Prosegue al Teatro Filodrammatici la Rassegna di Teatro Omosessuale Illecite//Visioni con "L'Enigma dell'Amore" di Saverio Aversa e Fabio Grossi. Un atto unico che vuole ricordare, uno studioso coraggioso che, in un’epoca lontana, dedicò la sua vita e le sue energie alla sconfitta dei pregiudizi verso le persone omosessuali.

Lo spettacolo "L'Enigma dell'Amore", con il patrocinio di "Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford", debutta il giorno 10 novembre alle ore 21 nella città di Milano, per poi proseguire il giorno successivo a Brescia.

Rassegna "Ilecite/Visioni", Teatro dei Filodrammatici Milano, Fuxia-Contesti d'immagine e Nuova Teatro Eliseo: "L'Enigma dell'Amore" in memoria di Karl Heinrich Ulrichs, di Saverio Aversa e Fabio Grossi con Fabio Pasquini e Francesco Maccarinelli, regia di Fabio Grossi.

Al seguente link il video promozionale de "L'Enigma dell'Amore": http://www.youtube.com/watch?v=SjjWdvk9B-8&feature=youtu.be

Si terrà nella città di Napoli, nei giorni 25 e 26 ottobre p.v., il convegno organizzato dall'Osservatorio Nazionale Identità di Genere: "Varianze di genere: buone pratiche e questioni sociali e politiche".

Il convegno avrà luogo presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Napoli, via Monte di Dio 14.

Presentazione

Nel corso del convegno saranno affrontate, a partire da un’ottica interdisciplinare, le questioni connesse ai percorsi di transizione ed il benessere delle persone LGBTQI. Molteplici sono le sfide che si presentano per gli operatori sociali, gli psicologi, i medici, gli psichiatri, i giuristi ed i politici, chiamati a garantire la crescita e lo sviluppo dei singoli e della intera società in direzione di una maggiore inclusione ed accettazione di tutte le "diversità" e "particolarità".

In particolare, nell’ambito del convegno, saranno discussi i seguenti temi:

-) il benessere delle persone trans*, anche alla luce delle ultime linee guida internazionali proposte dal WPATH (versione 7) e le recenti modifiche proposte dal DSM-5;

-) i molteplici dilemmi che gli operatori affrontano nell’area delle varianze di genere in età evolutiva, quando si lavora con bambini ed adolescenti

-) le nuove proposte di legge relative ai procedimenti di riassegnazione anagrafica del sesso. Alla luce della necessità di ribadire percorsi etici che siano di effettiva tutela dei diritti delle persone trans.

-) Le sfide che affrontano le persone trans* per inserirsi nel mondo del lavoro.

Il programma completo del convegno è allegato, in file pdf, al presente articolo.

Allegati

Programma Varianze di genere.pdf
Si pubblica la lettera aperta del Presidente avv. Antonio Rotelli in risposta alle affermazioni del dott. Barilla alla trasmissione radiofonica "La Zanzara" il 25 settembre scorso.

Allegati

LetteraBarilla.pdf

Si terrà il giorno 29 novembre 2013, organizzato da Articolo29 e dall'Università degli Studi di Bologna - Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, il convegno "FAMIGLIA E IDENTITA DI GENERE. 'Divorzio imposto' e diritti fondamentali".

PROGRAMMA PROVVISORIO:

  • I sessione: 9 - 11.15

Introduce e presiede: Marco Balboni, Università di Bologna;

Relazioni di: Elisabetta Bergamini*, Università di Udine; Matteo Bonini Baraldi*, Agenzia Ue diritti fondamentali: Profili di diritto europeo;

Barbara Pezzini, Università di Bergamo: Profili di diritto costituzionale;

Pina Palmeri, Università di Palermo: Profili di diritto di famiglia;

  • II sessione: 11.30 – 13.30

Introduce e presiede: Francesco Bilotta / Marco Gattuso;

Relazioni di: Daniel Borrillo, Università Paris Ouest Nanterre La Défense; Alejandro Saiz-Arnaiz*, Università Pompeu Fabra Barcelona: Profili di diritto comparato;

Interventi: studiosi selezionati tramite call for papers;

Conclude: Paolo Veronesi*

Il Convegno avrà luogo presso l'Aula Poeti dell'Università degli Studi di Bologna - Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali.

* I relatori con * sono in attesa di conferma

CALL FOR PAPERS

Nell’ambito del Convegno Famiglia e identità di genere: "divorzio imposto" e diritti fondamentali organizzato dall’Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali e da Articolo29 (www.articolo29.it) in programma presso l’Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali a Bologna il 29 novembre 2013, è indetta una procedura di selezione di contributi di studiosi della materia.

I contributi dovranno riguardare gli attuali sviluppi in materia di Famiglia e identità di genere, in particolare alla luce del recente rinvio alla Corte costituzionale della questione di costituzionalità relativa al c.d. "Divorzio imposto". Tra i temi suggeriti in particolare la questione dell’ammissibilità dell’eccezione di illegittimità costituzionale, le problematiche connesse alla tutela dei figli e di diritto del lavoro, i profili di diritto processuale (prima e dopo la riforma del 2011), i rapporti con la diversa questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, i profili di diritto europeo, con particolare riguardo all’analogo procedimento pendente avanti alla Cedu, le soluzioni normative adottate in altri Paesi, avuto riguardo anche alle decisioni sul punto di altre corti.

L’abstract deve contenere 10.000 battute (spazi inclusi). I contributi dovranno essere inviati al dott. Carmelo Danisi in formato elettronico all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro il giorno 31 ottobre 2013.

La selezione degli abstracts sarà effettuata in forma anonima dal Comitato scientifico del Convegno.

Tra i contributi selezionati, quattro saranno oggetto di apposita comunicazione al Convegno.

Saranno oggetto di pubblicazione sia i quattro contributi selezionati per la comunicazione al Convegno, sia altri contributi ritenuti meritevoli.

