polizia2L'agente di Pubblica Sicurezza che era stato sospeso dal servizio perché apparso su un social network in abiti femminili aveva ottenuto da Consiglio di Stato l'annullamento del provvedimento disciplinare di sospensiojne dal servizio con sentenza n.848/2014.

Ora il TAR della Lombardia ha condannato il il Ministero dell'Interno, suo datore di lavoro, a risarcire "il danno non patrimoniale arrecato alla libertà di espressione, intesa come libera esplicazione della propria vita sessuale (riconosciuta come condizione dell'uomo degna di tutela in conformità con il disposto di cui agli artt. 2 e 3 della Costituzione, in quanto riguardante l'identità della persona e il diritto alla realizzazione della propria personalità".

Il procedimento è stato patrocinato dalla socia di Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford avv. Stefania Santilli.