NOTA DI AVVOCATURA PER I DIRITTI LBGTI – RETE LENFORD

SUL TESTO BASE

della Proposta di legge in materia di contrasto all’omofobia e alla transfobia

APPROVATO DALLA COMISSIONE GIUSTIZIA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

 NELLA SEDUTA DEL 9 LUGLIO 2013

* in allegato sono disponibili i testi a fronte delle disposizioni modificate dal testo base e il confronto con l'Atto camera n. 245

A una prima lettura, il giudizio sul testo base approvato dalla Commissione Giustizia della Camera dei deputati in materia di contrasto all’omofobia e alla transfobia, sulle proposte di legge abbinate: C. 245, C. 280, C. 1071, desta alcune perplessità che ci si augura possano essere superate attraverso significativi emendamenti al testo.

La principale differenza rispetto alla proposta di legge A. C. n. 245, d'iniziativa dei deputati SCALFAROTTO, ZAN, TINAGLI, CHIMIENTI, E ALTRI, consiste nel non modificare direttamente il testo della legge Reale e del Decreto Mancino, ma nel tentare di estendere all’orientamento sessuale e all’identità di genere le tutele previste da quelle norme. Questo almeno sembra il principio che ha ispirato il legislatore, anche se in concreto il testo contiene un meccanismo che rischia di impedire in sede applicativa tale estensione. Qui di seguito i due principali nodi problematici del testo licenziato dalla Commissione Giustizia della Camera dei deputati.

LE PERSONE TRANSGENDER NON SONO PROTETTE

Rispetto alla proposta di legge A. C. n. 245, è stata soppressa la definizione di «identità sessuale» e si è operata una riformulazione delle definizioni di «orientamento sessuale» e di «identità di genere».

  • L’eliminazione della definizione di identità sessuale in sé non è significativa. Lo è piuttosto il fatto che con essa si perda il concetto di  «ruolo di genere», con il rischio che in sede di applicazione della normativa restino escluse dalla stessa le persone transgender.
  • La definizione di orientamento sessuale viene in parte modificata, eliminando la specificazione che l’attrazione può essere «emotiva o sessuale» e limitandosi a sottolineare l’elemento oggettivo dell’attrazione. Ciò rende la definizione non del tutto esatta, ma tale modificazione del testo non sembra destinata a incidere sulla futura applicazione della normativa.
  • La definizione di identità di genere viene solo parzialmente modificata, sottolineando il non allineamento tra la percezione che una persona ha di sé come uomo o come donna e il proprio sesso biologico. Anche in tal caso rispetto al testo originario, si rischia un ridimensionamento dell’area di tutela assicurata dalla norma a scapito delle persone transgender, perché viene richiesta in ogni caso l’autopercezione come uomo o come donna.

LA DISCRIMINAZIONE NON BASTA

L’articolo 3 è un articolo fondamentale del testo base, perché rappresenta il profilo più innovativo rispetto al testo originario.

A una prima lettura, la norma sembra estendere integralmente l’applicazione della legge Reale e del Decreto Mancino all’orientamento sessuale e all’identità di genere e il riferimento all’art. 10 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea in materia di non discriminazione sembra del tutto pleonastico.

Invece, a una lettura più attenta, sia il richiamo all’art. 10 del TFUE sia la precisazione che la legge Reale e il Decreto Mancino si applicano «anche in materia di discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere della vittima» modificano completamente il presupposto fattuale di applicazione delle sanzioni penali di cui alla legge Reale e al Decreto Mancino. Sicché non il compimento dei reati previsti dalla legge Reale e dal Decreto Mancino sembra essere il presupposto della irrogazione della sanzione penale, bensì la sola discriminazione nei confronti delle persone omosessuali e trans. In altri termini, si rischia di lasciare privi di tutela tutte le altre ipotesi previste dall’art. 3 della Legge Mancino-Reale.

Per superare tale aspetto problematico, sarà necessario sostituire l’inciso «anche in materia di discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere della vittima» con l’inciso «anche ai reati motivati dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere della vittima».

Altri aspetti del testo base o sono coincidenti con la proposta di legge originaria o sono del tutto secondari e quindi agevolmente affrontabili in sede di emendamenti.

Allegati

NOTA-su_testo_base.doc
TESTI A FRONTE.doc

Una città bollente, semideserta, mi accoglie nelle ore più calde del giorno più lungo dell’anno, 21 giugno, solstizio d’estate.