Allegati

ProgrammaConvegno29novembre2013[1].pdf
divorzioimposto29novembre2013[1].pdf

Pubblichiamo il testo del breve intervento tenuto il 15 luglio 2013 da Lord Alli alla Camera dei Lord, in occasione dell'approvazione in terza lettura del disegno di legge in materia di matrimonio tra persone dello stesso sesso e, a seguire, la traduzione di un articolo del 2 giugno 2013, pubblicato dal quotidiano Independent, che tratteggia un profilo della storia e dell'impegno di Waheed Alli, lord di Norbury.

Miei Lords,

ringrazio il Ministro e il mio nobile amico Lord Royall di Blaisdon per avere reso questo emendamento possibile. Sono lieto che il Governo voglia riesaminare questo problema e che, se potrà, cambierà la legge[1].

Questa è anche la mia ultima occasione di parlare sul Disegno di Legge. Io voglio ringraziare, non solo i Front Bench [2]  su  entrambi i lati della Camera, ma la Camera.

L’avere preso parte a questo progetto di legge, in questa Sede, mi ha realmente reso umile. Questa settimana segnerà il quindicesimo anniversario del mio ingresso nella Camera delle Signorie vostre. Come gay, lungo questi quindici anni voi avete cambiato la mia vita . Mi avete dato dignità, dove talvolta v’era la paura , mi avete dato speranza dove spesso vi era oscurità, mi avete dato eguaglianza, dove talvolta v’era il pregiudizio. Coloro che vogliono riformare radicalmente questo luogo [3], che vengano con i loro piani. Lasciate che io dica loro: siate testimoni di questo giorno, siate testimoni di questa legge, giudicateci in base alla creazione delle libertà che proteggiamo ed estendiamo.

Questo luogo è speciale e sono orgoglioso di farne parte. La mia vita e le vite di molti altri saranno, oggi [4], migliori di quanto lo fossero ieri, e io ringrazio la Camera dei Lords per questo.

Lord Alli of Norbury, Camera dei Lord, 16 luglio 2013

NOTE:

[1] Lord Alli si riferisce a un emendamento, da lui sostento, circa i benefici pensionistici. Essi, nel testo originale del disegno di legge, potevano prendere a base i contributi versati a partire dal 2005, anno di entrata in vigore della Legge sulle unioni civili in Inghilterra e nel Galles. Per estendere il computo dei benefici anche ai contributi versati in precedenza, il Governo ha accettato la trasformazione dell’emendamento di Lord Alli in una norma che lo delega, al fine di calcolare l’incidenza finanziaria della suddetta estensione, a prendere in considerazione svariati parametri, come ad esempio la differenza di età tra partner dello stesso sesso, emanando norme che modifichino quelle esistenti.

[2] Il Front Bench è il primo banco , sia sul lato della Maggioranza, sia sul lato dell’Opposizione. Vi prendono posto i Ministri, i Capigruppo parlamentari (Whips) e i leader politici.

[3] Lord Alli si riferisce a tre progetti di legge pendenti: il numero 67 della sessione 2013 -14, che si propone di ridurre a 650 i Lords, privando del diritto di voto i più anziani per nomina, lo HL Bill 023, stessa sessione, che in modo equilibrato prevede la decadenza per dimissioni, ingiustificata assenza per una sessione o grave delitto, e la graduale soppressione del numero degli Hereditary Peers, non più sostituibili, nonché altro Progetto non ancora pubblicato ma forse più radicale del precedente.

[4] Ritengo che l’Oratore preveda che la camera dei Comuni approvi definitivamente la legge il giorno 16 luglio.

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Lord Alli: «Mi chiamarono peccatore e sporco nel corso di un dibattito alla Camera dei Lord».

Il 13 aprile 1999 la Camera dei Lord ha ascoltato un discorso molto diverso da qualsiasi altro che aveva sentito pronunciare in precedenza. Alle 22:29, dopo più di sei ore di dibattito, il più giovane membro della Camera alta della Gran Bretagna si alzò e dichiarò: «Io sono apertamente gay. Ho 34. Ero gay quando avevo 24 anni, quando avevo 21 anni, quando avevo 18 anni, e anche quando avevo 16 anni. Non sono mai stato confuso circa la mia sessualità. Sono [sempre e solo] stato confuso dal modo in cui sono trattato in quanto sono una persona gay».

Può sembrare meno straordinario ora, ma allora Lord Alli di Norbury è stato il primo pari ad aver mai parlato apertamente di essere gay alla Camera dei Lord. In realtà, egli è stato il primo membro di sempre della Camera alta della Gran Bretagna ad ammettere di essere gay.

Nei successivi pochi minuti, spiegò tranquillamente perché la legislazione per la stessa età del consenso non era solo un diritto morale, ma anche un imperativo morale. Descrisse come egli era stato costretto a mantenere le sue relazioni segrete ai suoi datori di lavoro, agli amici e persino alla sua famiglia e era stato etichettato come "malato", "anormale" e "innaturale", semplicemente perché gay. E concluse: «Nel voto di questa sera vorrei che le Signorie Vostre parlassero per me e per milioni come me, non perché approvate o disapprovate, ma perché se non mi proteggete proteggete nessuno».

Leggendo il discorso di Alli ora è straordinario quanto strada ha fatto la Gran Bretagna in un così breve lasso di tempo.

Nei successivi 14 anni il Parlamento ha votato non solo per la pari età del consenso (1999), ma anche a favore del diritto per le coppie gay di adottare (2005), di servire apertamente nelle forze armate (2000), per l'abrogazione della sezione 28 (2003) per le unioni civili (2005) e una serie di altre norme anti-discriminatorie.

Lord Alli, ora 48enne, spiega: «Se mi aveste detto quando sono entrato nella Camera dei Lord 14 anni fa che ci sarebbe stato un presidente nero degli Stati Uniti e che un primo ministro conservatore avrebbe portato avanti una legge per il matrimonio gay io semplicemente non ci avrei creduto», dice. «Le cose sono proprio cambiate così tanto. Se sei nero, se sei una donna, se sei disabile, se sei gay, non c'è tempo nella storia o posto sulla terra dove sarebbe stato meglio trovarsi che gli anni dal 1997 in poi».

