roma 5 marzpL'associazione Avvocatura per i diritti lgbti - Rete Lenford è nata dall'iniziativa di tre avvocati che circa sette anni fa si erano stancati di vedere progetti di legge che non giungevano ad esser discussi in aula e si sono chiesti se ci fosse un "via giudiziaria" all'affermazione dei diritti delle persone lgbti.

 

Lo spirito con cui iniziò quest'avventura, però, non era un semplice "provarci" davanti ai giudici, sapevano chiaramente che i giudici non possono scriverle le leggi, ma quello che animava i nostri colleghi era la convinzione che non ci fosse neanche bisogno di scriverla una legge perché l'uguaglianza di gay e lesbiche nasceva dai principi generali del diritto, dalla nostra meravigliosa Costituzione.

La Costituzione è stata scritta da chi ha fatto la resistenza che ha dato onore e dignità all'Italia: l'onore e la dignità all'Italia non l'hanno dati la chiesa cattolica o il fascismo ma l'hanno dati il sangue dei nostri partigiani che l'hanno voluta libera dal fascismo e dai suoi feticci, dal suo moralismo, dal suo sessismo, esaltazione di un machismo offensivo per le donne e concepito per addormentare le coscienze.

La Costituzione italiana non poteva contenere il principio che vi fossero cittadini di serie A e di serie B in base ad un sentimento naturale come l'orientamento sessuale.
Forse i nostri padri costituenti non avevano in mente i diritti lgbti, così come non avevano in mente Internet ma avevano però bene in mente quello che non volevano: non volevano le norme che vietassero il matrimonio interrazziale, non volevano la sottomissione della donna la marito non volevano che lo stato interferisse in alcun modo con il diritto degli individui di costruire una famiglia.

Quando chiamarono la famiglia società naturale intendevano riferisti alla natura che spinge le persone libere ad amarsi e a scegliersi in un progetto di vita comune che non deve essere ostacolato dallo stato.

Non intendevano discriminare fra sentimenti.

Per questo credevano e crediamo che i nostri diritti sono già tutelati dalle norme della Costituzione che predicano l'uguaglianza e dai principi dei trattati internazionali a cui l'Italia ha aderito come Convenzione europea dei diritti dell'Uomo e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.
Pensare che debba essere una maggioranza a concedere diritti ad una minoranza è un errore di prospettiva che rischia di relegare i nostri diritti ad una semplice concomitanza storica.

Dobbiamo essere tutti consapevoli, invece, che quando si parla di diritto al matrimonio, di diritto all'adozione si parla di diritti umani, sui quali non sono ammissibili compromessi al ribasso.

Allora non si aspetta che i diritti vengano concessi. I Diritti si vanno a prendere nelle piazze e nei tribunali.

Se si comprende questo si capisce anche come la comunità lgbti sia già stata sufficientemente umiliata dai mercanteggiamenti della politica sui diritti che le dovrebbero essere riconosciuti in quanto essere umani.

Qui non si stratta di poter avere o meno uno strumento che consenta di legalizzare le unioni fra persone dello stesso sesso, si tratta di avere lo stesso strumento di cui dispongono le persone eterosessuali, con gli stessi diritti e gli stessi obblighi.

Solo in questo modo gay e lesbiche inizieranno a percepire se stessi come uguali a tutti gli altri e non persone "a statuto speciale".

Abbiamo lottato tanto, a livello personale e collettivo, contro quella che viene detta "omofobia interiorizzata" e non abbiamo bisogno di una legge che ribadisca una linea di demarcazione fra gli uguali e quelli meno uguali degli altri.

Le leggi danno un nome alle cose e nel dare un nome danno dignità.

Vedete, è la stessa cosa che succede quando qualcuno ti rivolge la parola: se questo qualcuno non si ricorda il tuo nome ci rimani male ma se storpia il tuo nome o ti chiama con un nomignolo ti ritieni offeso.

