fonte: http://www.arcigay.it/colombia-gay-piu-diritti

 

A differenza di altri paesi, le coppie dello stesso sesso in Colombia stanno conseguendo dalla Corte costituzionale quello che non hanno ottenuto dal potere legislativo. Il potere giudiziario si avvicina a riconoscere alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle eterosessuali, escluso il diritto ad adottare figli o a sposarsi.Negli ultimi anni, i magistrati del tribunale hanno riconosciuto alle coppie omosessuali colombiane diritti patrimoniali, di sicurezza sociale – con riferimento alla salute e alle pensioni- e anche in materia di alimenti.
Infine lo scorso mercoledì, la Corte ha fatto un passo ulteriore ed ha accettato le argomentazioni poste a sostegno di una domanda contro 28 leggi le cui disposizioni avevano effetto solo per le coppie eterosessuali.
Il tutto accade nel mezzo di una situazione paradossale. Mentre il Congresso ha negato vari progetti di legge a favore delle coppie dello stesso sesso, la Corte ha derogato disposizioni che considerava in violazione del diritto di uguaglianza di queste unioni.Ha spiegato il presidente della Corte costituzionale, Humberto Sierra: «Quando in queste leggi ricorrono espressioni che parlano di stabile convivente (compañero o compañera) o di coppia, si intende che includono anche le coppie dello stesso sesso, le unioni dello stesso sesso».Per le organizzazioni che difendono i diritti umani, le decisioni dei magistrati sono un riconoscimento elementare delle garanzie consacrate dal 1991 nella Costituzione della Colombia.Tuttavia altri esperti consultati da BBC Mundo, che hanno chiesto di rimanere anonimi, credo che le decisioni della Corte costituzionale sono una risposta «all’omofobia e al machismo che si riscontra nel Congresso della Repubblica».

 

 

Diritto alla nazionalità e ai sussidi



La sentenza della Corte costituzionale permetterà a circa 300 mila coppie lesbiche, gay, trans e bisessuali, tra gli altri benefici, di accedere a differenti tipi di sussidi, di avere diritti in materia di nazionalità, di non essere obbligato a testimoniare contro il o la propria convivente.Se uno dei due è membro delle forze armate, potrà dare al partner i benefici ai quali hanno diritto tutte le coppie eterosessuali che convivono da più di due anni, anche se non sono sposate.Infatti, questo tipo di unione in Colombia è chiamata «unione maritale di fatto» (unión marital de hecho), mentre in altri paesi è chiamata unione civile. L’associazione Colombia Diversa calcola che circa 300 mila coppie omosessuali vivono in questa situazione in Colombia.Grazie all’ultima sentenza della Corte costituzionale, quando uno dei membri della coppia dello stesso sesso sia vittima di reato contro la sua vita o la sua integrità fisica da parte dell’altro o dell’altra componente della coppia, la pena sarà aumentata.Inoltre, la decisione dei magistrati riconosce che i membri delle copie dello stesso sesso siano riconosciute dalle istituzioni come vittime quando l’altro o l’altra sia vittima di crimini commessi con l’uso di armi, come il sequestro di persona, la tortura, gli abusi sessuali e l’omicidio.Essere ammesso come vittime dà diritto ai mebri delle coppie dello stesso sesso a ricevere risarcimenti e a partecipare attivamente nei procedimenti giudiziari.

 

 

 

"Un gran salto"



La direttrice di Colombia Diversa, Marcela Sánchez, una delle 30 organizzazioni che hanno avviato il procedimento dinanzi alla Corte costituzionale, ritiene che con la nuova sentenza “il paese ha fatto un gran salto in avanti”
Se il Canada e l’Uruguay sono in cima alla lista dei paesi che riconoscono diritti alle coppie dello stesso sesso in America, la Colombia le segue”, ha detto a BBC Mundo.Con la sentenza di questa settimana le coppie dello stesso sesso che convivono da almeno due anni sono quasi equiparate a quelle eterosessuali.“La sola cosa che continuerà a mancare alle coppie dello stesso sesso in Colombia è l’adozione e il matrimonio”, ha aggiunto.

Però il matrimonio tra persone dello stesso sesso resta ancora lontano in Colombia
, se si tiene conto della forte opposizione di settori molto influenti come la chiesa cattolica.Senza dubbio, l’avanzamento è evidente, mentre per ora solo sette paesi nel mondo accettano i matrimoni omosessuali e in alcuni ancora si considera l’omosessualità come reato.

 

(traduzione di Antonio ROTELLI)


