tre anni, veicolano l'idea che i cittadini a cui si rivolge questa proposta di legge sono comunque meno affidabili di altri, quelli che possono sposarsi.

A chi pensa esistano famiglie di serie A e di serie B, suggerisco la lettura di un libro appena uscito per le Edizioni Mimesis, «Le unioni tra persone dello stesso sesso», a cura di Francesco Bilotta, ricercatore di diritto privato a Udine, ma cresciuto alla cattedra di Stefano Rodotà. Attraverso profili di diritto civile, comunitario e comparato, per la prima volta in Italia si affronta il nodo giuridico delle famiglie formate da persone dello stesso sesso, studiando la percorribilità di una strada giudiziaria che consenta di tutelare i diritti delle coppie omosessuali. Per Anthony Giddens «una democrazia delle emozioni non fa distinzione di principio fra relazioni eterosessuali e omosessuali». Non serve dire: «ho tanti amici gay». Serve vivere in uno Stato capace di offrire a tutti i suoi cittadini le stesse opportunità. Inutile chiudere gli occhi: la famiglia è sempre una costruzione sociale. Il riconoscimento delle famiglie omosessuali, che di fatto già esistono, non toglie nulla a nessuno. È un'acquisizione di diritti per alcuni, non una riduzione di diritti per altri. Un percorso che, illuminando la vita di una minoranza, porta luce al futuro di un'intera società. Ma succede di finire nelle tenebre. È il caso di Chiara Atzori, infettivologa presso l'Ospedale Sacco di Milano e sostenitrice della terapia riparativa, che a Radio Maria, nella trasmissione «Il medico in diretta», rispondendo a un ascoltatore preoccupato che la "legalizzazione" dell'omosessualità possa diffondere l'Aids, non solo non sente il bisogno di spiegare che non siamo in Iran e che da noi l'omosessualità non è illegale, ma rincara la dose aggiungendo che «nei Paesi dove è avvenuta la normalizzazione dell'omosessualità, e quindi in qualche modo la depatologizzazione intesa come, così, equiparazione di un modo di essere come un altro, i risultati sanitari sono stati devastanti». Insomma la vecchia teoria del gruppo di untori (il trascritto verbatim della trasmissione è disponibile su internet). E questo proprio nei giorni in cui il Papa, in occasione dei 40 anni della Humanae Vitae di Paolo VI, lancia un nuovo attacco ai metodi contraccettivi. Ma dove sta di casa la scienza? La domanda circolava anche in un convegno organizzato dall'Associazione Italiana degli Psichiatri e Psicologi Cattolici, a Roma, lo scorso 11 ottobre. Nel tentativo, dicono gli organizzatori, di favorire un dialogo tra chi si riconosce nei valori della Chiesa (e quindi, deduco, nella convinzione ratzingeriana per cui «la persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente») ma anche, in quanto psicologo, appartiene alla comunità scientifica e quindi dovrebbe considerare l'omosessualità come una variante della sessualità umana. Come si può capire, si tratta soprattutto di un dialogo interno allo psicologo cattolico, che va comunque sostenuto con l'ascolto e la condivisione di materiale scientifico. Il convegno ha offerto l'occasione di ascoltare la bella testimonianza di Natascia, insegnante e laureanda in psicologia: «quello che posso dire riguardo alla mia esperienza, in parole semplici, è che nel momento in cui mi sono riconciliata con la mia affettività e il mio orientamento omosessuale lì ho trovato ad attendermi Gesù. Ho sentito un forte senso di liberazione e qualcosa si è sciolto dentro di me: finalmente potevo vivere pienamente la mia identità. È stato un cammino lungo che mi ha chiesto umiltà e coraggio, ma da sono ripartita per costruire una vita vera, sana ed equilibrata».

Il problema è l'omofobia. Come assetto emotivo e fenomeno sociale. Un fattore così potente che spesso finisce per essere interiorizzato dalle stesse persone omosessuali, tradotto in vergogna e indegnità. Al punto da spingere alcuni a chiedere di essere aiutati a cambiare orientamento sessuale. Impresa impossibile, diceva Freud. Sciaguratamente, a questa domanda, alcuni psicologi, ai margini della comunità scientifica, rispondono proponendo nefaste "terapie riparative", di "riconversione" all'eterosessualità. Interventi pericolosi, che rinforzano il pregiudizio e peggiorano lo stato psicologico di persone già sofferenti. A Napoli, il 9 ottobre, l'associazione «I-Ken», con il contributo di Provincia, Comune e Università, ha organizzato la prima giornata nazionale di studio: «Omofobia. Interventi integrati in ambito educativo». Quelli di «I-Ken» lavorano sodo sul territorio della città e si sono inventati un simbolo bellissimo: una saponetta rosa che lava via il pregiudizio. La democrazia, politica ed emotiva, è sempre imperfetta, ma buone leggi possono fare molto per migliorarla. Auguriamoci che la saponetta che lava il pregiudizio finisca nei bagni del nostro Parlamento.