Tutto tace, ma dai vicoletti e dai palazzoni della capitale siciliana sembra pregustarsi un’eco affollata. In questo silenzio si scorge tutto il peso della città dai  30 musei, dai 14 teatri, dalle 10 università e dal milione di abitanti, candidata a capitale europea della cultura nel 2019. La città che quest’anno ha accolto la massima manifestazione dell’orgoglio gay nazionale, il Pride 2013, il mio primo pride, proprio nel luogo del miracolo intellettuale: i Cantieri Culturali alla Zisa, un complesso di capannoni industriali dismessi e  convertiti in un mosaico formativo (sede del Goethe Institut, dell’Institut français, del centro Cinematografico, della Biblioteca e Centro Studi Gramsci, e tanto altro (1) ).

 “I siciliani vanno condotti per mano - mi confessa un nativo palermitano - per loro indole sono inclini ad accettare la realtà, ciò che ‘c’è’, quindi soprattutto le diversità. Ecco perché il Pride nazionale a Palermo sarà fondamentale per l’integrazione”. Un messaggio perfettamente in linea con lo slogan della campagna antibullismo del 2008 di Stonewall dedicato alle scuole britanniche “Some people are gay. Get over it!” e importato, tradotto, dall’Arcigay: la diversità di orientamento sessuale è un fatto. Non si può far altro che accettarlo.

Europa

Non è un caso sia stata proprio l’Inghilterra a proporre un tale slogan, che sembra attecchire così bene in terra sicula. Due isole, lontane, ma “contigue”, abituate alla diversità culturale, ad un tessuto sociale frastagliato, terre di scambi e di confronto tra mondi opposti.

L’Inghilterra empirica, in cui la realtà precede il rimedio e “il rimedio precede il diritto”, una nazione in cui il pragmatismo individualista ha portato la Baronessa Hale, unica donna della storia alla Suprema Corte britannica, ad accettare la genitorialità delle coppie omosessuali in base al supremo interesse del minore. Ce lo spiega Marica Moscati, docente presso la School of Oriental and African Studies di Londra, durante il convegno “I diritti umani delle persone LGBTI ”(2), organizzato da “Rete Lenford - Avvocatura per i diritti Lgbti” ,(3) sotto la guida del Presidente Antonio Rotelli e del Prof. Francesco Bilotta, con la collaborazione di Amnesty International.

“Tra i fattori dell’apertura britannica e dell’attaccamento alla realtà fattuale, sicuramente ha rilevato una sorta di autocoscienza della House of Lords di non essere più rappresentativa della complessa società contemporanea”, costituita com’è, la Corte, solo da agiati, maschi, bianchi, di mezza età, “e dunque non più custode della moralità pubblica e dei costumi sociali”. E poi altri motori: l’affrancamento dal puritanesimo vittoriano, la forte presenza di avvocatesse per i diritti umani alla House of Lords, una chiesa anglicana abituata a non aver più il monopolio morale del regno, l’aumento di famiglie transnazionali e lo sviluppo di alternative sociali al matrimonio alla base delle cellule familiari.

Nessuna filosofia di “naturalità” sessuale, dunque ha spinto la giurisprudenza inglese nel suo progredire.

Tuttavia, la “naturalità” del diritto di famiglia è stata sempre un paradigma di ogni società, al punto che anche in luoghi giuridicamente ibridi (India, Giappone, Africa) lo “statuto della personalità” si è lasciato alle culture e tradizioni locali.

Quella naturalità che oggi ambienti elevati della Chiesa Cattolica tentano di restaurare in virtù di una “bonifica culturale per discernere l’alfabeto dell’umano” (A.Bagnasco) e ritrovare l’“ecologia dell’umano” (J.Ratzinger). Si arriva così alla teoriastraight, per cui la differenza dei sessi fonda l’ordine del pensiero e la famiglia è costretta in una concezione macellare della fecondazione. “E vi si contrappone il finto pensiero “gender” , una caricatura disegnata intorno ad un intero campo di studi per ridicolizzare ed attaccare meglio i movimenti che si battono per l’eguaglianza” ci tiene a sottolineare  nel suo intervento Sara Garbagnoli, dottoranda presso l'École des hautes études en sciences sociales di Parigi.

Nel frattempo, ci si professa non omofobi, per poter continuare meglio le discriminazioni.

È così che avviene in Russia, parola di Anthony Kuzmin, classe 1986, ingegnere biomedico di S.Pietroburgo, attivista gay. Un paese in cui si urla che l’“omofobia non esiste”, ma poi viene approvata una legge che considera reato fare propaganda per i diritti gay.

Tuttavia, in questi anni le istanze lgbt stanno imponendo, per quanto a fatica, un forte “mutamento di paradigma”(4) , una rivoluzione del pensiero. Una rivoluzione che tocca l’integrità mentale delle persone e porta ad una “torsione del diritto”: la sovversione della cosmologia della famiglia cattolica.