Forse è un riflesso di quel cambiamento che Alli oggi è meglio conosciuto come un magnate dei media multi-milionario che sta dietro a spettacoli come The Word, The Big Breakfast, Survivor e lo spettacolo per bambini Octonauts, piuttosto che come un difensore dei diritti gay.

Ha venduto la società di produzione Planet 24, con target i giovani, che ha fondato con Charlie Parsons e Bob Geldof, per circa 15 milioni di sterline nel 2000. E’ stato anche presidente del gruppo dei diritti multimediali Chorion fino al 2011.

Ma è rimasto ancora un pezzo importante del puzzle dell’uguaglianza e Alli è ancora una volta chiamato alla ribalta. Lui sta dando una mano a portare avanti il cruciale dibattito sul matrimonio gay di questa settimana alla Camera dei Lord e ha trascorso le ultime settimane a telefonare, a scrivere mail e a parlare con quasi 400 pari.

Lo incontriamo la settimana prima del voto vicino al suo ufficio dove si trova al centro di un’operazione di lobbying round-the-clock per garantire un "Sì" al voto di domani in seconda lettura del disegno di legge.

Nel segno della collaborazione tra i partiti coinvolti, viene interrotto da una telefonata del capogruppo conservatore alla Camera dei Lord per discutere gli ultimi numeri. Siamo, dice, incredibilmente vicino.

«La cosa che è più frustrante è che le persone con le tattiche più sporche sostengono sempre che tutti sono contro di loro», dice.

Egli cita i tentativi da parte di coloro che cercano di far fuori la disegno di legge sul matrimonio tra persone gay facendo ostruzionismo "parlando per ore", forzando un voto senza nemmeno considerare l’iter in commissione, e sollevando ingiustificati timori circa la libertà religiosa per vincere la contesa.

La battaglia - e la forza del sentimento - è tutto un piccolo ricordo del 1999, quando Alli fu coinvolto nel primo pezzo di legislazione per l’uguaglianza delle persone gay. «Sono stato chiamato 'peccatore', 'vergognoso' e 'sporco'», dice. «E me lo hanno detto in un dibattito alla Camera dei Lord - è stato terribile. Ero lì solo da un paio di mesi. Quando il capogruppo è tornato per riferirmi che avevamo perso con una gran differenza di voti, mi sentivo male fisicamente.

«Ho pensato: odio questo posto e non voglio stare qui. Questo è il luogo peggiore di tutti. Perché mai voglio essere qui? Ma poi Margaret Jay, che era leader della Camera dei Lord, si alzò e si avvicinò allo scranno dell'oratore e disse: “Miei Lord, sono stata incaricato dal mio amico Onorevole Presidente del Consiglio di informare il Parlamento che farà uso, solo per la seconda volta in questo secolo, della legge sul Parlamento per garantire il passaggio sicuro di questa proposta tra le legge dello Stato. In quel momento ho pensato: Tony Blair, hai fatto quello che Bill Clinton non ha fatto. (Mi dissi) Non andare via da questo posto. Devi assolutamente andare fino in fondo».

Alli sottolinea che in ogni successivo anno i Lord hanno fatto passare un pezzo di legislazione sulle pari opportunità - e non hanno mai perso un altro voto. Egli spera che sarà così anche martedì.

Egli divide gli oppositori del matrimonio gay in due gruppi distinte. «Ci sono quelli che hanno profondamente mantenuto puti di vista religiosi e poi c'è un secondo gruppo che si oppone ora ma che probabilmente si pentirà in seguito.

«Sono il tipo di persone che hanno votato contro la pari età del consenso del consenso e poi si sono pentite. Sono le persone che hanno votato contro le unioni civili e poi si sono pentite. E io credo che voteranno contro il matrimonio gay e che se ne pentiranno nei prossimi cinque anni.

«Io gli telefono, gli scrivo, gli mando mail e cerco di farli cambiare idea. Cerco di discutere le questioni che li preoccupano. E’ tutto ciò che ci si aspetterebbe che io faccia».

Ma sta anche cercando di convincere i Vescovi - 26 dei quali hanno un seggio alla Camera dei Lord – a non creare un fronte unito contro il matrimonio gay e a riconoscere che non parlano per tutta la Chiesa, quando si oppongono.

A tal fine ha recentemente avuto un incontro con il nuovo Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che ha portato a una lettera pubblica piuttosto notevole del vescovo di Salisbury, che ha sfidato l’ortodossia della Chiesa d'Inghilterra.

«Ho detto che sapevo che c'erano persone nella Chiesa - come il vescovo di Salisbury - che erano a favore del matrimonio gay e gli ho chiesto [che] se fossi andato a incontrarlo e gli avessi chiesto di scrivere una lettera avrebbe avuto la sua benedizione? Ha detto “Assolutamente. E questo vale per ogni vescovo”. ».

Ecco, questo è quello che ha fatto Alli; che ha portato a una lettera del Vescovo di 1.200 parole, ora inviata a tutti i Pari, in cui spiega perché non è d'accordo con l'ortodossia corrente.

Alli pensa che ci sono altri che condividono l'opinione del vescovo di Salisbury, ma per motivi politici trovano più difficile parlare. «Si va a una riunione e ti dicono la loro posizione e i loro occhi quasi rotolare come stessero lasciando la stanza», dice.

«Alcuni di loro non credono fondamentalmente alla propria posizione su questo».

Egli sottolinea inoltre la contraddizione insita nella Chiesa della posizione di Inghilterra - che, mentre essi sono protetti dal dover celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso non vogliono riconoscere ad altri gruppi la libertà di farlo.

«Essi sostengono la libertà religiosa, ma non nei casi in cui non gli piace. Non vogliono il matrimonio gay - il che significa che i Quaccheri non possono averlo o gli Ebrei liberali non possono averlo. Sono in una posizione piuttosto ipocrita».