 

* Psichiatra e psicoanalista, docente all'Università "Sapienza di Roma"

È in libreria il volume che raccoglie gli atti del primo Convegno nazionale di Avvocatura per i diritti LGBT (MIMESIS edizioni, pagine 281), tenutosi a Firenze nel gennaio 2008.

Il libro, diviso in tre parti, approfondisce le questioni che le famiglie formate da persone dello stesso sesso pongono al diritto. Per la prima volta i numerosi temi sono affrontati in maniera organica sia dal punto di vista del diritto italiano, sia dal punto di vista di sistemi giuridici stranieri. Di particolare interesse sono le proposte di interpretazione delle norme interne alla luce dei principi del diritto comunitario. Tra gli obiettivi del volume vi è quello di indagare la percorribilità di una strada giudiziaria per rivendicare i diritti delle coppie omosessuali.

 

 


INDICE DEL LIBRO  

 


INTRODUZIONE
di Chiara Lalli  

 

PARTE PRIMA
L’OMOSESSUALITÀ IERI E OGGI

 

I COMPORTAMENTI OMOSESSUALI E IL DIRITTO OCCIDENTALE PRIMA DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE
di Giovanni Dall’Orto 


DIRITTO E OMOSESSUALITÀ TRA OTTOCENTO E LA SECONDA GUERRA MONDIALE
di Stefano Bolognini 


LE COPPIE DELLO STESSO SESSO IN ITALIA
di Chiara Bertone 


PARTE SECONDA
LE UNIONI OMOSESSUALI E IL DIRITTO VIGENTE

 

LE UNIONI TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO NEGLI STATI UNITI
di Vittoria Barsotti


LA SEPARAZIONE DEI POTERI E IL RICONOSCIMENTO DEL MATRIMONIO TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO
di Morris Montalti


LO SPAZIO EUROPEO DI LIBERTÀ, SICUREZZA E GIUSTIZIA: PLURALISMO DI VALORI E PREGIUDIZI NAZIONALI A CONFRONTO
di Matteo Bonini Baraldi


I MODELLI DI TUTELA DELLE UNIONI TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO NEL DIRITTO EUROPEO
di Carmela Simona Pastore


LA CIRCOLAZIONE DELLE FAMIGLIE OMOSESSUALI IN EUROPA
di Lara Olivetti


RIFLESSIONI COMPARATISTICHE SULL’ART. 29 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA
di Alexander Schuster


LA NOZIONE COSTITUZIONALE DI FAMIGLIA E LA TUTELA DEI MODELLI FAMILIARI DIVERSI DALLA FAMIGLIA FONDATA SUL MATRIMONIO
di Francesco Dal Canto


LA TUTELA GIURIDICA DELLA FAMIGLIA OMOSESSUALE
di Francesco Bilotta

 

PARTE TERZA
LE UNIONI OMOSESSUALI E LE PROSPETTIVE DI RIFORMA

 

LA CONVIVENZA DI FATTO: LE NORME VIGENTI E LE PROSPETTIVE DI RIFORMA
di Francesco Bilotta


I CONTRATTI DI UNIONE SOLIDALE: LUCI E OMBRE
di Antonio Rotelli


IL MATRIMONIO TRA PERSONE DELLO STESSO SESSO
di Bruno De Filippis 

 

 

NOTIZIE SUGLI AUTORI
 

VITTORIA BARSOTTI – Professore ordinario di sistemi giuridici comparati e direttore del Dipartimento di diritto comparato e penale presso l’Università di Firenze.


CHIARA BERTONE – Ricercatrice di sociologia presso l’Università del Piemonte Orientale.


FRANCESCO BILOTTA – Ricercatore di diritto privato presso l’Università di Udine, Avvocato in Trieste.


STEFANO BOLOGNINI – Scrittore.


MATTEO BONINI BARALDI – Dottore di ricerca, Università di Bologna.


FRANCESCO DAL CANTO – Professore ordinario di diritto costituzionale presso l’Università di Pisa.


GIOVANNI DALL’ORTO – Giornalista.


BRUNO DE FILIPPIS – Cultore del diritto di famiglia. 


CHIARA LALLI – Docente di logica e fi losofi a della scienza presso l’Università di Roma “Sapienza” e Docente di epistemologia delle scienze umane presso l’Università di Cassino.


MORRIS MONTALTI – Assegnista di ricerca in diritto pubblico comparato presso l’Università di Bologna.


LARA OLIVETTI – Dottoranda di ricerca in diritto dell’immigrazione, Vrije University di Amsterdam, Avvocata in Trento.


CARMELA SIMONA PASTORE – Dottoranda di ricerca, Università di Bari.


ANTONIO ROTELLI – Avvocato in Taranto. 


ALEXANDER SCHUSTER – Assegnista di ricerca in diritto pubblico comparato presso l’Università di Trento, Avvocato in Trento