Allegati

2008_09_diriti gay, paradossi colombiani.doc
  BOLZANO. Il comune senso del pudore non è più quello dei finanzieri. Ne sa qualcosa un transessuale che - a seguito di un verbale redatto nel 2006 dalle Fiamme Gialle - era stato condannato ad un mese di carcere (convertito in una sanzione pecunaria) per essere stato sorpreso a prostituirsi in slip e spolverino trasparente, una «mise» giudicata moralmente censurabile. Il travestito si è opposto ed il giudice Carlo Busato lo ha assolto «perchè il fatto non sussiste». La vicenda risale al 4 marzo 2006, quando un transessuale austriaco - che dalla fine degli anni Novanta fa la spola due volte a settimana tra Bolzano e Innsbruck - è stato fermato da una pattuglia della Guardia di Finanza, che lo ha sorpreso a prostituirsi in via Macello con una mise ritenuta offensiva per il comune senso del pudore: un paio di «slippini» ed uno spolverino trasparente. Ad indurre gli agenti a sanzionare il travestito sembra sia stata anche la reazione dell’uomo - che inizialmente pare si sia rifiutato di dare le sue generalità - sorpreso dall’eccessiva attenzione nei suoi confronti. «Sono almeno dieci anni che vengo nel capoluogo altoatesino due volte a settimana e sono conosciuto tanto dai poliziotti quanto dai carabinieri, che non hanno mai avuto nulla da eccepire sul mio comportamento. Anche per questo, quella sera di 3 anni fa, non ho capito esattamente di cosa mi accusasse le pattuglia intervenuta ai Piani». Il travestito d’oltre Brennero - noto alle cronache giudiziarie per essere stato risarcito con 1.500 euro dopo aver fatto causa ad alcuni giovani che lo aveva picchiato (dopo un incidente stradale) proprio per il suo orientamento sessuale - si è stupito ancora di più quando gli è stato notificato il decreto penale di condanna per aver infranto l’articolo 527: atti osceni in luogo pubblico. Come spiega Karl Pfeifer, legale dello studio Brandstätter che ha assistito il trans, «non c’erano i presupposti per contestare questo tipo di reato, per ravvisare il quale avrebbe dovuto esserci un’estrinsecazione dell’istinto sessuale». Secondo Pfeifer, in buona sostanza, il suo cliente avrebbe potuto essere condannato per atti osceni solo se fosse stato sorpreso in atti di autoerotismo in un luogo pubblico o mentre consumava un rapporto in auto con un cliente. «Tenuto conto del comune senso del pudore, che nel corso degli anni è cambiato profondamente, era davvero difficile condannare il trans per il semplice fatto di essere vestito con abiti femminili, seppur succinti». L’avvocato Pfeifer ha chiesto, durante l’udienza, l’applicazione dell’articolo 129 del codice di procedura penale, in base al quale in ogni stato e grado del processo il giudice - se il fatto non sussiste, l’imputato non lo ha commesso o il fatto non costituisce reato - può emettere la sentenza senza nemmeno sentire i testi. Ora, tra un mese, sarà curioso leggere le motivazioni.

I
CORTE   D'APPELLO    DI   FIRENZE;   decreto   30   giugno 2008;  Pres.  CHINI,  Rei.  NENCINI;  P.  e  altro  e.  Comune  di  Fi-
renze.

Matrimonio —  Pubblicazioni  matrimoniali  — Persone  dello stesso  sesso  —  Rifiuto  dell'ufficiale  di  stato  civile  —  Legittimità (Cost., art.  3, 29).

È  legittimo,  allo  stato  attuale  della  normativa,  il  rifiuto  dell  'ufficiale  di  stato  civile  ad  effettuare    le pubblicazioni  matrimoniali  richieste  da  due persone  dello  stesso  sesso  (si  legge  in motivazione  che tutto ciò  che non è previsto dalla  normativa positiva  non può  essere  disciplinato   dal  giudice,   attraverso un'attività   di  vera  e  propria   creazione  del  diritto,  ma  deve essere  riservato  al legislatore).

 

II
CORTE  D'APPELLO  DI  ROMA;  decreto   13  luglio  2006; Pres. Pucci, Rei.  MONTALDI; G. e altro e. Comune di Latina.


Matrimonio   —   Celebrazione   all'estero   tra  persone   dello stesso sesso — Trascrizione — Rifiuto  dell'ufficiale  di  stato civile —  Legittimità  (Cost., art. 2, 3, 29; cod.  civ., art.  89, 143 bis,  156 bis,  231,  235,  262;  1. 31  maggio  1995  n.  218,  riforma  del sistema italiano di diritto.internazionale privato, art. 16, 64,  65).


È  legittimo  il  rifiuto   opposto  dall'ufficiale   di  stato  civile  alla richiesta  di trascrizione  di un matrimonio  contratto  all'estero tra persone  dello  stesso  sesso

 

Commento di Francesco Dal Canto

La  Corte  d'appello   di  Firenze,  con  la  pronuncia  in  epigrafe, rigetta  un  reclamo  presentato  congiuntamente  da  due  persone  dello stesso  sesso  avverso  un  decreto  emesso  dal  Tribunale di  Firenze  con  il quale  era  stato  respinto  il  ricorso  presentato  dai  medesimi  contro  il  rifiuto  dell'ufficiale  dello  stato civile del comune  di Firenze  di effettuare e pubblicazioni  matrimoniali.
La  Corte  d'appello  di  Roma  ha  respinto  il  reclamo  che  due giovani omosessuali  avevano proposto  contro  il provvedimento del Tribunale di Latina  con  cui  era  stato  rigettato  il  ricorso  dei  medesimi  avverso  il  rifiuto  dell'ufficiale  dello  stato  civile di  trascrivere  il  matrimonio  dagli
stessi  contratto  in  Olanda.
In  particolare,  Trib.  Latina  10 giugno  2005,  Foro  it.,  2006,  I,  287, con  nota  di richiami, confermando  il rifiuto  opposto dall'ufficiale  dello stato  civile  alla  trascrizione   del  matrimonio  fra  persone   dello  stesso sesso celebrato in  Olanda,  aveva  valorizzato, per  un verso,  la giuridica inesistenza  nel  nostro  ordinamento  di  un  matrimonio  fra  persone  del medesimo  sesso, per  altro  verso,  la  contrarietà del matrimonio  omosessuale  all'ordine  pubblico  internazionale. La  corte  d'appello  ha  a  propria  volta rigettato il ricorso argomentando,  oltre  che  su profili   riguardanti  la tematica  dell'ordine  pubblico  internazionale,  sull'osservazione
in  base  alla  quale  uno  dei  «requisiti  essenziali»  dell'istituto  matrimoniale  nell'ordinamento  interno era  quello  della  «diversità  di sesso  tra  i coniugi»,  quale  «presupposto»  delle  norme  del  codice  civile disciplinanti  le  cause  di  invalidità  del  matrimonio,  in  conformità  alla  «tradi-
zione  sociale  e  giuridica».  La corte  d'appello,  nell'occasione,  ha  tuttavia  osservato  che  compete  al  legislatore  provvedere   alla  ricezione  in ambito giuridico  di nuove  figure alle  quali  la società  attribuisca  «il  senso e il valore della esperienza di  'famiglia'».

