Corte-di-giustizia-UEEra il 2013 quando Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford agì in giudizio contro un noto Collega avvocato, che nel corso di una trasmissione radiofonica aveva dichiarato che mai avrebbe assunto persone omosessuali nel suo studio. Tanto il Tribunale di Bergamo, tanto la Corte d'Appello di Brescia hanno riconosciuto che tali dichiarazioni avevano violato la Direttiva europea e la legge italiana di attuazione, che vietano la discriminazione per orientamento sessuale in materia di lavoro.

La Cassazione, a cui il soccombente ha presentato ricorso, con ordinanza depositata il 20.07.2018, ha sospeso il procedimento, ritenendo pregiudiziale l'interpretazione del diritto dell'Unione europea da parte della Corte di giustizia. Il rinvio riguarda due punti: 1) se Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford, in quanto associazione di avvocate, avvocati e praticanti, possa essere considerato ente rappresentativo di interessi collettivi, tale che sia abilitata ad agire in giudizio per vedere tutelati tali interessi; 2) se possa ritenersi sussistente la violazione della direttiva in materia di parità di trattamento in materia di lavoro, quando le dichiarazioni non facciano riferimento ad una procedura di assunzione effettivamente esistente. Infatti, nel caso per cui è causa, il Collega aveva dichiarato che mai avrebbe assunto persone omosessuali, ma non aveva in corso una procedura di assunzione.

Le due questioni pregiudiziali sono di particolare rilevanza e consentiranno alla Corte di Giustizia di pronunciarsi per la seconda volta in assoluto, in diciotto anni, sulla direttiva 78/2000 con riferimento all'orientamento sessuale. Il primo caso, Asociatia Acept, era stato portato avanti da un'associazione LGBTI rumena, che contestava la politica assunzionale di giocatori, da parte di una squadra di calcio, tesa ad escludere giocatori omosessuali.

Data l'importanza che il caso italiano adesso assume a livello europeo, Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford si costituirà nel giudizio avanti la Corte di Giustizia per sostenere ancora una volta le ragioni delle persone omosessuali che si vedono discriminate o minacciate nei loro diritti di accesso al mondo del lavoro.