Al contrario, Alli - pur essendo un sostenitore convinto del laburisti - non condivide nulla di David Cameron, ma ha rispetto per lui per aver portato avanti l’iter legislativo contro una tale opposizione. «Penso che lui ci creda solo. E’ un impegno personale. E’ nel suo DNA».

Ma, anche se vincerà domani, sa che la battaglia per l'uguaglianza deve essere continuata. «Voglio conquistare la base e tenerla», dice. «Non voglio tornare a dove eravamo. Più  cambia il partito conservatore più sicuro dormo durante la notte».

NOTA DI AVVOCATURA PER I DIRITTI LBGTI – RETE LENFORD

SUL TESTO BASE

della Proposta di legge in materia di contrasto all’omofobia e alla transfobia

APPROVATO DALLA COMISSIONE GIUSTIZIA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

 NELLA SEDUTA DEL 9 LUGLIO 2013

* in allegato sono disponibili i testi a fronte delle disposizioni modificate dal testo base e il confronto con l'Atto camera n. 245

A una prima lettura, il giudizio sul testo base approvato dalla Commissione Giustizia della Camera dei deputati in materia di contrasto all’omofobia e alla transfobia, sulle proposte di legge abbinate: C. 245, C. 280, C. 1071, desta alcune perplessità che ci si augura possano essere superate attraverso significativi emendamenti al testo.

La principale differenza rispetto alla proposta di legge A. C. n. 245, d'iniziativa dei deputati SCALFAROTTO, ZAN, TINAGLI, CHIMIENTI, E ALTRI, consiste nel non modificare direttamente il testo della legge Reale e del Decreto Mancino, ma nel tentare di estendere all’orientamento sessuale e all’identità di genere le tutele previste da quelle norme. Questo almeno sembra il principio che ha ispirato il legislatore, anche se in concreto il testo contiene un meccanismo che rischia di impedire in sede applicativa tale estensione. Qui di seguito i due principali nodi problematici del testo licenziato dalla Commissione Giustizia della Camera dei deputati.

LE PERSONE TRANSGENDER NON SONO PROTETTE

Rispetto alla proposta di legge A. C. n. 245, è stata soppressa la definizione di «identità sessuale» e si è operata una riformulazione delle definizioni di «orientamento sessuale» e di «identità di genere».

  • L’eliminazione della definizione di identità sessuale in sé non è significativa. Lo è piuttosto il fatto che con essa si perda il concetto di  «ruolo di genere», con il rischio che in sede di applicazione della normativa restino escluse dalla stessa le persone transgender.
  • La definizione di orientamento sessuale viene in parte modificata, eliminando la specificazione che l’attrazione può essere «emotiva o sessuale» e limitandosi a sottolineare l’elemento oggettivo dell’attrazione. Ciò rende la definizione non del tutto esatta, ma tale modificazione del testo non sembra destinata a incidere sulla futura applicazione della normativa.
  • La definizione di identità di genere viene solo parzialmente modificata, sottolineando il non allineamento tra la percezione che una persona ha di sé come uomo o come donna e il proprio sesso biologico. Anche in tal caso rispetto al testo originario, si rischia un ridimensionamento dell’area di tutela assicurata dalla norma a scapito delle persone transgender, perché viene richiesta in ogni caso l’autopercezione come uomo o come donna.

LA DISCRIMINAZIONE NON BASTA

L’articolo 3 è un articolo fondamentale del testo base, perché rappresenta il profilo più innovativo rispetto al testo originario.

A una prima lettura, la norma sembra estendere integralmente l’applicazione della legge Reale e del Decreto Mancino all’orientamento sessuale e all’identità di genere e il riferimento all’art. 10 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea in materia di non discriminazione sembra del tutto pleonastico.

Invece, a una lettura più attenta, sia il richiamo all’art. 10 del TFUE sia la precisazione che la legge Reale e il Decreto Mancino si applicano «anche in materia di discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere della vittima» modificano completamente il presupposto fattuale di applicazione delle sanzioni penali di cui alla legge Reale e al Decreto Mancino. Sicché non il compimento dei reati previsti dalla legge Reale e dal Decreto Mancino sembra essere il presupposto della irrogazione della sanzione penale, bensì la sola discriminazione nei confronti delle persone omosessuali e trans. In altri termini, si rischia di lasciare privi di tutela tutte le altre ipotesi previste dall’art. 3 della Legge Mancino-Reale.

Per superare tale aspetto problematico, sarà necessario sostituire l’inciso «anche in materia di discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere della vittima» con l’inciso «anche ai reati motivati dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere della vittima».

Altri aspetti del testo base o sono coincidenti con la proposta di legge originaria o sono del tutto secondari e quindi agevolmente affrontabili in sede di emendamenti.

Allegati

NOTA-su_testo_base.doc
TESTI A FRONTE.doc

Una città bollente, semideserta, mi accoglie nelle ore più calde del giorno più lungo dell’anno, 21 giugno, solstizio d’estate.

Tutto tace, ma dai vicoletti e dai palazzoni della capitale siciliana sembra pregustarsi un’eco affollata. In questo silenzio si scorge tutto il peso della città dai  30 musei, dai 14 teatri, dalle 10 università e dal milione di abitanti, candidata a capitale europea della cultura nel 2019. La città che quest’anno ha accolto la massima manifestazione dell’orgoglio gay nazionale, il Pride 2013, il mio primo pride, proprio nel luogo del miracolo intellettuale: i Cantieri Culturali alla Zisa, un complesso di capannoni industriali dismessi e  convertiti in un mosaico formativo (sede del Goethe Institut, dell’Institut français, del centro Cinematografico, della Biblioteca e Centro Studi Gramsci, e tanto altro (1) ).

 “I siciliani vanno condotti per mano - mi confessa un nativo palermitano - per loro indole sono inclini ad accettare la realtà, ciò che ‘c’è’, quindi soprattutto le diversità. Ecco perché il Pride nazionale a Palermo sarà fondamentale per l’integrazione”. Un messaggio perfettamente in linea con lo slogan della campagna antibullismo del 2008 di Stonewall dedicato alle scuole britanniche “Some people are gay. Get over it!” e importato, tradotto, dall’Arcigay: la diversità di orientamento sessuale è un fatto. Non si può far altro che accettarlo.