(CONTINUA)

 

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La Rete Lenford nasce per iniziativa di "Avvocatura per i diritti Igbt", l'associazione fondata  da tre avvocati per rispondere al bisogno di intormazione sul rispetto dei diritti delle  persone omosessuali. Aut ha incontrato uno dei fondatori



LE TUTELE ARRIVANO IN  RETE

 



Da qualche  mese è attivo  il sito internet  della  Rete Lenford,  che  ha come obiettivo quello di  promuovere  una rete di avvocati  che  su tutto  il territorio  nazionale  si occupano della  tutela giudiziaria delle  persone  omosessuali. La rete, chiamata  Rete  Lenford per  ricordare  il barbaro omicidio di un avvocato giamaicano impegnato nel rispetto  e nella lotta per i diritti delle persone  sieropositive, è una delle iniziative  di "Avvocatura  per i diritti Igbt", l'associazione fondata su iniziativa  di tre  avvocati Saveria  Ricci,  Francesco Bilotta e Antonio  Roteili, per rispondere  al  bisogno  di informazione  e di diffusione della  cultura e del rispetto dei diritti delle persone omosessuali nel nostro Paese.

 



AUT HA INCONTRATO PROPRIO UNO  DEI FONDATORI DELL'ASSOCIAZIONE, L'AVVOCATO SAVERIA RICCI

 



Chi sono i fondatori e come nasce l'idea dell'avvocatura  LGBT e della Rete Lenford?

 

Siamo due  avvocati, Saveria  Ricci ed  Antonio  Roteili, ed  un avvocato-ricercatore  universitario  dell'Università' di Udine, Francesco  Bilotta. Ognuno  di noi aveva avuto l'idea di dar vita ad un'associazione di avvocati che  si impegnasse a sviluppare il tema dell'affermazione e del rispetto dei diritti delle persone Igbt nel mondo degli avvocati e della giustizia, dando un contributo tecnico  rispetto alle proposte che vengono fatte in ambito legislativo e alla loro elaborazione. Però solo incontrandoci  siamo riusciti a mettere insieme le forze e a lavorare per concretizzare la nostra idea.


C'era davvero bisogno, in Italia, di Avvocatura Igbt e Rete Lenford?


In  Italia  due  soggetti come  Avvocatura Igbt  e  Rete Lenford  hanno  tanto  lavoro da  fare, dal  momento che, come  si legge ogni giorno sui giornali, siamo lontani dal riconoscimento dei diritti alle persone Igbt e alle coppie dello stesso sesso. Di esse c'era bisogno almeno per tre motivi: la classe forense e il mondo giudiziario vanno  sensibilizzati sui temi dei  diritti civili delle persone Igbt hanno bisogno di professionisti sensibili e preparati  sui loro temi;  possiamo contribuire alla crescita  della  qualità  del  lavoro di tutte  le associazioni Igbt italiane.  Per questo abbiamo creato  due distinti soggetti: l'associazione Avvocatura Igbt e la Rete Lenford. Di Avvocatura fanno parte solo avvocati e praticanti avvocati, mentre alla Rete Lenford, che è gestita da Avvocatura, possono aderire singoli ed associazioni che sono interessati al tema dei diritti Igbt e che con Avvocatura vogliano interagire, chiedendo aiuto e supporto o sviluppando insieme delle iniziative.


Che obiettivo si prefigge Avvocatura Igbt?


Lo scopo principale  è appunto  quello di sensibilizzare avvocati, magistrati, notai, giuristi ed tutti gli altri operatori del mondo  del diritto sul tema del  riconoscimento dei diritti Igbt. Però vorremmo anche aiutare la diffusione di una vera cultura  dei diritti e partecipare fattivamente alla elaborazione di proposte in campo legislativo  ed  essere  un punto  di riferimento per  le persone LGBT che  necessitino di  assistenza. Avvocatura deve sempre intervenire perché  l'informazione sui diritti delle
persone Igbt non sia falsata o strumentalizzata dai suoi detrattori, come  quando  a  proposito  dei diritti delle coppie Igbt si affermava, anche da parte di stessi giuristi, di matrice cattolica, che una legge sulle unioni civili fosse inutile perché le coppie già godono di tutti i diritti che gli si potrebbero riconoscere. Niente di meno vero.


E che  obiettivo invece si prefigge la  Rete Lenford?


Per quanto  riguarda  la Rete, invece, se singoli e associazioni vorranno costruirla con noi, potremo produrre, in un rapporto  biunivoco,  lavori ed iniziative di sempre maggiore  qualità.  Per esempio attraverso Rete Lenford, Avvocatura  e l'associazione Certi Diritti stanno portando  avanti l'iniziativa dell'affermazione civile, supportando  quelle coppie dello  stesso  sesso che intendono chiedere al proprio comune le  pubblicazionimatrimoniali e nel caso del quasi certo rifiuto intraprendere un percorso giudiziario che  possa arrivare fino in Cassazione o alla Corte costituzionale per vedersi riconosciuto il diritto di sposarsi. Questa iniziativa, attraverso la Rete Lenford è aperta alla partecipazione di tutte le associazioni Igbt che  vogliano  sostenerla. Come dire, noi ci mettiamo il Know-how tecnico assistendo in giudizio le coppie, chi è nella  Rete Lenford si occupa di dare visibilità all'iniziativa  e di contattare  le coppie.