La “rivoluzione normale”, come Gay.it battezzò la sua campagna anti-omofobia. Una “rivoluzione gentile” come svela il sottotitolo dell’autobiografia di Franco Grillini (5)  regalatami la sera a tavola dall’autore in persona. Una rivoluzione che avviene lentamente, come affermano i magistrati Marco Gattuso e Anna Canepa, segretaria nazionale di Magistratura Democratica.

Ed è emblematico ragionare di rivoluzioni nella terra che di rivoluzioni ne ha vissute ben 4 dagli antichi Vespri siciliani fino ai moti del 1848, con recenti rigurgiti di “forconi”.

Notevole, invece, come anche stavolta, in Inghilterra non si possa parlare di rivoluzioni. La terra che è sfuggita ai moti rivoluzionari dell’era moderna, anche nel 2013 “apre” al matrimonio omosessuale inneggiando proprio alla conservazione. “Sono convervatore e in quanto tale conservo le tradizioni dell’occidente, tra cui l’uguaglianza - ha affermato orgoglioso il premier Cameron -. Per me essere conservatore vuol dire anche riconoscere il matrimonio gay” (6).  Sembra ascoltareZapatero che affermò di non poter accettare “compromessi” sull’uguaglianza formale: l’uguaglianza o c’è o non c’è. Se si un po’ meno uguali, si è diseguali, in un gioco aritmetico senza sconti.

In Francia, invece, la terra che le rivoluzioni le ha inventate, il matrimonio gay è stato un vero e proprio movimento dal basso. Non patrimonio ideologico del Parti Socialiste di Hollande, ma lotta quotidiana dell’esiguo gruppo dei Verdi, che già nel 2004 nel piccolo comune di Bègles “celebrò” il primo matrimonio gay. Fino ad arrivare, 9 anni dopo, al “Mariage pour tous” (7), fortemente voluto dal Ministro della Giustizia, Christiane Taubira, che non a caso ha voluto essere virtualmente presente al convegno di Palermo con un suo messaggio ufficiale a Rete Lenford.

Italia

In Italia, invece, la situazione è nota. Un’Italia che le rivoluzioni le ha salutate, ma mai concluse, un’Italia in cui (a differenza del resto del mondo) l’assenza di leggi che criminalizzassero l’omosessualità ha reso più difficile una battaglia “in positivo” sul tema. Lo spiega Sergio Lo Giudice, senatore del PD e grande attivista gay, intervenuto al convegno. “In Italia tutto rimaneva nell’ombra, nel privato e dunque più difficile da sdoganare”: l’omosessualità non è mai esistita (per il legislatore).

D’altro canto il matrimonio ha vissuto le sorti di un contratto. Non un contratto tra privati, come nella tradizione francese, inglese (con uno stato minimo) e tedesca (col dogma della volontà). Ma una contrattualizzazione della famiglia in cui è necessario il “consenso” dell’altro contraente, che sia lo Stato, la Chiesa, l’autorità imposta, la morale. La famiglia è costruita su un’entità polimorfa, sacra e al tempo stesso patriarcale e proprietaria, gelosa della trasmissione della ricchezza e del potere. Cellula di mediazione per lo stato sociale.

Su un fronte diverso, la nostra legge anti discriminazione (8)  è in sé discriminatoria, ci tiene a sottolineare Giusy D’Alconzo, direttrice dell’Ufficio Campagne e ricerca di Amnesty International Italia: recintare le discriminazioni in un numero chiuso, in cui si considera l’odio razziale ma non quello omofobico è qualcosa di indecente.

Tuttavia, il cammino per il riconoscimento dei diritti alle persone omosessuali è iniziato su più fronti. Innanzitutto a livello giurisprudenziale, forte dell’art. 3, 2° comma della Costituzione che impone a tutti (quindi anche ai giudici) di eliminare ostacoli (anche normativi e di costume) che impediscano lo sviluppo della persona umana (come appunto un trattamento discriminatorio in tema di famiglia). A ciò si aggiunge la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e varie sentenze supreme, come la 138/2010 della Corte Costituzionale che riconosce le famiglie omosessuali come “formazioni sociali” o la sentenza 4184/2012 della Cassazione per cui la diversità di sesso non è più un requisito necessario per la validità del matrimonio. “Serve una giurisprudenza creativa” e quanto più persuasiva, rimarca Francesco Bilotta, accademico da anni punto di riferimento italiano su questi temi.