Europa

Non è un caso sia stata proprio l’Inghilterra a proporre un tale slogan, che sembra attecchire così bene in terra sicula. Due isole, lontane, ma “contigue”, abituate alla diversità culturale, ad un tessuto sociale frastagliato, terre di scambi e di confronto tra mondi opposti.

L’Inghilterra empirica, in cui la realtà precede il rimedio e “il rimedio precede il diritto”, una nazione in cui il pragmatismo individualista ha portato la Baronessa Hale, unica donna della storia alla Suprema Corte britannica, ad accettare la genitorialità delle coppie omosessuali in base al supremo interesse del minore. Ce lo spiega Marica Moscati, docente presso la School of Oriental and African Studies di Londra, durante il convegno “I diritti umani delle persone LGBTI ”(2), organizzato da “Rete Lenford - Avvocatura per i diritti Lgbti” ,(3) sotto la guida del Presidente Antonio Rotelli e del Prof. Francesco Bilotta, con la collaborazione di Amnesty International.

“Tra i fattori dell’apertura britannica e dell’attaccamento alla realtà fattuale, sicuramente ha rilevato una sorta di autocoscienza della House of Lords di non essere più rappresentativa della complessa società contemporanea”, costituita com’è, la Corte, solo da agiati, maschi, bianchi, di mezza età, “e dunque non più custode della moralità pubblica e dei costumi sociali”. E poi altri motori: l’affrancamento dal puritanesimo vittoriano, la forte presenza di avvocatesse per i diritti umani alla House of Lords, una chiesa anglicana abituata a non aver più il monopolio morale del regno, l’aumento di famiglie transnazionali e lo sviluppo di alternative sociali al matrimonio alla base delle cellule familiari.

Nessuna filosofia di “naturalità” sessuale, dunque ha spinto la giurisprudenza inglese nel suo progredire.

Tuttavia, la “naturalità” del diritto di famiglia è stata sempre un paradigma di ogni società, al punto che anche in luoghi giuridicamente ibridi (India, Giappone, Africa) lo “statuto della personalità” si è lasciato alle culture e tradizioni locali.

Quella naturalità che oggi ambienti elevati della Chiesa Cattolica tentano di restaurare in virtù di una “bonifica culturale per discernere l’alfabeto dell’umano” (A.Bagnasco) e ritrovare l’“ecologia dell’umano” (J.Ratzinger). Si arriva così alla teoriastraight, per cui la differenza dei sessi fonda l’ordine del pensiero e la famiglia è costretta in una concezione macellare della fecondazione. “E vi si contrappone il finto pensiero “gender” , una caricatura disegnata intorno ad un intero campo di studi per ridicolizzare ed attaccare meglio i movimenti che si battono per l’eguaglianza” ci tiene a sottolineare  nel suo intervento Sara Garbagnoli, dottoranda presso l'École des hautes études en sciences sociales di Parigi.

Nel frattempo, ci si professa non omofobi, per poter continuare meglio le discriminazioni.

È così che avviene in Russia, parola di Anthony Kuzmin, classe 1986, ingegnere biomedico di S.Pietroburgo, attivista gay. Un paese in cui si urla che l’“omofobia non esiste”, ma poi viene approvata una legge che considera reato fare propaganda per i diritti gay.

Tuttavia, in questi anni le istanze lgbt stanno imponendo, per quanto a fatica, un forte “mutamento di paradigma”(4) , una rivoluzione del pensiero. Una rivoluzione che tocca l’integrità mentale delle persone e porta ad una “torsione del diritto”: la sovversione della cosmologia della famiglia cattolica.

La “rivoluzione normale”, come Gay.it battezzò la sua campagna anti-omofobia. Una “rivoluzione gentile” come svela il sottotitolo dell’autobiografia di Franco Grillini (5)  regalatami la sera a tavola dall’autore in persona. Una rivoluzione che avviene lentamente, come affermano i magistrati Marco Gattuso e Anna Canepa, segretaria nazionale di Magistratura Democratica.

Ed è emblematico ragionare di rivoluzioni nella terra che di rivoluzioni ne ha vissute ben 4 dagli antichi Vespri siciliani fino ai moti del 1848, con recenti rigurgiti di “forconi”.

Notevole, invece, come anche stavolta, in Inghilterra non si possa parlare di rivoluzioni. La terra che è sfuggita ai moti rivoluzionari dell’era moderna, anche nel 2013 “apre” al matrimonio omosessuale inneggiando proprio alla conservazione. “Sono convervatore e in quanto tale conservo le tradizioni dell’occidente, tra cui l’uguaglianza - ha affermato orgoglioso il premier Cameron -. Per me essere conservatore vuol dire anche riconoscere il matrimonio gay” (6).  Sembra ascoltareZapatero che affermò di non poter accettare “compromessi” sull’uguaglianza formale: l’uguaglianza o c’è o non c’è. Se si un po’ meno uguali, si è diseguali, in un gioco aritmetico senza sconti.

In Francia, invece, la terra che le rivoluzioni le ha inventate, il matrimonio gay è stato un vero e proprio movimento dal basso. Non patrimonio ideologico del Parti Socialiste di Hollande, ma lotta quotidiana dell’esiguo gruppo dei Verdi, che già nel 2004 nel piccolo comune di Bègles “celebrò” il primo matrimonio gay. Fino ad arrivare, 9 anni dopo, al “Mariage pour tous” (7), fortemente voluto dal Ministro della Giustizia, Christiane Taubira, che non a caso ha voluto essere virtualmente presente al convegno di Palermo con un suo messaggio ufficiale a Rete Lenford.