Quali sono  i professionisti cui vi rivolgete? Qual è il contributo che  possono portare, ad es., un avvocato gay  o  una  notaio  lesbica?  Come  si può  effettivamente partecipare?


Ci rivolgiamo a tutti gli operatori del mondo del diritto, in particolare agli avvocati. Il solo associarsi ad Avvocatura  è un contributo  al nostro operato  e allo stesso tempo  un'opportunità  di  crescita  professionale.  Per esempio in autunno  abbiamo avuto due giorni di formazione per i soci sui temi dei diritti delle coppie omosessuali.  Tutti  possono associarsi,  non  è necessario avere un orientamento  sessuale Igbt; anzi, proprio  la presenza tra i soci di molti avvocati eterosessuali dimostra che in Italia i diritti delle persone Igbt stanno a cuore a tutti. Siamo già presenti nelle città più grandied in quasi tutte le regioni del Centro-Nord.


Quali sono le sensazioni vissute in questi primi mesi di vita dell'associazione? Come vi sentite?


I primi mesi sono stati intensi ed abbiamo avuto ottime sensazioni, ma anche tutti i fastidi che la costituzione e l'organizzazione di un'associazione comporta. Tutte le idee, per marciare, hanno bisogno di persone. L'esperienza di Avvocatura LGBT ha solo un anno di vita e stiamo cercando di consolidare il gruppo e farlo crescere ancora. Abbiamo già organizzato o partecipato  a diversi eventi in cui abbiamo ricevuto apprezzamento ed incoraggiamento. Grazie a Francesco  Bilotta abbiamo  anche  pubblicato  un  libro scientifico,  "Le unioni tra persone dello stesso sesso", edizioni Mimesis.


Come si può contattare la Rete Lenford?


Abbiamo  un sito: www.retelenford.it  che stiamo cercando di far crescere  attraverso il contributo di tutti i soci.  Abbiamo  anche  un mail  che  è  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. alla quale chi vuole può scriverci.

 

Visita il sito del circolo Mario Mieli

 

 

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La famiglia che cambia

Seminario formativo in diritto di famiglia e tutela antidiscriminatoria

Promosso e Organizzato da: Comitato Provinciale Arcigay “Il Cassero”

con la collaborazione di: Rete Lenford – Avvocatura per i Diritti Lgbt,

ufficio Politiche delle Differenze – Comune di Bologna, Famiglie Arcobaleno, Gruppo Consiliare PD Bologna, 3D Bologna

Evento formativo accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bologna

Evento formativo patrocinato dal Comune di Bologna


sabato 21 febbraio 2009 ore 9.30
c/o Palazzo d’Accursio (Sala Bianca), piazza Maggiore 6, Bologna





Si terrà sabato 21 febbraio dalle ore 9.30 alle ore 17.30 a Bologna presso Palazzo d’Accursio (Sala Bianca) in piazza Maggiore 6, il corso formativo La Famiglia che cambia promosso dal Comitato Provinciale Arcigay Il Cassero, patrocinato dal Comune di Bologna e accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Bologna (nr. 6 crediti).
L’evento è organizzato con la collaborazione di Rete Lenford - Avvocatura per i Diritti Lgbt, dell’ufficio Politiche delle Differenze del Comune di Bologna, del gruppo consiliare di Bologna del PD, di Famiglie Arcobaleno e di 3D.
L’ingresso è gratuito.

Il seminario (rivolto principalmente agli Avvocati, ma aperto a tutti) affronterà il tema della pluralità delle relazioni familiari esistenti al di fuori del modello matrimoniale consegnatoci dalla tradizione e delle varie soluzioni giuridiche adottate in molti paesi europei ed extraeuropei per regolare il fenomeno delle convivenze ed approntare nuovi schemi giuridici per quanti non possono o non vogliono sposarsi.
Il corso offrirà, inoltre, una panoramica comparata sulla tipologia e le dimensioni del fenomeno discriminatorio in ambito familiare e l’analisi della normativa internazionale e nazionale inerente le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

Relazioni

Dott.ssa Maria Acierno, Magistrato in servizio presso l'Ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte di Cassazione: Le fonti internazionali e la giurisprudenza della CEDU e della Corte di Cassazione
Avv. Francesco Bilotta, Ricercatore di diritto privato presso l’Università di Udine, avvocato del Foro di Trieste: Evoluzione giurisprudenziale in materia di famiglia di fatto e prospettive di tutela delle unioni tra persone dello stesso sesso de iure condito
Dott. Matteo Bonini Baraldi, dottore di ricerca presso l’Università di Bologna- PhD EU Research Adviser -Law, Political Sciences & Economics: Le unioni registrate all’estero nel diritto internazionale privato
Dott. Marco Gattuso, Giudice presso il Tribunale Civile di Reggio Emilia: La famiglia gay e la Costituzione
Dott. Helmut Graupner, avvocato in Vienna "European Commission on Sexual Orientation Law (ECSOL)": The Case Tadao Maruko: Equal right to pension benefits?
Legal implications of the Maruko judgment
Avv.
Antonio Rotelli
, avvocato del foro di Taranto: I registri comunali delle unioni civili e le anagrafi


Intervento: Avv. Maria (Milli) Virgilio, Assessora del Comune di Bologna - Assessorato Scuola,
Formazione e Politiche delle differenze.