Il materiale, del resto, non manca. Nel 1990, infatti, l’omosessualità è stata rimossa dall’elenco delle patologie psichiatriche dell’OMS, da questo momento si può tecnicamente considerare l’omosessualità come una qualsiasi variabile della persona, come il colore dei capelli. 20 anni dopo, la giurisprudenza ha riconosciuto il matrimonio come diritto fondamentale. (9)  È così che si viene a creare il paradosso per cui è negato un diritto fondamentale (in nome della Costituzione!) alle persone, diciamo così, che hanno i capelli di un certo colore. Ci riflette Marco Gattuso, magistrato bolognese, il patron di un piccolo miracolo giuridico: il portale www.articolo29.it. Il sito nasce a fondazione di una sfida culturale e giuridica: un Codice LGBTI, che superando la concezione storica del “codice”, unisce giurisprudenza, legislazione e dottrina verso un corpus di diritti delle persone omosessuali e per di più online e in continuo aggiornamento.

Sul piano della dottrina il cammino è molto fitto. Ci si rammarica solo che i diritti gay siano materia di studio quasi esclusivamente di costituzionalisti, nella diffusa indifferenza degli studiosi di diritto privato.

Sul fronte politico-legislativo, invece, l’idea comune è quella di una strumentalizzazione (in negativo o in positivo) da parte dei politici della questione omosessuale. Lo si dice a chiare lettere,  non senza una punta di ottimismo, proprio mentre senatori e deputati come Ivan Scalfarotto, Sergio Lo Giudice, Alessandro Zan, Michela Marzano, affollano le vie del Gay Village in quelle ore.

E non è un caso, infatti, che in Parlamento siano calendarizzate le proposte di legge sull’aggravante d’odio per omofobia e transfobia (firmata da 216 parlamentari, una delle proposte più sottoscritte nella storia della Repubblica) e il matrimonio omosessuale (presentato da Pd e Pdl, i cui relatori hanno affermato che non serve revisione costituzionale per estendere il matrimonio alle coppie gay, ma basta un atto legislativo ordinario), i cui redattori sono proprio gli esperti di Rete Lenford - Avvocatura Lgbti.

Fuori dall’Europa

Sogni tangibili o fragili illusioni, maggiormente se confrontati ad un contesto diverso, ad un’altra tavola rotonda (nella seconda sessione del convegno, a tema “La marcia per l’affermazione dei diritti delle persone Lgbti a livello internazionale: i casi di Russia, Uganda, Algeria, Francia e Italia”), in cui tre tra i relatori presenti rischiano ogni giorno la propria libertà personale.

Sì, perché nel mondo si cammina in due direzioni opposte. Il tavolo degli studiosi europei, tra tanto sconforto non può nascondere qualche vena d’ottimismo, mentre il tavolo degli attivisti perseguitati sembra aver finito la forza di urlare, in una spirale al “sempre peggio”. Da un lato si scrutano sprazzi sorridenti di un cammino verso l’uguaglianza, dall’altro lato, invece, si chiede al pubblico di non fotografare “la parte destra del tavolo”, perché tra i relatori c’è un perseguitato politico.

Ed ecco che Russia, Algeria e Uganda sono tre simboli di tre regioni culturali, l’Asia, l’Islam e l’Africa.

Una Russia in cui l’esasperarsi dell’integralismo religioso costringe all’ignoranza riguardo ai diritti gay, al concetto di “orientamento sessuale” e alla totale invisibilità del transessualismo. Fino ad arrivare al divieto di libertà di identità sessuale tra i minori, con la gran pressione che viene fatta ai ragazzi nelle scuole in cui i “lobbisti della tradizione” prendono il posto di psicologi ed insegnanti liberi.

In Uganda la violenza omofoba è spalleggiata da uno stato totalmente maschilista, in cui l’integralismo religioso viaggia sul binario parallelo all’ignoranza e al tabù sessuale, corroborando la morte sociale, ancor prima che giuridica, dell’omosessuale. Un paese in cui dichiararsi gay in televisione o davanti ad un’autorità fa scattare l’arresto, senza alcuna garanzia di legalità. Ce lo spiega Kasha Jacqueline Nabagesera, fondatrice e direttrice esecutiva dell’organizzazione per i diritti Lgbti Freedom and Roam Uganda. Voce tremula, emozionata. “È il mio ultimo convegno da presidente del mio gruppo” dice. Poi un sospiro “rischio ogni giorno di essere arrestata, per questa mia battaglia”.

Forse anche peggiore è la situazione dell’Algeria, dopo che la primavera araba ha prodotto una rigida islamizzazione di tutto il Nord Africa, col risultato che i nuovi governi, per fare qualche concessione alle istanze integraliste, agiscono sulle leggi “a costo zero”, come appunto la criminalizzazione dell’omosessualità.

