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La Corte europea dei diritti umani ha condannato oggi l’Italia per il mancato riconoscimento dei diritti fondamentali delle coppie dello stesso sesso (caso Oliari e altri c. Italia).

Le coppie che si sono rivolte alla CEDU avevano ricevuto in Italia il rifiuto di accedere al matrimonio.

Nella sentenza la Corte ritiene che allo stato attuale della legislazione dei 47 Paesi che fanno parte del Consiglio d’Europa, l’Italia abbia l’obbligo di legiferare introducendo un istituto che garantisca loro e alle altre coppie dello stesso sesso la protezione della vita familiare, sancito dall’articolo 8 della Convenzione.

 

La CEDU afferma che le coppie dello stesso sesso hanno un diritto fondamentale ad essere riconosciute e garantite, in un tutt’uno inscindibile, perché tale relazione caratterizza l’esistenza e l’identità degli individui che compongono la coppia.  Esattamente come già affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza 138 del 2010, in attuazione dell’articolo 2 della Costituzione.

 

La CEDU non ritiene di poter garantire l’accesso al matrimonio alle coppie dello stesso sesso in quanto lo strumento convenzionale, a differenza della Costituzione nazionale, ha meccanismi di funzionamento peculiari e l’estensione del matrimonio – quale diritto fondamentale - in senso egualitario richiederebbe che un numero maggiore di Stati del Consiglio d’Europa avesse già esteso loro il matrimonio. Attualmente questi stati sono 11 su 47.

Tuttavia, la stessa CEDU già nel 2010 (sentenza Shalk and Kopf) aveva stabilito che l’articolo 12 della Convenzione, che tutela il matrimonio, include anche la protezione del matrimonio contratto tra persone dello stesso sesso.

 

Siamo soddisfatti della decisione della CEDU che si pone nel solco delle decisioni delle corti italiane, ma sulla sua scorta chiediamo che il legislatore assuma l’impegno determinato e immediato a proseguire l’iter legislativo avviato in Senato il 2 luglio 2013 (A.S. 15 e abbinati) in materia di matrimoni tra persone dello stesso sesso.

 

Non è più il momento di continuare sulla strada sbagliata delle unioni civili e di perdersi in disquisizioni speciose volte a precisare che si tratta di un “istituto originario”, all’unico scopo di negare l’identità di contenuti e garanzie del diritto alla vita familiare delle coppie eterosessuali e omosessuali, creando una differenza di valore tra le prime e le seconde e, in definitiva, ledendo la dignità sociale delle relazioni familiari delle persone omosessuali.

 

Facciamo appello al Governo, ma soprattutto sollecitiamo tutte le forze in Parlamento – partendo dal PD, dal Movimento 5 Stelle, da SEL e da tutti i gruppi e i parlamentari che sostengono la nostra battaglia – perché rompano ogni indugio e garantiscano attraverso il matrimonio civile l’uguaglianza e la pari dignità di ogni famiglia. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non riduce i diritti di altri, ma porta vantaggio a tutto il Paese, alla sua civiltà, alla sua felicità e alla sua prosperità.