Moderatori: Avv. Anna Maria Tonioni, avvocato del foro di Bologna
Dott. Michele Giarratano, responsabile settore Giuridico Cassero


Altre informazioni

L’ingresso è gratuito e aperto al pubblico.
Il costo per l'accreditamento formativo (per i soli avvocati) è di 60 euro.
Per gli Avvocati, soci di Arcigay, che si iscriveranno al convegno direttamente presso la sede del Cassero (via don Minzoni, 18) e per i soci Rete Lenford il costo è di 50 euro (entro il 13 febbraio).
Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Informazioni tecniche sul Convegno
Segreteria Organizzativa dell'Evento: Maria La Paglia
tel. 051.5280391 (lun. e giov. 15.30-18.30, mart. e merc.
10-13)
fax. 051 6495015 mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

http://www.facebook.com/group.php?gid=19352411589&ref=ts#/event.php?eid=69400237288&ref=ts
http://www.myspace.com/giuridicocassero
http://www.provincia.bologna.it/sanitasociale/Engine/RAServePG.php/P/344511180300/M/250411180303

 

La ministra francese della sanità, Roselyne Bachelot, ha firmato lo scorso mese di gennaio un decreto che mantiene in vigore il divieto di donazione da parte degli omosessuali di sesso maschile, una misura che data al 1983.


Bachelot, in un una intervista rilasciata il 14 gennaio 2009 al quotidiano  Libération, spiegava che la sua decisione si fonda su dati epidemiologici.  “ I dati epidemiologici sono incontestabili: tra il 10 e il 18% dei gay sono sieropositivi, mentre nel caso degli eterosessuali è dello 0,2%. Le situazioni epidemiche non sono le stesse. C’è un rischio e questo rischio è molto elevato. Da ciò nasce il mantenimento di questa controindicazione”, ha affermato.
Per la ministra della sanità, il divieto non è “una scelta filosofica ma solo una questione di sicurezza nelle trasfusioni”. “Al momento non posso lasciar correre questo rischio agli ammalati. Ma vigileremo e se la situazione cambierà modificheremo la regolamentazione”, ha aggiunto, dopo aver ricordato che tutti i paesi europei “sono sulla stessa linea”.


Numerose critiche


Il mantenimento del divieto ha generato critiche da parte di diverse associazioni e rappresentati politici, que la considerano “sproporzionata” e “pericolosa” in un momento in cui manca sangue, “Questo divieto, anche se la ministra non chiude la porta a future modificazioni, è una misura discriminatoria, come ha riconosciuto già il Comitato nazionale di etica (Comité nacional de ética) nel giugno del 2002", ha dichiarato Jean-Luc Romero, presidente dell’associazione Amministratori pubblici contro l’HIV.


Il divieto nel Principato d’Andorra


Sempre in gennaio, il Tribunale costituzionale (TC) del Principato di Andorra ha deciso che il divieto di donare sangue da parte delle persone omosessuali o transessuali non rappresenta una misura discriminatoria, come invece denuncia l’associazione di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali d’Andorra “Siamo come siamo”.
La sentenza è frutto di un ricorso presentato da questa associazione e dal Marc Pons, un cittadino d’Andorra al quale era stato negato di donare sangue in quanto persona omosessuale.
In prima istanza Pons si era rivolto al Tribunal de Cortes d’Andorra denunciando la società francese Établissement Français du Sang Pyrénées-Mediterranée (EFS), incaricata di ricevere le donazioni di sangue in Andorra, per il delitto continuato di discriminazione a causa della esclusione dei donatori di sangue omosessuali per ragione del loro orientamento sessuale. Il Tribunale, tuttavia, aveva rigettato il suo ricorso.

La EFS sottopone ai donatori un questionario con delle domande ed esclude quelli che dichiarano di essere omosessuale. Secondo il Tribunale costituzionale il questionario non presenta tratti degradanti e vessatori per le persone omosessuali. La società EFS vieta la donazione alle persone omosessuali “solo per proteggere le persone che necessitano di ricevere una trasfusione di sangue da tutte le circostanze che riguardano condotte che implicano potenzialmente un rischio sanitario alto”.  
Da parte sua il Governo d’Andorra sostiene che essendo la donazione di sangue un “atto generoso”, non integra un pregiudizio di diritti fondamentali. L’associazione omosessuale la pensa in maniera differente ed ha anticipato che porterà il caso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

 

L'opinione dell'ematologo


Secondo quanto dichiarato al quotidiano El Pais dal dott. FRANCISCO MARTÍNEZ GARCÍA, Ematologo dell’ospedale Universitario Gregorio Marañón di Madrid, affermare che le persone omosessuali sono un gruppo a rischio “è totalmente falso, perché non esistono a priori gruppi a rischio, né omo, né eterosessuali. La selezione dei donatori avviene mediante un questionario, totalmente confidenziale, nel quale non si chiede l’orientamento sessuale del possibile donatore; solo si chiede se nelle attività sessuali si usano strumenti di protezione. Realizzata la donazione, al sangue si praticano una serie di analisi molto precise per determinare se è privo di virus trasmissibili (HIV, epatite, etc.). In caso di positività, il sangue si elimina e il donatore viene contattato per controlli. Per tutti questi motivi, credo che la sentenza non sia frutto di una erronea informazione medica ricevuta dal Tribunale costituzionale, ma che sia un attacco diretto alle persone omosessuali per denigrarle e, perciò, un attacco alla libertà”.