Dagli 1 ai 3 anni di carcere, questa la pena per l’omosessualità in uno stato in cui l’art. 2  della Cost. recita fiero: “L’islam è la religione di stato”. Nel frattempo giuristi e medici sono al tavolo per inasprire le pene e affrontare il grave problema del possibile “contagio” in carcere dell’omosessualità ai detenuti etero. L’epilogo è stata la condanna a morte di due persone omosessuali “sposatesi su Facebook”. Ai limiti della follia. Ne parla incredulo e   spaventato, seppur fiero, Zoheir Djazeiri, Coordinatore nazionale dell’associazione Lgbti algerina Abu Nawas e fondatore del Forum gay algerino Algay.

Che sia un mondo a due velocità e in due direzioni opposte è facilmente riscontrabile qualora i Paesi occidentali tentano di vincolare a moratorie anti-omofobia gli aiuti economici verso i paesi africani, vitali per la loro sopravvivenza economica. In un cocktail di imperialismo culturale e universalismo dei diritti umani, la reazione è delle peggiori: uccisioni e assalti ai concittadini gay, rei di essere causa di un possibile blocco dei prestiti occidentali; divieto per le associazioni di ricevere finanziamenti dall’estero, e così via.

Mondi paralleli, ma a geometrie variabili, rivoluzioni concluse, iniziate, in contromano, conservazioni rivoluzionarie. “Sparuti e incostanti sprazzi di bellezza”, mentre un papà, col passeggino e la moglie accanto, cammina per le vie del gay village con un adesivo del Pride sul cuore. E sorride, in quel piccolo enclave di futuro, in un’Italia che vive di passato.

Gianclaudio MALGIERI

Note

(1)  http://www.cantierizisa.it

(2)  LGBTI è l’acronimo utilizzato, anche  a livello internazionale, per “Lesbiche Gay Bisessuali Transessuali e Intersessuati”.

(3)  http://www.retelenford.it

(4) Come teorizzato da Thomas S. Kuhn nella sua celebre opera The Structure of Scientific Revolutions, University of Chicago Press, 1962

(5)  Ecce Omo, 25 anni di rivoluzione gentile, Milano, 2008

(6)  http://www.huffingtonpost.co.uk/2013/05/22/david-cameron-gay-marriage_n_3317340.html

(7) Una legge, però, che nella sua semplicità incorre in un problema giuridico: si estendono tutte le norme del Code civil  riferite alle coppie etero alle coppie omosessuali, con l’evidente problema di lasciare tutta la legislazione speciale (es. Fecondazione eterologo) immutata e dunque ancora esclusiva per le coppie etero.

(8) La c.d. Legge Mancino, Legge n. 205 del 25 giugno 1993.

(9) Per un rapido resoconto, cfr. http://www.litis.it/2013/06/17/la-corte-di-cassazione-alla-ricerca-dellattuazione-dei-diritti-fondamentali-di-mariabice-schiavi/

fonte: laclessidra.net - pubblicato in data 27 giu 2013 da Gianclaudio Malgieri - link

Bene la Corte Suprema America, ora tocca al Parlamento italiano estendere il matrimonio alle famiglie delle persone omosessuali
Accogliamo con soddisfazione la decisione della Corte suprema americana che segna un decisivo passo avanti nella direzione dell’affermazione della parità di diritti e doveri per le famiglie formate da persone dello stesso sesso”, dice l’Avvocato Antonio Rotelli, Presidente di Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford.
La Corte Suprema ha dichiarato l'incostituzionalità della sezione 3 del Defense of Marriage Act (DOMA), la legge approvata nel 1996, che definiva il matrimonio come sola unione di un uomo e una donna, per quel che concerne le questioni di competenza federale e i rapporti interstatali.
E’ giunto il momento che il Parlamento italiano porti velocemente avanti l’iter legislativo delle proposte di legge che chiedono di aprire il matrimonio alle famiglie formate da persone dello stesso sesso e dai loro figli, perché il nostro Paese è ancora drammaticamente sordo alle richieste di uguaglianza e dignità sociale che i cittadini omosessuali avanzano”.
Nell’altra causa, che riguardava l’incostituzionalità della Proposition 8, il referendum approvato in California nel 2008, la Corte Suprema non ha preso una decisione e ha rimesso gli atti per ragioni procedurali. In questo modo la Corte ha rifiutato di dire se vi sia un diritto costituzionale (federale) al matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Tale scelta, tuttavia, rende definitiva l’incostituzionalità della Proposition 8, dichiarata dalla Corte Suprema della California e da quella d’Appello federale, pertanto in California le coppie dello stesso sesso a breve potranno tornare a sposarsi.
Comunicato stampa

Si apre oggi, alle ore 15, presso i Cantieri culturali alla Zisa di Palermo, il convegno "I diritti umani delle persone LGBTI" organizzato da Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford insieme ad Amnesty International, in occasione del Palermo Pride.