Italia

In Italia, invece, la situazione è nota. Un’Italia che le rivoluzioni le ha salutate, ma mai concluse, un’Italia in cui (a differenza del resto del mondo) l’assenza di leggi che criminalizzassero l’omosessualità ha reso più difficile una battaglia “in positivo” sul tema. Lo spiega Sergio Lo Giudice, senatore del PD e grande attivista gay, intervenuto al convegno. “In Italia tutto rimaneva nell’ombra, nel privato e dunque più difficile da sdoganare”: l’omosessualità non è mai esistita (per il legislatore).

D’altro canto il matrimonio ha vissuto le sorti di un contratto. Non un contratto tra privati, come nella tradizione francese, inglese (con uno stato minimo) e tedesca (col dogma della volontà). Ma una contrattualizzazione della famiglia in cui è necessario il “consenso” dell’altro contraente, che sia lo Stato, la Chiesa, l’autorità imposta, la morale. La famiglia è costruita su un’entità polimorfa, sacra e al tempo stesso patriarcale e proprietaria, gelosa della trasmissione della ricchezza e del potere. Cellula di mediazione per lo stato sociale.

Su un fronte diverso, la nostra legge anti discriminazione (8)  è in sé discriminatoria, ci tiene a sottolineare Giusy D’Alconzo, direttrice dell’Ufficio Campagne e ricerca di Amnesty International Italia: recintare le discriminazioni in un numero chiuso, in cui si considera l’odio razziale ma non quello omofobico è qualcosa di indecente.

Tuttavia, il cammino per il riconoscimento dei diritti alle persone omosessuali è iniziato su più fronti. Innanzitutto a livello giurisprudenziale, forte dell’art. 3, 2° comma della Costituzione che impone a tutti (quindi anche ai giudici) di eliminare ostacoli (anche normativi e di costume) che impediscano lo sviluppo della persona umana (come appunto un trattamento discriminatorio in tema di famiglia). A ciò si aggiunge la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e varie sentenze supreme, come la 138/2010 della Corte Costituzionale che riconosce le famiglie omosessuali come “formazioni sociali” o la sentenza 4184/2012 della Cassazione per cui la diversità di sesso non è più un requisito necessario per la validità del matrimonio. “Serve una giurisprudenza creativa” e quanto più persuasiva, rimarca Francesco Bilotta, accademico da anni punto di riferimento italiano su questi temi.

Il materiale, del resto, non manca. Nel 1990, infatti, l’omosessualità è stata rimossa dall’elenco delle patologie psichiatriche dell’OMS, da questo momento si può tecnicamente considerare l’omosessualità come una qualsiasi variabile della persona, come il colore dei capelli. 20 anni dopo, la giurisprudenza ha riconosciuto il matrimonio come diritto fondamentale. (9)  È così che si viene a creare il paradosso per cui è negato un diritto fondamentale (in nome della Costituzione!) alle persone, diciamo così, che hanno i capelli di un certo colore. Ci riflette Marco Gattuso, magistrato bolognese, il patron di un piccolo miracolo giuridico: il portale www.articolo29.it. Il sito nasce a fondazione di una sfida culturale e giuridica: un Codice LGBTI, che superando la concezione storica del “codice”, unisce giurisprudenza, legislazione e dottrina verso un corpus di diritti delle persone omosessuali e per di più online e in continuo aggiornamento.

Sul piano della dottrina il cammino è molto fitto. Ci si rammarica solo che i diritti gay siano materia di studio quasi esclusivamente di costituzionalisti, nella diffusa indifferenza degli studiosi di diritto privato.

Sul fronte politico-legislativo, invece, l’idea comune è quella di una strumentalizzazione (in negativo o in positivo) da parte dei politici della questione omosessuale. Lo si dice a chiare lettere,  non senza una punta di ottimismo, proprio mentre senatori e deputati come Ivan Scalfarotto, Sergio Lo Giudice, Alessandro Zan, Michela Marzano, affollano le vie del Gay Village in quelle ore.

E non è un caso, infatti, che in Parlamento siano calendarizzate le proposte di legge sull’aggravante d’odio per omofobia e transfobia (firmata da 216 parlamentari, una delle proposte più sottoscritte nella storia della Repubblica) e il matrimonio omosessuale (presentato da Pd e Pdl, i cui relatori hanno affermato che non serve revisione costituzionale per estendere il matrimonio alle coppie gay, ma basta un atto legislativo ordinario), i cui redattori sono proprio gli esperti di Rete Lenford - Avvocatura Lgbti.

Fuori dall’Europa

Sogni tangibili o fragili illusioni, maggiormente se confrontati ad un contesto diverso, ad un’altra tavola rotonda (nella seconda sessione del convegno, a tema “La marcia per l’affermazione dei diritti delle persone Lgbti a livello internazionale: i casi di Russia, Uganda, Algeria, Francia e Italia”), in cui tre tra i relatori presenti rischiano ogni giorno la propria libertà personale.

Sì, perché nel mondo si cammina in due direzioni opposte. Il tavolo degli studiosi europei, tra tanto sconforto non può nascondere qualche vena d’ottimismo, mentre il tavolo degli attivisti perseguitati sembra aver finito la forza di urlare, in una spirale al “sempre peggio”. Da un lato si scrutano sprazzi sorridenti di un cammino verso l’uguaglianza, dall’altro lato, invece, si chiede al pubblico di non fotografare “la parte destra del tavolo”, perché tra i relatori c’è un perseguitato politico.

Ed ecco che Russia, Algeria e Uganda sono tre simboli di tre regioni culturali, l’Asia, l’Islam e l’Africa.

Una Russia in cui l’esasperarsi dell’integralismo religioso costringe all’ignoranza riguardo ai diritti gay, al concetto di “orientamento sessuale” e alla totale invisibilità del transessualismo. Fino ad arrivare al divieto di libertà di identità sessuale tra i minori, con la gran pressione che viene fatta ai ragazzi nelle scuole in cui i “lobbisti della tradizione” prendono il posto di psicologi ed insegnanti liberi.