 

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andorra-UNa costituzione moderna per uno stato federale.doc

Mai come negli ultimi tempi abbiamo sentito tante volte l'espressione diritti umani sulla bocca di esponenti delle gerarchie vaticane. Dal caso Englaro, alla depenalizzazione dell'omosessualità, ai 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo, non c'è stato un solo giorno in cui non abbiamo sentito un richiamo al primato della morale (cattolica) travestito degli abiti, laicamente più comodi, del diritto naturale. Ora il problema è che questo abito apparentemente comodo è una camicia di Nesso. Con l'espressione diritto naturale non ci si riferisce di certo a quello a cui si riferiva Grozio. Non si tratta infatti di argomentazioni basate sulla ragione, bensì dell'applicazione normativa della morale cattolica. Oppure, i principi del cattolicesimo si possono discutere? In tal caso non sarebbero più dei principi. La Chiesa cattolica è espressione di verità, oppure, è un'opinione? Può essere posta in discussione? Senza dubbio ci troviamo nel primo caso, ossia nell'ambito della «verità». Diversamente, dovremmo poter immaginare un Papa che cambia idea sulle unioni omosessuali, sulla legge del divorzio, riguardo alla legge sull'aborto, sul controllo delle nascite eccetera. In questo senso le religioni dogmatiche sono conservatrici per definizione: non vi può essere un Papa "progressista", poiché non può porre in discussione principi che non dipendono da lui.

A prescindere dall'essere favorevoli o contrari su queste o altre questioni, un laico non deve rispondere a problemi in base a una ricerca della giusta interpretazione di un dogma, ma ragionare sulla bontà o meno di un'idea in quanto tale. Essere laici implica il circoscrivere la propria fede a un fatto di coscienza individuale; essere laici significa cercare di risolvere problemi tentando di concepire la migliore legge possibile in funzione della collettività, e non di imporre la propria fede, in funzione di un dogma (indiscutibile in quanto tale), sugli altri. Ciò non equivale a un "relativismo" spicciolo, dove ogni opinione è uguale a un'altra, ci si pone invece nella condizione di pensare leggi in grado di rispondere a una data esigenza, al fine di regolamentare al meglio la vita di una comunità di individui. Per far questo non è necessario fondare un'etica.

Con questo non vogliamo dire che la Chiesa cattolica debba tacere su aspetti della vita considerati fondamentali per la propria missione salvifica, anzi, la possibilità di esprimersi su diverse tematiche è parte integrante del gioco democratico. Eppure, sembra che manifestare una posizione contraria a quella della Chiesa cattolica, per molti politici - anche di sinistra -, significhi esporsi a un costo intollerabile in termini di perdita di consenso. Perciò, tra battersi per il rispetto della dignità della persona (quali la cessazione delle cure di fine vita, l'abolizione della pena di morte per gli omosessuali nel mondo, l'estensione del matrimonio alle persone dello stesso sesso) e il consenso, sarà più saggio e conveniente - a loro giudizio - scegliere il secondo.

La seconda spiegazione (meno evidente) è che nel nostro Paese abbiamo da sempre delegato alla Chiesa cattolica il campo dell'etica, come se fosse una sua prerogativa esclusiva. All'attuale pontefice - che tanto bene conosce l'Italia - ciò è chiarissimo, al punto da aver ribadito non solo che la divisione tra Stato e Chiesa (bontà sua!) è giusta, ma che a quest'ultima spetta un primato sull'etica. Insomma, un'etica laica sembrerebbe non esistere.

Ora, mentre la prima spiegazione, purtroppo, si lega a uno scarso senso delle istituzioni da parte della classe dirigente politica italiana, la seconda spiegazione è assolutamente inconsistente dal punto di vista giuridico. Non si vuole qui sostenere che un ordinamento giuridico sia insensibile a scelte valoriali, il punto è che tali scelte sono state compiute dal legislatore Costituente e vanno via via tradotte in norme e prassi interpretative che seguano questa unica direzione: il rispetto del diritto di ciascuno a realizzare se stesso (art. 2 cost.) autodeterminandosi nelle proprie scelte di vita (art. 13 cost.).

Quello che la Corte costituzionale definisce il principio supremo della laicità, comporta che a tali valori e non a quelli di una confessione religiosa (almeno sulla carta maggioritaria) si dia la prevalenza nell'agone politico nell'amministrazione della giustizia. Ferma ovviamente la libertà dei cattolici di autodeterminarsi nelle proprie scelte di vita alla luce delle Sacre scritture.

Tra l'atteggiamento della Santa sede e quello di uno Stato laico c'è questa differenza: seguendo le direttive vaticane i cattolici hanno il pieno diritto di conculcare la libertà di coloro che non la pensano allo stesso modo; seguendo il modello di uno Stato laico a tutti viene data la possibilità di essere liberi, rimanendo i cattolici nel pieno diritto di conformare la propria vita alla loro fede.

Chissà se anche in Italia - come è accaduto qualche giorno fa in Spagna - ci sarà un giudice che avrà il coraggio di ordinare che i crocifissi vengano tolti dagli edifici pubblici? Per il momento l'unico giudice che si è rifiutato di tenere udienza a Camerino perché in un'aula c'era un crocifisso ha subito una condanna a 7 mesi e a un anno di interdizione dai pubblici uffici per omissione di atti di ufficio e interruzione di pubblico servizio, oltre a varie sanzioni disciplinari dal CSM. È solo un esempio, un episodio tratto dalla cronaca, che suona paradossale per uno Stato laico, mentre è assolutamente coerente con uno Stato confessionale.

Francesco Bilotta - ricercatore di diritto privato nell'Università di Udine.

Luca Taddio - Partito Socialista Fvg / Radicali Italiani

Di seguito sono indicati alcuni dei prossimi appuntamenti organizzati da Avvocatura per i diritti LGBT o comunque interessanti per le Avvocate e gli Avvocati che si occupano di tematiche attinenti  alle questioni LGBT.