Ai e alle partecipanti all'evento nazionale sono giunti i saluti della ministra francese della giustizia M.me Taubira che, con una lettera indirizzata al Presidente dell'Associazione, ha manifestato apprezzamento per le attività condotte da Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford, dichiarandosi estremamente sensibile alle questioni discusse in occasione del Convegno.

"La Ministra ci ha comunicato di non poter presenziare ai lavori per i vincoli stringenti della sua agenda" dichiara l'avv. Maria Grazia Sangalli, vice presidente dell'Associazione, "tuttavia siamo molto fieri delle parole di elogio espresse. M.me Taubira è stata la relatrice della legge francese approvata il 23 aprile scorso e che ha esteso l'istituto del matrimonio civile alle famiglie formate da persone dello stesso sesso. I suoi discorsi, di grande incisività, pronunciati in sede assembleare (link) rappresentano uno straordinario esempio di come il linguaggio e le azioni politiche possano incidere positivamente sui processi di inclusione delle minoranze. Il nostro augurio e' che anche gli esponenti delle nostre istituzioni dimostrino lo stesso rispetto e lo stesso coraggio sostenendo leggi, come quella sul 'matrimonio egualitario' da noi redatta, volte all'estensione dei diritti a tutti e tutte, in ossequio al principio di uguaglianza e di non discriminazione".

In allegato copia pdf della lettera della ministra francese della giustizia M.me Taubira. Segue traduzione in lingua italiana:

Caro Presidente,

Christiane Taubira, Ministra della Giustizia, Guardasigilli ha ricevuto la Sua lettera con La quale La invitava ad aprire il convegno internazionale dedicato alla tutela dei diritti umani delle persone lgbti che Rete Lenford organizza a Palermo insieme ad Amnesty international.

La Ministra è estremamente sensibile e interessata alle questioni che saranno discusse, è stata toccata dalle parole di elogio che avete indirizzato nei suoi riguardi e tiene molto a ringraziarvene.

Purtroppo i vincoli stringenti della sua agenda di impegni le impediscono di partecipare a questa iniziativa.

Le sarei grata se facesse parte del suo dispiacere di non essere con voi a tutti i partecipanti al convegno cui la Ministra chiede di voler trasmettere i suoi più cordiali pensieri.

La Ministra tiene molto, inoltre, a manifestare il suo apprezzamento per le azioni condotte dall'Associazione che Lei presiede e di cui ha preso conoscenza con grande attenzione attraverso i documenti ricevuti.

Voglia gradire, Caro Presidente i miei più distinti saluti

Florence GOUACHE - Capo di Gabinetto della Ministra della Giustizia francese
 
Comunicato stampa

Allegati

Taubira-lettera.pdf

AMNESTY  INTERNATIONAL  ITALIA 

e

AVVOCATURA  PER  I  DIRITTI  LGBTI - RETE LENFORD

 

in collaborazione con

 PALERMO PRIDE 2013

 

organizzano il Convegno internazionale

 I DIRITTI UMANI DELLE PERSONE LGBTI

Cantieri culturali alla Zisa

Palermo 21 giugno 2013

 

Sessione I - Centro sperimentale di cinematografia

ore 15.00/18.00

 

IL DIRITTO DI FAMIGLIA TRA NATURA E DIRITTO:

FRANCIA, REGNO UNITO E ITALIA A CONFRONTO

 

INTRODUCONO

Giusy D’ALCONZO

direttrice dell’Ufficio Campagne e ricerca di Amnesty International Italia

Antonio ROTELLI

presidente Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford

 

RELAZIONI

Matrimonio tra persone dello stesso sesso e denaturalizzazione della norma.

Elementi di confronto tra Italia e Francia

Sara GARBAGNOLI

dottoranda presso l'École des hautes études en sciences sociales, Parigi

 

A buon diritto: l'evoluzione del diritto di famiglia nel Regno Unito

Maria Federica MOSCATI

docente presso School of Oriental and African Studies (SOAS) e University College London (UCL), Londra

 

Il ruolo della magistratura nella tutela dei diritti fondamentali

Anna CANEPA

magistrato, segretaria nazionale di Magistratura Democratica

 

Articolo 29: un progetto multimediale italiano sui diritti LGBTI

Marco GATTUSO

magistrato presso il Tribunale di Bologna

 

Sessione II - Institut Français

ore 18.00/20.30

 

Tavola rotonda

LA MARCIA PER L’AFFERMAZIONE DEI DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSESSUALI E INTERSESSUATE A LIVELLO INTERNAZIONALE:

I CASI DI RUSSIA, UGANDA, ALGERIA, FRANCIA E ITALIA

 