In Uganda la violenza omofoba è spalleggiata da uno stato totalmente maschilista, in cui l’integralismo religioso viaggia sul binario parallelo all’ignoranza e al tabù sessuale, corroborando la morte sociale, ancor prima che giuridica, dell’omosessuale. Un paese in cui dichiararsi gay in televisione o davanti ad un’autorità fa scattare l’arresto, senza alcuna garanzia di legalità. Ce lo spiega Kasha Jacqueline Nabagesera, fondatrice e direttrice esecutiva dell’organizzazione per i diritti Lgbti Freedom and Roam Uganda. Voce tremula, emozionata. “È il mio ultimo convegno da presidente del mio gruppo” dice. Poi un sospiro “rischio ogni giorno di essere arrestata, per questa mia battaglia”.

Forse anche peggiore è la situazione dell’Algeria, dopo che la primavera araba ha prodotto una rigida islamizzazione di tutto il Nord Africa, col risultato che i nuovi governi, per fare qualche concessione alle istanze integraliste, agiscono sulle leggi “a costo zero”, come appunto la criminalizzazione dell’omosessualità.

Dagli 1 ai 3 anni di carcere, questa la pena per l’omosessualità in uno stato in cui l’art. 2  della Cost. recita fiero: “L’islam è la religione di stato”. Nel frattempo giuristi e medici sono al tavolo per inasprire le pene e affrontare il grave problema del possibile “contagio” in carcere dell’omosessualità ai detenuti etero. L’epilogo è stata la condanna a morte di due persone omosessuali “sposatesi su Facebook”. Ai limiti della follia. Ne parla incredulo e   spaventato, seppur fiero, Zoheir Djazeiri, Coordinatore nazionale dell’associazione Lgbti algerina Abu Nawas e fondatore del Forum gay algerino Algay.

Che sia un mondo a due velocità e in due direzioni opposte è facilmente riscontrabile qualora i Paesi occidentali tentano di vincolare a moratorie anti-omofobia gli aiuti economici verso i paesi africani, vitali per la loro sopravvivenza economica. In un cocktail di imperialismo culturale e universalismo dei diritti umani, la reazione è delle peggiori: uccisioni e assalti ai concittadini gay, rei di essere causa di un possibile blocco dei prestiti occidentali; divieto per le associazioni di ricevere finanziamenti dall’estero, e così via.

Mondi paralleli, ma a geometrie variabili, rivoluzioni concluse, iniziate, in contromano, conservazioni rivoluzionarie. “Sparuti e incostanti sprazzi di bellezza”, mentre un papà, col passeggino e la moglie accanto, cammina per le vie del gay village con un adesivo del Pride sul cuore. E sorride, in quel piccolo enclave di futuro, in un’Italia che vive di passato.

Gianclaudio MALGIERI

Note

(1)  http://www.cantierizisa.it

(2)  LGBTI è l’acronimo utilizzato, anche  a livello internazionale, per “Lesbiche Gay Bisessuali Transessuali e Intersessuati”.

(3)  http://www.retelenford.it

(4) Come teorizzato da Thomas S. Kuhn nella sua celebre opera The Structure of Scientific Revolutions, University of Chicago Press, 1962

(5)  Ecce Omo, 25 anni di rivoluzione gentile, Milano, 2008

(6)  http://www.huffingtonpost.co.uk/2013/05/22/david-cameron-gay-marriage_n_3317340.html

(7) Una legge, però, che nella sua semplicità incorre in un problema giuridico: si estendono tutte le norme del Code civil  riferite alle coppie etero alle coppie omosessuali, con l’evidente problema di lasciare tutta la legislazione speciale (es. Fecondazione eterologo) immutata e dunque ancora esclusiva per le coppie etero.

(8) La c.d. Legge Mancino, Legge n. 205 del 25 giugno 1993.

(9) Per un rapido resoconto, cfr. http://www.litis.it/2013/06/17/la-corte-di-cassazione-alla-ricerca-dellattuazione-dei-diritti-fondamentali-di-mariabice-schiavi/

fonte: laclessidra.net - pubblicato in data 27 giu 2013 da Gianclaudio Malgieri - link

Bene la Corte Suprema America, ora tocca al Parlamento italiano estendere il matrimonio alle famiglie delle persone omosessuali
Accogliamo con soddisfazione la decisione della Corte suprema americana che segna un decisivo passo avanti nella direzione dell’affermazione della parità di diritti e doveri per le famiglie formate da persone dello stesso sesso”, dice l’Avvocato Antonio Rotelli, Presidente di Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford.
La Corte Suprema ha dichiarato l'incostituzionalità della sezione 3 del Defense of Marriage Act (DOMA), la legge approvata nel 1996, che definiva il matrimonio come sola unione di un uomo e una donna, per quel che concerne le questioni di competenza federale e i rapporti interstatali.
E’ giunto il momento che il Parlamento italiano porti velocemente avanti l’iter legislativo delle proposte di legge che chiedono di aprire il matrimonio alle famiglie formate da persone dello stesso sesso e dai loro figli, perché il nostro Paese è ancora drammaticamente sordo alle richieste di uguaglianza e dignità sociale che i cittadini omosessuali avanzano”.
Nell’altra causa, che riguardava l’incostituzionalità della Proposition 8, il referendum approvato in California nel 2008, la Corte Suprema non ha preso una decisione e ha rimesso gli atti per ragioni procedurali. In questo modo la Corte ha rifiutato di dire se vi sia un diritto costituzionale (federale) al matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Tale scelta, tuttavia, rende definitiva l’incostituzionalità della Proposition 8, dichiarata dalla Corte Suprema della California e da quella d’Appello federale, pertanto in California le coppie dello stesso sesso a breve potranno tornare a sposarsi.
Comunicato stampa

Si apre oggi, alle ore 15, presso i Cantieri culturali alla Zisa di Palermo, il convegno "I diritti umani delle persone LGBTI" organizzato da Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford insieme ad Amnesty International, in occasione del Palermo Pride.

Ai e alle partecipanti all'evento nazionale sono giunti i saluti della ministra francese della giustizia M.me Taubira che, con una lettera indirizzata al Presidente dell'Associazione, ha manifestato apprezzamento per le attività condotte da Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford, dichiarandosi estremamente sensibile alle questioni discusse in occasione del Convegno.