Nel caso ci sia bisogno di qualche informazione ulteriore è bene scrivere ad Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

3 febbraio 2009, ore 15.00 - Diritti della persona e laicità

Sala conferenze Fondazione Basso, via della Dogana Vecchia, 5 - Roma

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9 febbraio 2009, ore 15- 17 - Tutela dell'identità e dell'orientamento sessuale nel diritto costituzionale, civile e penale

MAXI AULA 1, Palazzo di Giustizia, C.so Vittorio Emanuele II 130, Torino

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15 maggio 2009, ore 11.00-13.00 - Le unioni fra persone dello stesso sesso: profili comparatistici

Sala Giustino D'Orazio, Facoltà di Giurisprudenza, Via Verdi 53

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Allegati

seminario_Bilotta_15.05.2009.pdf
garanziecostituzionali_torino.pdf

Condannati per aver violentato un connazionale. Per due curdi iracheni è stato però disposto il "divieto di espulsione verso l’Iraq o Stati in cui possano essere oggetto di persecuzione per motivi legati alla sessualità". E' la prima sentenza di questo genere.

 

Hanno violentato un loro connazionale e per questo sono stati puniti con cinque anni e due mesi di carcere. Per due curdi iracheni residenti a Milano, però, è stato disposto - per la prima volta in una sentenza - il "divieto di espulsione verso l’Iraq o qualsiasi altro Stato in cui, in ragione dei reati per cui sono stati condannati, possano essere oggetto di persecuzione per motivi legati alla sessualità". Così il giudice Guido Salvini ha voluto proteggere due imputati che dopo aver espiato  la pena in Italia, rischiano un’ulteriore condanna nei Paesi in cui l’omosessualità è punita anche con la morte.

In Iraq i gay vanno incontro a dure condanne e la pena capitale nei loro confronti, sebbene sia stata abolita, potrebbe essere reintrodotta. La notte del primo febbraio i due curdi avevano segregato, picchiato e stuprato un ragazzo che aveva pagato 7mila 500 euro alla loro organizzazione per arrivare in Svezia. Il clandestino era stato tenuto  nascosto per diverso tempo in viale Bligny 42, il fortino della droga sgomberato a ottobre. Poi era finito in via Santa Rita da Cascia: mentre i due suoi
carcerieri dormivano, era riuscito a fuggire lanciandosi dal balcone e a denunciare l’episodio.

 

Fonte: www.milano.repubblica.it

Ebrei ed Omosessuali per ricordare insieme la Shoà e l’Homocaust: evento non stop organizzato dall’Associazione “Ecad” in occasione del GIORNO DELLA MEMORIA 2009.

 “La memoria degli altri” – questo il titolo dell’iniziativa culturale ideata da Vittorio Pavoncello -  giunge qui alla sua terza edizione, dopo gli eventi degli anni precedenti dedicati rispettivamente ad  “Ebrei e Rom” (Auditorium Ara Pacis, 2006) ed “Ebrei e Disabili” (Auditorium Parco della Musica, 2007). Nella cornice multipiano del Qube, lunedì 26 gennaio, dalle 11 alle 24, la Shoà sarà così ricordata attraverso testimonianze parlate, discusse, filmate, raffigurate e interpretate che oltre a tracciare la storia passata, cercheranno di disegnare più civili modi di comprensione, analisi e dialogo per le persone e gruppi che da sempre hanno costituito fonte e stimolo per l’identità europea.

 

Programma

 

10.45 Al di qua del bene e del male di Marco BelocchiSpettacolo itinerante elaborato su testi di Primo Levi, Wiesel, Kertesz, Frank, Bruck e BassaniInterpreti: Daniela Di Bitonto, Maurizio Palladino, Eleonora Pariante, Alessandro Waldergan, Paola Surace, Valter Venturelli, Valentina Maselli e Marco Belocchi. Compagnia Genta/Rosselli 

11.00 Incontri-Dibattito con Gianfranco Goretti e Marco Reglia sulle politiche discriminatorie nei confronti degli omosessuali durante la seconda guerra mondiale. Si parlerà anche di Genetica e Sessualità, a partire dalle riflessioni di Magnus Hirschfeld, una delle figure dominanti nell'ambito della difesa dei diritti politici degli omosessuali. 

11.30 Presentazione Mostre Homocausto, a cura del Circolo Mario Mieli e di Arcigay, sull'approccio del fascismo all'omosessualità e sulla persecuzione delle donne lesbiche, con particolare attenzione anche alle discriminazioni effettuate nei regimi totalitari. L’esposizione sarà affiancata dall’omaggio pittorico Arte e Shoà  di 20 artisti sul tema della Shoà e dell’Homocaust, tra i quali si segnalano Eclario Barone, Franca Bernardi, Paola Casalino, Fiorella Corsi, Giorgio Fiume, Stefano Frasca, Vardi Kahana, Menashè Kadishman, Lughia, Rita Mele, Teresa Pollidori, Eliana Prosperi, Rosella Restante, Giovanni Liberatore, Teresa Mancini, Birgitt Shola Starp. 

11.30 Silenzi e Parole  Perfomance di Mimo Rorocchi con letture di Gabriella Tupone, Vittorio Hannuna. 

12.00 La scelta di Turing di Vittorio PavoncelloSpettacolo su Alan Turing, il noto matematico che permise di decifrare i codici crittografati dei nazisti (ENIGMA) permettendo così agli alleati di vincere la guerra e in seguito, a guerra finita, portato al suicidio perché omosessuale. Protagonisti Bruno Maccallini, Toni Garrani, Arianna Lazzaro e Cristina AubryMusiche di Enzo De Rosa,  Costumi di Toni Saracino, aiuto regia Stefano Frasca. 

13.15 -15.00 Proiezione dei filmGrune Rose di Dario Picciau, film-racconto omaggio a Richard Grüne, artista e testimone dello sterminio degli omosessuali sotto il nazismo, prodotto da Visions e Arcigay Firenze "Il Giglio Rosa“ su soggetto e sceneggiatura di Roberto Malini; Paragraf 175, opera diretta da Rob Epstein e Jeffrey Friedman su testo di Sharon Wood, narrata nella versione originale da Rupert Everett: uno straordinario documento tragico e commovente che ritrae 6 sopravissuti alla persecuzione nazista contro gli omosessuali. 