La stessa cosa succede con le leggi che riconoscono diritti di uguaglianza: fintantoché non esistono si può sperare che si tratti di un ritardo nell'applicazione di principi fondamentali, ma quando vengono approvate devono proprio riconoscerla tutta l'uguaglianza, altrimenti da strumenti di libertà diventano esse stesse strumento di discriminazione.

Ed è per questo motivo che esistono le corti costituzionali, per sottrarre l'applicazione dei principi fondamentali dallo strapotere e dalle storture delle maggioranze.

Ed è per questo motivo che esiste Rete Lenford, perché ci possa essere qualcuno che si prenda la briga di andare davanti ad un giudice a chiedere che rispetti quei principi fondamentali in cui crediamo, disapplicando le norme ingiuste e chiedendo ai giudici delle corti internazionali di applicare quei principi che il nostro Parlamento ignora.

Se la Corte Costituzionale non si fosse espressa già tre volte rimproverando il Parlamento di rimanere inoperoso di fronte alla richiesta di tutela di gay e lesbiche, credete che saremmo qui dove siamo ora, a parlare di una legge che forse verrà approvata?

Qualunque legge venga approvata, se verrà approvata, sarà solo il primo passo, di cui gay e lesbiche non devono ringraziare nessuno, verso la vera e sostanziale parità dei diritti.

Molto si è discusso in questi giorni sulla stepchild adoption e del suo stralcio dal disegno di legge in discussione in Parlamento.

Come tecnici del diritto dobbiamo dire che, fortunatamente, i tribunali per i minorenni di questo paese si stanno orientando da tempo a riconoscere l'adozione non legittimante del figlio del partner in una coppia formata da persone delle stesso sesso ma lo devono fare interpretando in modo estensivo la legge sulle adozioni che, naturalmente, non parla di coppie formate da persone dello stesso sesso.

E badate bene: la capacità genitoriale non è solo fonte di diritti, anzi è fonte soprattutto di obblighi.

Ma è sul fronte della capacità ad obbligarsi che si misura la pari dignità ed uguaglianza delle persone omosessuali.

Se il riconoscimento degli stessi diritti conferisce libertà, il conferimento degli stessi obblighi conferisce dignità alle persone omosessuali perché significa che viene attestata la loro affidabilità, vuol dire che viene riposta fiducia nella capacità di gay e lesbiche di trasmettere quei valori che portano alla crescita della società tutta.

Perché i figli, come si sa, non appartengono ai genitori ma alla società.

La stessa cosa si potrebbe dire per l'obbligo di fedeltà che non è solo un obbligo di essere fedele a letto ma soprattutto l'obbligo di rispetto per il partner: averlo tolto dalla normativa in approvazione non è un vantaggio ma una dimostrazione di discredito.

Se verrà approvata la legge attualmente in discussione si apre per tutto il movimento una fase nuova di lotta, costituita, prima di tutto dal controllo sul corretto esercizio della funzione regolamentare da parte dei Ministeri: ricordiamo che molti aspetti non secondari della disciplina sono demandati a decreti legislativi che verranno emanati.

Secondariamente dovremo vigilare perché nell'applicazione della legge non vengano traditi i principi di uguaglianza che si vorrebbero tradotti nella legge stessa.

Ma soprattutto dobbiamo accettare questa legge come acconto di avere ben più grande costituito dall'effettiva parità nominale e sostanziale.

Concludo con le parole della Sentenza della Corte Federale americana che abbiamo letto qualche mese fa e che vi riporto perché sono, nella loro concretezza, l'espressione di quello che ci si aspetta dalla giustizia, quando decide di stare dalla parte delle minoranze.

Diceva la corte: "La dinamica del nostro sistema costituzionale è che gli individui non devono aspettare l'azione del legislatore prima di far valere un diritto fondamentale. Le corti di questa Nazione sono aperte agli individui pregiudicati nei loro diritti, che vengono a loro per difendere il proprio, diretto e personale, interesse nella nostra Carta fondamentale. Un individuo può invocare la protezione costituzionale di un diritto quando è leso, anche se il più vasto pubblico è contrario e anche se il Parlamento rifiuta di agire".