MODERA

Delia VACCARELLO

giornalista e scrittrice

 

INTERVENTI

I diritti LGBTI in Italia e in Europa. L’impegno di Amnesty International contro la discriminazione

Giusy D’ALCONZO

direttrice dell’Ufficio Campagne e ricerca di Amnesty International Italia






Gli interventi delle Organizzazioni internazionali: Risoluzioni e iniziative a favore dei diritti delle persone LGBTI. Il ruolo del Consiglio d’Europa

Kerttu TARJAMO

Policy Advisor dell’Unità per le questioni LGBTI del Direttorato diritti umani e antidiscriminazioni, II direzione generale del Consiglio d'Europa

 

Diritti LGBTI in Uganda: progressi e sfide

Kasha Jacqueline NABAGESERA

fondatrice e direttrice esecutiva dell’organizzazione per i diritti Lgbti Freedom and Roam Uganda



 

Libertà di espressione in Russia e repressione delle persone LGBTI

Anthony KUZMIN

attivista dell’associazione Coming out di San Pietroburgo



 

Dalla negazione alla garanzia dei diritti. Esperienze e buone pratiche: il caso francese

Mathieu NOCENT

co-segretario dell’associazione francese Inter-Lgbti

 

La condizione delle persone omosessuali in Algeria

Zoheir Djazeiri 

Coordinatore nazionale dell’associazione Lgbti algerina Abu Nawas e fondatore del Forum gay algerino Algay

 

Il contrasto dell’omofobia e della transfobia. Quali prospettive per l’Italia?

Rosaria D’ERRICO

Capo Ufficio Staff OSCAD

Presidente Boldrini se non ci chiama famiglie non ci rispetta!
Gentile Presidente Boldrini,
è vero che – come lei sostiene – la tutela della famiglia e quella dei diritti delle persone omosessuali non sono in contrasto, ma lei non dice mai che quelle formate da lesbiche e gay, spesso con figli, sono famiglie.
Pertanto, non possiamo che rivolgerle pubblicamente questa domanda: secondo lei, quelle formate da lesbiche e gay, sono famiglie come tutte le altre, con la stessa dignità e rilevanza sociale, con lo stesso bisogno di tutela da parte del legislatore oppure no?
Se la risposta – come ci auguriamo – è sì, non pronunciare mai la parola famiglia quando parla di quelle omosessuali a noi sembra una grave rimozione. Il silenzio, per tutti i gruppi socialmente esclusi è – come Lei ben sa – l’arma più affilata, capace di impedire quel riconoscimento sociale che Lei per prima sostiene di voler supportare.
Quindi, per la serenità di milioni di cittadine/i italiane/i omosessuali La preghiamo di voler spazzare via ogni dubbio, non solo rispondendo a questa nostra domanda, ma impegnandosi per il futuro a usare la parola “famiglia” al posto delle espressioni “unioni omosessuali” o peggio “unioni di fatto” quando fa riferimento alla realtà famigliare delle persone omosessuali.
Il suo riconoscimento sancirà istituzionalmente quello che abbiamo già ottenuto dalla giurisprudenza italiana ed europea!
Avv. Antonio ROTELLI, Presidente Avvocatura per i Diritti LGBTI
Comunicato stampa - 14/06/2013

ARC associazione culturale LGBT organizza il seminario "Diritti di famiglie. Dalla famiglia allargata al matrimonio omosessuale, sulle tracce delle dimenticate famiglie del futuro. Prospettive, testimonianze e confronto sull’evoluzione della famiglia e dei diritti".

Venerdì 14 giugno 2013, ore 15.00, presso la Facoltà di Scienze Economiche, Giuridiche e Politiche - Aula A, viale S. Ignazio 76 - Cagliari.

Programma:

15.00 registrazione partecipanti

15.20 Introduzione - Carlo Cotza, portavoce Associazione Arc, Assistente Sociale

15.30 Saluti

Angela Quaquero, Presidente della Provincia di Cagliari

Susanna Orrù, Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Cagliari

Federica Palomba, Presidente dell’Ordine Assistenti Sociali Sardegna

Monica Dore, coordinatrice presso il Centro per la Famiglia Plus Sanluri, Coop I girasoli

Massimo Mele, Movimento Omosessuale Sardo di Sassari

16.00 Tavola rotonda prima parte: famiglie

Diego Lasio, ricercatore in psicologia sociale, Università di Cagliari

João Manuel de Oliveira, Post-Doctoral Researcher, Università di Porto, Portogallo

Donatella Addis, Assistente Sociale, Consigliera dell’Ordine Assistenti Sociali Sardegna

Testimonianza di Famiglie Arcobaleno, Associazione Genitori Omosessuali

17.30 pausa

18.00 Tavola rotonda seconda parte: diritti

Rosanna Mura, Avvocato Comitato Pari Opportunità dell’Ordine Avvocati Cagliari

Caterina Caput, Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford

18.50 Dibattito, domande, interventi dal pubblico

19.00 ritiro attestati

 

Diritti di famiglie è promosso dall’Associazione ARC nell’ambito di Queeresima. Pensato come evento di formazione professionale per assistenti sociali, avvocati e avvocatesse, psicologi e psicologhe, il seminario si rivolge anche a studenti, studentesse e a chiunque sia interessato/a al confronto fra chi lavora con le famiglie.

