gpaIeri sera ho letto un commento, che ritenevo ingiurioso, scritto, sulla propria bacheca, da un amico, in relazione alla recente paternità di Nichi Vendola. Non m'ero occupato, sino ad allora, di leggere i pareri espressi, sul punto, dagli utenti di FB. E per fortuna!

Il commento dell'amico, da me ritenuto ingiurioso, è, francamente, fra quelli meno volgari che leggo da stamattina; aveva, quantomeno, il pregio di tentar d'essere spiritoso. In verità non riuscendovi. L'amico è stato notiziato e, essendo persona intelligente, s'è scusato. Non nutro simpatie né personali (non lo conosco) né politiche nei confronti di Vendola. Mi sono chiesto, però, quale sia stato il motivo scatenante di tanta violenza verbale. La gestazione per altri non è una novità degli ultimi mesi. E' una tecnica di procreazione assistita, vietata in Italia ma ammessa in altri ordinamenti, alla quale fanno ed hanno fatto ricorso, sino ad oggi, centinaia di coppie sterili. La giurisprudenza ha dovuto più volte affrontare la questione. Le vicende portate all'attenzione dei magistrati hanno riguardato sempre coppie eterosessuali che, dopo aver fatto ricorso alla gestazione per altri all'estero, tornavano in Italia dichiarando che il bambino fosse figlio, sic et sempliciter, della coppia e così commettendo il reato di alterazione di stato. Le decisioni più recenti, peraltro, si vanno uniformando nel senso di non ritenere sussistente la condotta illecita laddove il certificato indicante la maternità della non partoriente sia stato validamente formato nel paese di origine. Perché allora tanto accanimento solo ora e solo nei confronti di Vendola? Temo che la risposta sia piuttosto evidente e sotto gli occhi di tutti: perché, in questo caso, a ricorrere alla gestazione per altri non è stata una coppia eterosessuale ma omosessuale. Una coppia fatta da due uomini che hanno avuto l'ardire di mettere al mondo un figlio privandolo, s'accusa, da subito, della figura materna, e, si dice, sottraendolo alla madre. Il "commercio" fino ad oggi tollerato in virtù del fatto che fosse, comunque, salvaguardata l'idea tradizionale di famiglia fondata sul binarismo sessuale diviene "turpe" quando a ricorrervi sia una coppia costituita da genitori dello stesso sesso; uno dei quali, poi, di età non giovanissima. La contestazione ulteriore è, anche, quella, francamente risibile, che il desiderio di genitorialità della coppia in questione avrebbe potuto essere conseguito attraverso l'adozione. Ecco un paio di precisazione che forse qualcuno di voi non sa. Procediamo a ritroso. L'adozione per le coppie omosessuali e per i single non è ammessa. Punto. Quanto all'età di uno dei padri (argomentazione che se applicata a me stesso condividerei ma non vedo perché visto che io non lo farei non lo possa fare qualcun altro) mi pare, assolutamente, pretestuosa. Dopo i peana "massmediatici" che ci siamo dovuti sorbire sulla genitorialità maschile in età non proprio verdissima quando ha riguardato persone eterosessuali (Berlusconi, per dirla, è diventato padre abbondantemente dopo i cinquanta), il crucifige nei confronti di Vendola, che ha 57 anni e non 90, mi pare assolutamente fuori luogo. Senza tener conto che il bimbo è biologicamente del compagno che è molto più giovane di lui. La maternità surrogata per le coppie omosessuali, inoltre, non è consentita, a differenza di quella per le coppie eterosessuali, nei paesi ove tale pratica si presta allo sfruttamento di donne dei ceti disagiati. Penso alle nazioni dell'est Europa come Russia ed Ucraina o al sud del mondo come l'India. Le coppie same sex possono accedere alla GPA, se straniere, in California o in Canada. Peraltro in quest'ultima nazione la pratica è ammessa solo se prestata senza compenso. In California, invece, dove è contemplato il pagamento della gestante vi sono rigidissimi protocolli per la scelta della donna portatrice che deve essere economicamente autosufficiente, avere una propria famiglia che la sostiene nel percorso e deve avere altri figli propri. Trovata la donna gestante con queste caratteristiche si ricorre alla fecondazione eterologa