"La Ministra ci ha comunicato di non poter presenziare ai lavori per i vincoli stringenti della sua agenda" dichiara l'avv. Maria Grazia Sangalli, vice presidente dell'Associazione, "tuttavia siamo molto fieri delle parole di elogio espresse. M.me Taubira è stata la relatrice della legge francese approvata il 23 aprile scorso e che ha esteso l'istituto del matrimonio civile alle famiglie formate da persone dello stesso sesso. I suoi discorsi, di grande incisività, pronunciati in sede assembleare (link) rappresentano uno straordinario esempio di come il linguaggio e le azioni politiche possano incidere positivamente sui processi di inclusione delle minoranze. Il nostro augurio e' che anche gli esponenti delle nostre istituzioni dimostrino lo stesso rispetto e lo stesso coraggio sostenendo leggi, come quella sul 'matrimonio egualitario' da noi redatta, volte all'estensione dei diritti a tutti e tutte, in ossequio al principio di uguaglianza e di non discriminazione".

In allegato copia pdf della lettera della ministra francese della giustizia M.me Taubira. Segue traduzione in lingua italiana:

Caro Presidente,

Christiane Taubira, Ministra della Giustizia, Guardasigilli ha ricevuto la Sua lettera con La quale La invitava ad aprire il convegno internazionale dedicato alla tutela dei diritti umani delle persone lgbti che Rete Lenford organizza a Palermo insieme ad Amnesty international.

La Ministra è estremamente sensibile e interessata alle questioni che saranno discusse, è stata toccata dalle parole di elogio che avete indirizzato nei suoi riguardi e tiene molto a ringraziarvene.

Purtroppo i vincoli stringenti della sua agenda di impegni le impediscono di partecipare a questa iniziativa.

Le sarei grata se facesse parte del suo dispiacere di non essere con voi a tutti i partecipanti al convegno cui la Ministra chiede di voler trasmettere i suoi più cordiali pensieri.

La Ministra tiene molto, inoltre, a manifestare il suo apprezzamento per le azioni condotte dall'Associazione che Lei presiede e di cui ha preso conoscenza con grande attenzione attraverso i documenti ricevuti.

Voglia gradire, Caro Presidente i miei più distinti saluti

Florence GOUACHE - Capo di Gabinetto della Ministra della Giustizia francese
 
Comunicato stampa

Allegati

Taubira-lettera.pdf

AMNESTY  INTERNATIONAL  ITALIA 

e

AVVOCATURA  PER  I  DIRITTI  LGBTI - RETE LENFORD

 

in collaborazione con

 PALERMO PRIDE 2013

 

organizzano il Convegno internazionale

 I DIRITTI UMANI DELLE PERSONE LGBTI

Cantieri culturali alla Zisa

Palermo 21 giugno 2013

 

Sessione I - Centro sperimentale di cinematografia

ore 15.00/18.00

 

IL DIRITTO DI FAMIGLIA TRA NATURA E DIRITTO:

FRANCIA, REGNO UNITO E ITALIA A CONFRONTO

 

INTRODUCONO

Giusy D’ALCONZO

direttrice dell’Ufficio Campagne e ricerca di Amnesty International Italia

Antonio ROTELLI

presidente Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford

 

RELAZIONI

Matrimonio tra persone dello stesso sesso e denaturalizzazione della norma.

Elementi di confronto tra Italia e Francia

Sara GARBAGNOLI

dottoranda presso l'École des hautes études en sciences sociales, Parigi

 

A buon diritto: l'evoluzione del diritto di famiglia nel Regno Unito

Maria Federica MOSCATI

docente presso School of Oriental and African Studies (SOAS) e University College London (UCL), Londra

 

Il ruolo della magistratura nella tutela dei diritti fondamentali

Anna CANEPA

magistrato, segretaria nazionale di Magistratura Democratica

 

Articolo 29: un progetto multimediale italiano sui diritti LGBTI

Marco GATTUSO

magistrato presso il Tribunale di Bologna

 

Sessione II - Institut Français

ore 18.00/20.30

 

Tavola rotonda

LA MARCIA PER L’AFFERMAZIONE DEI DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSESSUALI E INTERSESSUATE A LIVELLO INTERNAZIONALE:

I CASI DI RUSSIA, UGANDA, ALGERIA, FRANCIA E ITALIA

 

MODERA

Delia VACCARELLO

giornalista e scrittrice

 

INTERVENTI

I diritti LGBTI in Italia e in Europa. L’impegno di Amnesty International contro la discriminazione

Giusy D’ALCONZO

direttrice dell’Ufficio Campagne e ricerca di Amnesty International Italia






Gli interventi delle Organizzazioni internazionali: Risoluzioni e iniziative a favore dei diritti delle persone LGBTI. Il ruolo del Consiglio d’Europa

Kerttu TARJAMO

Policy Advisor dell’Unità per le questioni LGBTI del Direttorato diritti umani e antidiscriminazioni, II direzione generale del Consiglio d'Europa

 

Diritti LGBTI in Uganda: progressi e sfide

Kasha Jacqueline NABAGESERA

fondatrice e direttrice esecutiva dell’organizzazione per i diritti Lgbti Freedom and Roam Uganda



 

Libertà di espressione in Russia e repressione delle persone LGBTI

Anthony KUZMIN

attivista dell’associazione Coming out di San Pietroburgo



 

Dalla negazione alla garanzia dei diritti. Esperienze e buone pratiche: il caso francese

Mathieu NOCENT

co-segretario dell’associazione francese Inter-Lgbti

 

La condizione delle persone omosessuali in Algeria

Zoheir Djazeiri 

Coordinatore nazionale dell’associazione Lgbti algerina Abu Nawas e fondatore del Forum gay algerino Algay

 

Il contrasto dell’omofobia e della transfobia. Quali prospettive per l’Italia?

Rosaria D’ERRICO

Capo Ufficio Staff OSCAD