Allegati

diritti di famiglie.pdf

Venerdì 31 maggio, alle ore 21.00 e in replica sabato 1 giugno alle ore 15.00, a Oltre le Differenze si affronta il tema "consigli pratici per le coppie omosessuali che intendono sposarsi all'estero".

Nella rubrica "FuoriLegge" a cura di Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford con il presidente avv. Antonio Rotelli si torna a parlare di matrimonio tra persone dello stesso sesso.

In apertura di puntata verrà ricordato don Andrea Gallo riascoltando l'intervista raccolta da Oltre le Differenze nel 2010.

 

"Oltre le Differenze" è il primo programma radiofonico a Siena e uno dei primi in Italia, interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transgender e queer. Uno spazio aperto, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, dove si parla di omosessualità ma non solo.
Va in onda tutti i venerdì alle 21 (in replica il sabato alle 15) sulle frequenze di Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50 99.10) o in diretta online dal sito www.antennaradioesse.it

"Bisogna partire dai più giovani per spargere piccoli semi che possano consentire l'emergere di una società più inclusiva nella nostra Italia".

Nel calendario degli eventi organizzati in occasione della Giornata Internazionale contro l'Omofobia e la Transfobia, l'avv. Michele Potè in rappresentanza di Avvocatura per i diritti LGBTI - Rete Lenford e su invito del Coordinamento Torino Pride, ha preso parte all'incontro organizzato presso il liceo Porporato di Pinerolo (liceo classico, linguistico e sociopsicopedagogico) per un'iniziativa con studenti e insegnanti.

Sono stati proiettati due spezzoni del film "Women" aventi ad oggetto due argomenti: il primo verteva sulla storia d'amore tra due donne negli U.S.A. del 1961 e sulle conseguenze della morte di una delle due, mentre il secondo, ambientato nell'attuale secolo, narrava di due donne che avevano un bambino mediante inseminazione artificiale.

E' seguito un dibattito sul riconoscimento delle coppie omosessuale nel nostro Paese e sulle differenze con gli altri Paesi europei in cui è già riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso, nonchè sul tema dell'omogenitorialità.

Erano presenti, per dare una testimonianza di vita vissuta, due genitori e una figlia dell'associazione Rete Genitori Rainbow.

Comunicato stampa

NON E' COSA VOSTRA: MANIFESTAZIONE PER LA COSTITUZIONE

Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford in piazza a Bologna

Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford aderisce e promuove la manifestazione "Non è cosa vostra", a sostegno della Costituzione.

Domenica 2 giugno 2013, dalle ore 13.30 alle 17.30, nella città di Bologna in piazza Santo Stefano, insieme a "Libertà e Giustizia" ed altre associazioni, Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford parteciperà alla manifestazione per ribadire che la Costituzione italiana appartiene a tutti, in quanto garanzia e fondamento della democrazia nel nostro Paese.

"La manifestazione - spiega l'Avv. Antonio Rotelli, Presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI - Rete Lenford - servirà a domandare pace, lavoro, uguaglianza e giustizia sociale, diritti individuali e collettivi, per sostenere cultura, ambiente, salute, legalità, verità e trasparenza del potere. Per questo un'associazione come la nostra, fatta di avvocate e avvocati che lottano per il riconoscimento della dignità delle persone più escluse della società italiana non poteva che aderire e partecipare in modo convinto".

Nel giorno della Festa della Repubblica, in piazza a Bologna, prenderanno parte alla manifestazione le voci più autorevoli del costituzionalismo italiano, della difesa della legalità e della giustizia, con Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà, componente del Comitato Scientifico di Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford, tra le prime associazioni ad aderire all'evento.

"L'obiettivo della manifestazione - dichiara l'Avv. Maria Grazia Sangalli, vice-Presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI - Rete Lenford - è quello di unire associazioni, singoli cittadini e quelle forze politiche che saranno disponibili in un grande movimento che vigilerà sulla Costituzione, affinchè i Parlamentari siano consapevoli che non possono modificarla in maniera arbitraria e gattopardesca".