unioni civili 2Oggi è stato finalmente approvato dal nostro Parlamento il testo di legge che regolamenta le Unioni Civili e le convivenze. Le unioni attribuiscono diritti e doveri reciproci e risolveranno forse la maggior parte dei problemi pratici che le coppie dello stesso sesso affrontano, ma la cornice in cui sono inseriti non crea uguaglianza.

Abbiamo espresso da subito, nelle nostre osservazioni alla Commissione Giustizia del Senato, la nostra contrarietà rispetto ad un testo che viola la pari dignità delle persone omosessuali. L'introduzione dell'unione civile crea difatti una discriminazione nei confronti delle persone omosessuali, alle quali si preclude l'accesso al diritto fondamentale al matrimonio in ragione di una caratteristica personale ascritta, qual è l'orientamento omosessuale.

Abbiamo aggiunto, nel corso di questi mesi, forti perplessità circa le modifiche intervenute nel corso dell'iter parlamentare, che hanno riconosciuto solo le richieste di chi voleva umiliare le persone omosessuali, fino a giungere all'esclusione del diritto dei figli al riconoscimento dei rapporti parentali.

Questa legge sancisce una disparità tra famiglie ed è soprattutto mutilata di una componente essenziale: non riconosce la genitorialità delle persone gay e lesbiche e reca un'offesa a tutti i bambini e le bambine delle coppie omosessuali, privati di tutele solo a causa dell'orientamento sessuale dei loro genitori.

Si poteva fare meglio, si poteva fare di più, e restituire dignità a tutte quelle famiglie che da troppo tempo aspettano di uscire dall'invisibilità e da una condizione di minorità. Con spirito pragmatico ripartiremo da questa legge, che costituisce un primo passo, per continuare il nostro impegno per far cessare le discriminazioni contro le persone omosessuali in ogni ambito. Porteremo questa legge davanti alle Corti ripetutamente fino a quando il diritto fondamentale alla vita familiare delle persone omosessuali e i diritti dei loro figli non siano garantiti allo stesso modo di tutti gli altri.

Resta la soddisfazione per il peso e l'importanza che ha avuto l'azione di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford per arrivare fino a questo punto. La sentenza della Corte costituzionale n. 138 del 2010, la scorsa settimana ricordata come una delle sentenze storiche della Corte costituzionale che hanno cambiato l'Italia, ha segnato il punto di non ritorno per il riconoscimento dei diritti fondamentali e della rilevanza sociale delle famiglie delle persone omosessuali. Non si è trattato solo di uno dei frutti del nostro lavoro, ma di un vero e proprio mutamento di paradigma culturale e politico che da oggi contiamo di continuare a sostenere fino alla sua definitiva affermazione.

Non possiamo, da ultimo, che rimetterci alle osservazioni della Corte Suprema degli Stati Uniti nella decisione Obergefell v Hodges di un anno fa: "Mentre lo Stato stesso rende il matrimonio preziosissimo per il significato che gli attribuisce, l'esclusione da quello status ha l'effetto di insegnare che i gay e le lesbiche sono diversi sotto punti di vista rilevanti. Il fatto che lo Stato escluda i gay e le lesbiche da un'istituzione centrale della società nazionale li svilisce. Le coppie omosessuali inoltre possono aspirare ai fini eccezionali del matrimonio e ottenerne la realizzazione nel suo significato più nobile. La limitazione del matrimonio alle coppie eterosessuali può essere sembrata naturale e giusta per lungo tempo, ma la sua incompatibilità logica con il significato centrale del diritto fondamentale di sposarsi è ora manifesta. A questa consapevolezza deve accompagnarsi la constatazione che le leggi che escludono le coppie omosessuali dal diritto al matrimonio impongono uno stigma e una lesione del genere proibito dalla nostra Carta fondamentale".