impiantando un ovulo di una donatrice, diversa, dalla portatrice, fecondato con il seme del padre biologico che poi riconoscerà il bambino. La gestante, quindi, non é madre ma é portatrice di un figlio che non é suo. Lo fa per libera scelta; foss'anche dettata da motivi economici, ma non per costrizione. Alla base delle scomposte reazioni di chi s'oppone, di principio, alla pratica della GPA v'è, in effetti, l'incapacità di comprendere che queste persone non sono madri. In questo, a mio modo di vedere, peccano anche le femministe. La maternità è un'altra cosa; implica la scelta del concepimento, la volontarietà dell'atto inteso come desiderio di raggiungere l'obiettivo di diventare madre per sé e non per altri. In buona sostanza la vera genitorialità consiste nell'afflato che spinge le coppie sterili a ricorrere all'aiuto di chi madre o padre non vuole divenire ma che si presta a costituire il mezzo attraverso il quale consentire di soddisfare il desiderio altrui. Ricordiamoci, poi, che la genitorialità non rappresenta un desiderio egoistico ma una necessità insita nella natura umana. Non tutti l'hanno ma non vedo perché, se io non ho desiderio di paternità, non debba averlo qualcun altro. Non si può pensare che possano esistere donne che non condividono l'idea, un po' religiosa, della sacralità della gestazione tout court ed auto-determinandosi possano scegliere di portare in grembo un figlio che non è loro? Fossi donna, probabilmente, non lo farei portandomi appresso un concetto, culturalmente primordiale, di maternità cristiana, inscindibile e sacra, ma non mi permetterei mai di impedire ad altri di fare ciò che io non farei sulla base di una convinzione che è mia. Allo stesso modo, però, confesso che, se fossi spinto dal desiderio di paternità, farei ricorso alla GPA qualora incontrassi una persona la quale, pensandola diversamente da me, accettasse, liberamente, di condurre una gravidanza per altri non sentendosi Ella madre nell'accezione, culturalmente cristiana, del termine. Il punto di vista del figlio, infine. Che è il più importante. Si dice che la GPA praticata da una coppia omosessuale maschile priverebbe il bambino della mamma. Non è vero. Il bambino non viene strappato alla mamma semplicemente perché la mamma non l'ha. Come si può togliere a qualcuno qualcosa che non ha mai avuto? Il bambino viene, semmai, privato della figura materna intesa come figura genitoriale femminile. Avrà comunque due genitori. Dello stesso sesso ma due genitori. Siamo proprio così sicuri che le figure paterna e materna siano necessarie per una crescita serena? Il mondo è pieno di gente cresciuta senza il papà o senza la mamma a causa dei più svariati accidenti. Gli studi scientifici seri, pubblicati, ad oggi, ci dicono che non è, assolutamente, rilevante, per il benessere dei figli, l'orientamento sessuale dei genitori. Quelli seri, ho detto. Per favore non citatemi le ricerche farlocche di Regnerus che è stato costretto a smentirsi di lì a due mesi dalle sue pubblicazioni. Certo se vengono esaminati i figli di persone omosessuali nati da precedenti relazioni eterosessuali che magari si sono infrante, fra mille recriminazioni, proprio all'atto della scoperta, da parte di uno dei coniugi, del proprio orientamento sessuale, i risultati saranno facilmente immaginabili. Qui si parla di bambini nati all'interno di coppie omosessuali, risolte e che vivono, serenamente il proprio orientamento sessuale, alla luce del sole, che potranno avere anche dei problemi ma che saranno gli stessi delle coppie omologhe eterosessuali. Per la crescita sana di un bambino, in realtà, bastano dei genitori che lo amino e che si occupino di lui. Davvero il binarismo sessuale è da considerarsi, a prescindere, come in effetti é oggi, una patente di buoni genitori?
Suvvia nessuno lo può realmente pensare.
Detto questo il confronto è aperto. Nessuno può avere la verità in tasca. Ma che sia un confronto serio e non basato su ignobili ed irrispettose ingiurie che qualificano solamente chi le profferisce.

di Stefano CHINOTTI, membro della Segreteria del Comitato Scientifico di Rete Lenford