16.00 Incontri con Enrico Oliari, Angelo Pezzana, Rossana Praitano, Luigi Attenasio, Pupa Garriba, Imma Battaglia, Franco Grillini, Franco Siddi, Anna Foa, interverrà lo scrittore israeliano Yossy Levy  

18.00 Premio Teatro e Shoà, a cura del CeRSE Tor Vergata Proclamazione dei vincitori della II edizione e consegna delle targhe della Presidenza della Repubblica. 

18.15 La scelta di Turing di Vittorio Pavoncello (replica) 

19.15 I sogni e le pietre liberamente tratto da: “Se questo è un uomo” di Primo Levi -  Come una rana d’inverno” conversazione con tre donne sopravvissute ad Auschwitz di Daniela Padoan e “ Bent” di Martin Shermann, Bertolt  Brecth - con Giuseppe Grisafi, Francesco Magali, Raffaella Mattioli, Gloria Pomardi, Leonardo Sbragia, ideato e diretto da:  Marco Mattolini –Gloria Pomardi, drammaturgia:  Marco Mattolini, coreografie: Gloria Pomardi, costumi: Francesca Linchi, ambientazione scenica: Fabrizio Russo 

20.45 Il giallo e il rosa, composizione del Duo Neoklassic formato da Enzo De Rosa (pianoforte) e Kyung Mi Lee (violoncello)  

21.00 Nudo,  opera di Sylvano Bussotti su testo di Aldo Braibanti, interpretata dal soprano Monica Benvenuti  

21.30 Musica dell’Uomo di domani Francesco Lotoro e l’Ensemble Musica Judaica pianista Francesco Lotoro, soprano Anna Maria Stella Pansini, baritono Angelo De Leonardis, cantore Paolo Candido, chitarrista Leonardo Gallucci , Coro Diapente di Roma diretto da Lucio Ivaldi Antologia di musiche “concentrazionarie”scritte dal 1933 al 1945  

22.30 Eyn, tsvey...DreidelMarco Valabrega (violino) e Trio Dreidel con Ruth Ejzen (voce)Brani tratti dal loro ultimo lavoro di musica klezmer  IL GIALLO E IL ROSA è un’iniziativa realizzata con il sostegno della Provincia di Roma, Comunità Ebraica di Roma e Segretariato Sociale della Rai, con il patrocinio di Parlamento Europeo, Ambasciata di Israele, Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, Ambasciata della Gran Bretagna, Regione Lazio, Provincia di Roma, Unione Comunità Ebraiche Italiane, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Università di Tor Vergata, Centro di Cultura Ebraica.

 

Di seguito alcune osservazioni di Sergio Rovasio, segretario Associazione Radicale Certi Diritti

 

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Berlino aveva una quarantina di
locali gay, la vita per la popolazione lesbica e gay era tra le più floride
di tutto il mondo. Tuttavia, nella Germania dell'epoca, a causa dell'eredità
del regime prussiano, gli atteggiamenti e le inclinazioni omosessuali erano
regolate dal Paragrafo 175 del Codice penale che recitava testualmente:

"Un atto sessuale innaturale commesso tra persone di sesso maschile o da
esseri umani con animali è punibile con la prigione. Può essere imposta la
pena accessoria della perdita dei diritti civili".

Tale articolo del codice penale era sostanzialmente inapplicato ma dopo un
mese dall'avvento del nazismo, fine gennaio 1933, vennero subito chiuse le
riviste e i locali per gay;  quando nel 1934 venne messa fuori legge l'ala
sinistra del partito nazista, guidata dall'omosessuale Rohm, la repressione
si fece ancor più violenta. Gli omosessuali furono i primi ad essere
perseguitati con la forza della legge che fino ad allora non era applicata.
Il famigerato Paragrafo 175 rimase in vigore fino al 1968 e le persecuzioni
di varia natura delle persone omosessuali continuarono fino a quella data
con oltre centomila processi anche dopo la fine della seconda guerra
mondiale.

La tragedia dello sterminio di milioni di ebrei fu accompagnata dallo
sterminio di zingari, omosessuali, malati di mente, tutte minoranze che in
qualche modo 'disturbavano' la formazione della 'pura razza ariana'.

Gli omosessuali furono tra i primi ad essere perseguiti grazie ad una legge
che era già scritta quando arrivò il nazismo, anzi, fu rafforzata in chiave
più repressiva con integrazioni al Paragrafo 175 nel 1935.

Agli omosessuali internati nei campi di concentramento veniva assegnato il
triangolo rosa, alle lesbiche, considerate malate di mente, veniva invece
assegnato il triangolo nero, quello delle prostitute.


L'omofobia, oggi ancora diffusa in ambito legislativo, sociale e culturale
in molte parti del mondo ha, nel corso degli ultimi decenni, rimosso quasi
totalmente il ricordo delle vittime della ferocia del nazismo e del
famigerato Paragrafo 175.  Così la vita di decine di migliaia di persone si
è conclusa in terribili sofferenze e nell'oblio. Occorre accendere i fari su
questo lato oscuro della storia affinché la violenza dell'intolleranza,
dell'ignoranza, del buio della civiltà non si ripetano. E' quello che con i
radicali tentiamo di fare ogni giorno con la nostra lotta nonviolenta, per
estendere i diritti a chi non ne ha, per proteggere le persone più deboli,
per permettere a ognuno di essere felice.

Grazie per questo giorno di commemorazione che onora ogni persona
perseguitata e sterminata solo perché diversa.